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martedì 30 Novembre 2021

Venezia si spopola: contatore ormai a 50mila residenti

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Lentamente, i veneziani sono costretti a lasciare la loro città.
L’agonia silenziosa degli esiliati in terraferma, inesorabile come una malasorte, è registrata fin dal 2008 su iniziativa di Venessia.com, dalla Farmacia Morelli in campo San Bartolomeo che ha posto in vetrina un contatore luminoso che segna il declino della residenzialità veneziana.
Un risicato 50.580 residenti scoraggia anche i più ottimisti e mette in luce, oltre alle carenze delle politiche abitative, gli altri elementi di una complessa situazione che impedisce una vivibilità possibile ai residenti, fino a indurli a non resistere e a cedere, quando tutto diventa insostenibile.

Da gennaio 2021, a oggi, Venezia ha perso ancora 720 abitanti e nonostante le raccomandazioni dell’Unesco, la città sembra ‘smarrire’, giorno dopo giorno, quelli che ‘sarebbero’ i residenti che vorrebbero tenerla in vita e che non ce la fanno più a sostenere le quotidiane difficoltà.

Molti, rilevati, triti e ritriti, gli elementi che inducono alla ‘resa’ che sono di carattere economico, sociale, turistico, il carovita, il calo delle nascite, insieme a quasi due anni di pandemia che hanno forzatamente mutato, soprattutto nei mesi più critici la condizione delle famiglie e del mondo del lavoro.

A che cosa e a chi si deve attribuire lo sconcerto di tanta espropriazione? E come rimediare?

“Sono necessarie politiche mirate sulla casa, sul lavoro e sui servizi e creare le condizioni da soddisfare affinché i giovani possano rimanere a Venezia, invece di doverla abbandonare” si dice da parte delle associazioni.
Cittadini, urbanisti e studiosi concordano sull’esigenza di un cambiamento di rotta.
Fra loro anche l’archeologo e storico Salvatore Settis, che sostiene come non si possa prescindere anzitutto dal riconoscimento del diritto a vivere la città da parte di chi la abita, si riferisce soprattutto agli anziani e agli studenti, per i quali andrebbero pensate delle soluzioni abitative a costi accessibili.

E già in un’intervista concessa a La Repubblica, ha dichiarato:


“Bisogna capire che Venezia non è fatta solo di monumenti da visitare ma di cittadini che ci abitano e che ci trovano lavoro. Oggi il diluvio dei bed & breakfast e delle seconde case ha ridotto Venezia a una specie di guscio vuoto. Venezia perde due abitanti il giorno, mille abitanti l’anno. I giovani scappano in terraferma per i costi proibitivi delle abitazioni, così pure i meno abbienti. Coi tornelli non si risolvono queste problematiche, che sono le vere priorità per Venezia. Certo, l’afflusso dei turisti va gestito ma è un tema minore rispetto alla priorità assoluta di non disperdere Venezia”.

“Insomma, come le altre città storiche, sta perdendo la sua anima: esodo dei residenti, monocultura del turismo, perdita della commistione delle funzioni, speculazioni immobiliari, navi grattacielo, alterazione dei secolari equilibri fra città e laguna”.
Quello di Salvatore Settis, non è l’ennesimo allarme su Venezia, ma un invito a considerare in modo diverso i nostri spazi: la città, ci fa notare, è una “macchina per pensare”.

I veneziani che vanno a vivere in terraferma, non incrementano però la popolazione di Mestre, anch’essa in perdita di abitanti (Mestre e Carpenedo tra il 2019 e 2020, – 1,5%): resistono Chirignago e Marghera, mentre anche la Venezia insulare scende a – 1,8% .

Il costo degli affitti a Mestre è molto aumentato in questi anni, tanto che si preferiscono zone limitrofe, come Carpenedo, Cipressina, Chirignago.

Ora ritornano minacciosi i numeri rossi della Farmacia Morelli, che evidentemente non preoccupano abbastanza, o non sono sufficienti a render conto che se non si porrà rimedio, Venezia vivrà senza i suoi residenti, i negozi chiuderanno, i giovani scapperanno altrove e i vecchi se andranno a morire in qualche residenza per anziani.

