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martedì 27 Luglio 2021

Morte della donna dimessa a piedi dal pronto soccorso, partite le indagini

HomeOspedale Civile VeneziaMorte della donna dimessa a piedi dal pronto soccorso, partite le indagini

Ci saranno minuziose indagini conseguentemente al decesso di Fabiana Carone, la povera donna di 52 anni morta dopo aver fatto rientro al proprio domicilio dopo esser stata dimessa dal pronto soccorso dell’Ospedale Civile di Venezia.
Fabiana, tra le altre cose, era stata lasciata uscire dall’ospedale – non ritenendo che vi fossero motivi per tenerla ricoverata – a piedi, con addosso le poche cose che aveva nel momento in cui è stata soccorsa dall’ambulanza quando era avvenuto il primo svenimento nella stanza da bagno mentre faceva la doccia.
La donna così, dopo le visite al pronto soccorso, con una temperatura sotto lo zero, aveva dovuto andare a piedi a San Zaccaria, prendere un mezzo per Santa Maria Elisabetta, e qui prendere un autobus di linea, arrivando al proprio domicilio dopo le 3 di notte.
I familiari di Fabiana Carone hanno presentato un esposto

al comando dei carabinieri di San Zaccaria a firma dell’avvocato Davide Cazzolato Fabi in cui viene chiesto di accertare se vi possa essere correlazione tra la dimissione avvenuta all’1.30 di notte e il decesso sopraggiunto poche ore dopo.
Inutile dire che la tragedia occorsa alla povera Fabiana Carone ha riportato nella mente di molti il caso della ragazza di Cannaregio di 25 anni morta dopo che nelle visite al pronto soccorso del Civile di Venezia non venne trovato nulla per trattenerla ricoverata in ottobre del 2019.
L’Ulss per la conclusione di quella controversia legale ha scelto di sborsare un bel po’ di denaro, ma il fatto non è certo cancellato nelle menti di tutti e, soprattutto, non ha potuto restituire Miriam alla famiglia distrutta da quella tragedia. “Senza contare che – si può leggere tra i commenti – nell’immediato anche quella volta l’Ulss aveva dichiarato che erano stati rispettati tutti i protocolli e seguite tutte le procedure”.
L’indagine di oggi, secondo quanto appreso,

è partita immediatamente e oltre a tutta la documentazione sanitaria acquisita metterà sotto la lente d’ingrandimento l’operato dei sanitari che hanno avuto in cura Fabiana Carone quella notte.
Sostanzialmente, in parole povere, due i fatti su cui verrà fatta luce:
se Fabiana possa essere stata lasciata andare via con qualche problema clinico non rilevato, e se è stato giusto farla andare a casa a notte inoltrata con quel freddo e se magari ciò possa aver influito nel decesso.
Il fascicolo al momento è intestato ad “ignoti” ma già informazioni preziosi potranno arrivare dagli esiti dell’autopsia svolta sul corpo della povera 52enne.

Oggi, intanto, si è tenuta un’assemblea pubblica sulla vicenda indetta dal “Movimento per la difesa della sanità pubblica veneziana” in cui è stata redatta una lettera indirizzata, tra gli altri, al direttore generale dell’Ulss 3 Serenissima e al presidente della Regione Veneto.
Il testo:

Oggetto: proposte per dimissioni “protette” dal Pronto Soccorso dell’ospedale Civile di Venezia durante l’orario notturno.
Egregio Direttore Generale,
in seguito al drammatico episodio accaduto alla signora Fabiana Carone, abitante a Lido di Venezia,
dimessa durante la notte tra il 13 ed il 14 gennaio dal Pronto Soccorso dell’ospedale Civile di
Venezia e poi deceduta nel tardo pomeriggio del 14 gennaio nella propria abitazione,
vorremmo ricordare le difficoltà nell’utilizzo dei mezzi di trasporto nella Venezia anfibia
soprattutto per gli abitanti delle isole (Pellestrina, Lido, Sant’Erasmo, Burano e Murano) dovute alla
nebbia, all’acqua alta e alla diminuzione dei servizi di trasporto pubblici di fatto quasi assenti nelle
ore notturne.
Le difficoltà di raggiungere il Pronto Soccorso o il proprio domicilio all’atto delle
dimissioni sono oggi aumentate anche per effetto del coprifuoco dovuto alla pandemia.
Rammentiamo inoltre la presenza di un’alta percentuale di residenti ultrasessantacinquenni,




di cui circa la metà vive da sola e risulta spesso affetta da pluripatologie.
Ci permettiamo quindi di formulare alcune proposte per facilitare il ritorno al proprio
domicilio di persone che ricorrono al Pronto Soccorso e vengono dimesse in ore notturne:
– una convenzione tra AUlSS3, Comune e Società Taxi per avere tariffe agevolate di trasporto
sia per dimessi che per familiari/accompagnatori a partire dall’ 1 luglio 2021 dal momento
che fino al 30 giugno 2021 è in vigore il decreto Milleproroghe che riduce la tariffa per il
50% per persone con impedimenti fisici, con mobilità ridotta e con patologie;
– l’attivazione di una sala/area tipo OBI (Osservazione Breve Intensiva) per consentire la sosta
fino al mattino successivo per le persone dimesse che non possono far ritorno alla propria
abitazione in modo autosufficiente ed in condizioni di sicurezza;
– la pubblicizzazione diffusa tramite locandine affisse nei locali del Pronto Soccorso e con
volantini sulle possibilità offerte, sia per il trasporto che per la sosta, distribuiti all’atto delle
dimissioni.
Fiduciosi di un immediato intervento dell’Azienda che consenta di evitare il ripetersi di altre
situazioni drammatiche, si porgono distinti saluti.
Per il Movimento per la difesa della sanità pubblica
Salvatore Lihard

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  1. Anch’io sono stato rilasciato di notte dopo una fortissima slogatura alla caviglia che mi impediva di camminare: pensavo fosse rotta il che sarebbe stato meglio perché la convalescenza sarebbe stata uguale col piede ingessato invece che con un tutore. Risultato: mi hanno fatto pagare il costo dell ambulanza che mi aveva portato al pronto soccorso dell’ospedale perché il codice per loro era “bianco” (la slogatura con stiramento dei tendin8 viene giudicata così) seppure il medico avesse detto che non potevo e non dovevo camminare. Se volevo essere di nuovo riaccompagnato a casa con ambulanza avrei dovuto pagare altri 90€! Risultato: dopo aver pagato l’andata mi sono trascinato a muri e per terrà fino a casa saltando su una gamba sola. Grazie pronto soccorso veneziano che non capisce che la nostra città è diversa dalla terraferma (e grazie a chi non ha votato per la separazione di Venezia dalla terraferma)

  2. Mi aggiungo agli apprezzamenti fatti, alle buone idee proposte.
    Ma vorrei anche che venissero attenzionati anche gli operatori del pronto soccorso, medici ecc
    Visto che non è la prima volta che succede, e nn solo di notte, che nn “azzeccano “ la diagnosi.
    Grazie

  3. Egr. Sig. Lihard,
    Ho apprezzato la sua lettera/richiesta diretta al direttore generale ulss3 Sig. Dal Ben, tuttavia le anticipo che ha ben poche probabilità di ascolto dal momento che nello stesso ospedale il protocollo covid prevede l’ubicazione del reparto Covid all’interno del reparto geriatria. Gli anziani di Venezia centro storico disturbano con la loro presenza e, necessaria assistenza, il polo museale ubicato all’interno dell’ospedale (ex) civile, polo diretto dall’amico d’infanzia del Sig. Dal Ben, Sig. Mario Po’.

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