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sabato 27 Novembre 2021

Paura dei trattamenti al viso. Lettera di un’estetista

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Gentile Direttore,
scrivo questa lettera nella speranza di riuscire a sollevare una qualche riflessione nelle istituzioni, e non solo locali. Quanto sto per scrivere è una situazione conosciuta e rischiosa, risaputa non solo nel settore, ma pare che tutti restino in silenzio per timore di ulteriori chiusure.
Sono un’estetista, amo il mio lavoro e mi ritengo fortunata in questo periodo ad averne ancora uno, visto quello che sta accadendo al Paese. Mi ritengo una privilegiata ad andare ancora a lavorare al mattino, questo finché eravamo in zona arancione. E’ un mestiere per cui ho frequentato una scuola professionale, con uno stipendio che per carità non supera mai i 1.200 euro al mese ma che è pur sempre un’entrata. Le estetiste infatti sono inquadrate nel settore dell’artigianato, non certo tra quelli meglio remunerati ma, come dicevo, è pur sempre un’entrata e oggi più di qualsiasi altro periodo mi sento felice di averla ancora. La nostra Costituzione garantisce il diritto al lavoro ma oggi l’emergenza coronavirus ha stravolto anche questo ed è proprio a causa dell’emergenza sanitaria che, mi sento di dire, il nostro mestiere per certi versi è il più esposto e rischioso di tanti altri.
Mi spiego meglio.

Con la zona rossa tutti i centri estetici hanno chiuso, ma poi con il ritorno del Veneto in zona arancione si riaprirà e c’è un aspetto del nostro mestiere che mi preoccupa e, non mi vergogno a dirlo, spaventa.
Ricorderà che nel periodo invernale, sempre in zona arancione, i centri estetici lavoravano se pur nelle misure anticovid. E proprio qui sta il punto. Perché per alcune attività, per alcuni servizi che offriamo, che tutti i centri estetici offrono, le precauzioni non esistono, semplicemente non possono esserci.
Mi riferisco a tutti i trattamenti viso, quelli per cui la cliente è necessariamente senza la mascherina e la distanza tra chi lavora e chi riceve il servizio è ovviamente minima. Senza contare che le stanze in cui si lavora nei centri estetici sono solitamente di piccole dimensioni, cabine di un paio di metri al massino, dove non è possibile tenere la finestra aperta per non far prendere freddo ai clienti (soprattutto se questi devono anche togliersi degli indumenti per cerette o massaggi).
Dicevo, se per trattamenti come manicure e pedicure sia l’estetista che la cliente indossano la mascherina (e c’è un minimo distanziamento sociale) questo non avviene, ad esempio, durante una pulizia del viso. La cliente è a viso scoperto e per noi è impossibile lavorare con le maschere schermate come facciamo durante la manicure, perché la visuale del viso e delle sue imperfezioni con quel tipo di dispositivo di protezione non è ottimale, così dobbiamo affidarci solo alla Ffp2. Da sottolineare inoltre che in media un trattamento viso non dura quasi mai meno di mezz’ora e una pulizia viso, in media, un’ora.

Quindi, se le disposizioni sanitarie prevedono che per essere a rischio contagio si deve essere entrati a contatto con una persona positiva al Covid a meno di 2 metri di distanza per almeno 15 minuti, noi ogni giorno rischiamo la positività con i trattamenti viso dove l’unica protezione è la mascherina, che però viene indossata solo da noi in un ambiente chiuso e solitamente ristretto. Sappiamo ancora poco di questo virus e delle sue mutazioni, ma quello che conosciamo è la sua viralità, sappiamo che viaggia ad una veloce diffusione di contagio, che ora più che mai dobbiamo riuscire a contenere.
Gentile Direttore, ora che il Veneto va verso la zona arancione io e molte mie colleghe abbiamo paura: non vogliamo smettere di lavorare, non vogliamo stare a casa e non vogliamo esser etichettate come quelle che si lamentano di poter lavorare, ma per logica e ovvio buon senso alcuni trattamenti, come appunto quelli citati per il viso, dovrebbero essere vietati, e da tempo. Invece non è così, tutto è lasciato al buon senso del singolo cliente e come ho potuto vedere in questi mesi di zona arancione appena trascorsi, il buon senso non esiste. Anzi, le dirò di più, a causa dell’obbligo di indossare le mascherine, questi trattamenti sono aumentati: molte clienti che avevano problemi alla pelle hanno notato un peggioramento con i dispositivi di protezione e i trattamenti viso vengono richiesti ancora di più, quando, a mio modesto parere, in alcuni casi e soprattutto in un momento sanitario delicato come questo sarebbe più opportuno rivolgersi ad un dermatologo piuttosto che prenotare una pulizia del viso dall’estetista.

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Non entro nel merito delle chiusure delle scuole e delle altre attività, ma ritengo che un trattamento estetico non si possa ritenere un servizio essenziale e che il nostro lavoro sia molto più rischioso di altre situazioni che sono state vietate. Eppure in zona arancione siamo aperti e le pulizie viso vanno alla grande, pur con il rischio di essere veicolo per la diffusione del virus.
Sono una persona che rispetta tutte le misure anticovid, mi igienizzo e lavo spesso le mani, arieggio quando possibile e la mia mascherina è sempre indossata correttamente, coprendo naso e bocca. Ma come in tutti i mestieri e settori, non tutti lavorano con lo stesso rigore e rispetto delle regole.
Non nascondo di avere paura, perché ogni giorno posso trovarmi a fare un trattamento viso ad una cliente per poi scoprire successivamente che era asintomatica e quindi rischiare di ammalarmi e far ammalare la mia famiglia, ma anche semplicemente di esser messa in quarantena. E prima di scoprirlo, nel frattempo, di aver svolto altri trattamenti ad altre clienti che potrebbero poi a loro volta aver portato a spasso il virus.
Spero che l’Italia e l’Europa, il mondo intero, possa al più presto superare questa emergenza sanitaria e spero che
questa mia lettera possa far riflettere chi di dovere, auspicando in misure e restrizioni ragionate e mirate, nella possibilità di lavorare in sicurezza e svolgere servizi in cui è garantito quantomeno il minimo distanziamento e la presenza dei dispositivi di protezione.

Un’estetista molto preoccupata

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