Copyright 2021: www.lavocedivenezia.it .
Tutti i diritti sono riservati.
Duplicazione vietata. Condivisione consentita.

Andreina Corso
Cittadina 'storica' di Venezia, si occupa della città e della sua cronaca. Cura gli approfondimenti, è giornalista, insegnante, autrice letteraria, poetessa.

7 persone hanno commentato. La discussione è aperta...

  1. Cari, mentre io vivo a Perugia. Visito Venisse spesso, vado la prossima volta fra 3 settimani per qualche giorno e ancora in dicembre per 12 notti.

    My dream 24/7 is Venice .
    Un appartamento a San Marco o Dorsoduro = nirvana

  2. Quando vado a Venezia, vado nei quartieri meno turistici perché mi piace vedere gli abitanti. Venezia non è Walt Disney: non è un set cinematografico. Si deve rispettare questa città e le sue abitanti. Forse potrei diventare sindaco? :-)

  3. Salve Eric, uno dei motivi glielo posso dire io per esperienza diretta.
    A marzo dovrò lasciare la casa dove sono nata e abito da 60 anni per sfratto.
    Quando il proprietario è deceduto l’agenzia immobiliare truffaldina incaricata dal figlio (residente altrove) ha contattato un’agenzia che gestisce altri appartamenti per turisti che sono arrivati pagando in contanti .
    Noi come inquilini sempre in regola con affitti e manutenzioni non siamo riusciti a fare nulla.
    Non esiste più il diritto di prelazione, ecco uno dei problemi, forse il più grosso.
    Dopo una vita butterò via tutte le mie cose e andrò a Torino ospitata da una sorella.
    Ho parlato con il mondo , non interessa a nessuno.
    Saluti

  4. Sono canadese e sono andato due volte in Venezia. Mi piace molto questa città, e se fosse possibile, vorrei andarci per lavorare “a distanza” qualche mese all’anno. Durante l’anno scorso, ogni giorno, ho guardato webcams in Venezia (ho visto Piazza San Marco e i canali svuoti, poi ho visto le riprese di “Mission Impossibile”, poi la gente che cominciava da venire di nuovo in Venezia, e recentamente i neolaureati sulla Piazza San Marco). Sono triste ogni volta che leggo storie di negozi che chiudano e cittadini che andano via. Penso che la prima cosa da fare è chiedere ai cittadini perché se ne sono andati via. Forse pensate che conoscete tutte le ragioni ma forse potete imparare molte cose se chiederete ai cittadini. Penso che i lavori a distanza possono essere una possibilità per avere nuovi cittadini in Venezia (ma è anche importante che rimangono i cittadini originali). Scusi il mio italiano; sto imparando.

    • gentile Eric, grazie per l’interessamento.
      Il principale motivo per cui i veneziani se ne vanno e’ che sono costretti ad andare via perché hanno avuto lo sfratto (fine del contratto di affitto) e a Venezia altre case in affitto per i residenti non si trovano o sono a 1200 euro al mese di affitto…
      Per comprarne una il costo è di circa 5.000 euro a metro quadrato, salvo poi anche doverla restaurare…
      Ci sono molte case vuote non assegnate di proprietà del Comune e della Regione (circa 250!!!) che non provvedono a restaurarle ed assegnarle.
      La politica per la casa a Venezia è praticamente inesistente.
      La recente Legge Regionale 39/2017 ha inoltre creato ulteriori difficoltà anche per avere una casa pubblica: bisogna essere praticamente molto poveri (indicatore ISEE a 20.000 euro), e a Venezia le case pubblica sono rimaste l’ultima possibilità per restare a Venezia a chi non ha almeno 350 mila euro per comprarne una…
      Senza abitanti Venezia non è più Venezia, ma qui vogliono solo turisti, e il Comune non lo vedo fare nulla da anni per invertire questo esodo.
      E’ paradossale che persino l’UNESCO abbia dichiarato che Venezia non è più più a rischio… solo perchè non passano più le navi a San Marco (ma ne vengono di più tra Marittima e Marghera attraverso il Canale dei Petroli!
      Se non ci sono pressioni dall’estero per creare abitazioni per i residenti, purtroppo Venezia farà una brutta fine…

      Cordiali saluti.
      Prof. Fabio Mozzatto – Veneziano

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