Ieri l’addio a Miriam. Intanto al Civile aumentano i ricoveri

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Miriam De Giovanni come morta colpa medici

Addio Miriam. C’è talmente tanta gente nella camera ardente che molti devono stare fuori. Gli amici ricordano la bellezza anche interiore della ragazza con messaggi e pensieri che sono poesie.

Solo parole d’amore, inneggianti verso l’eccellenza del sentimento, bello e puro com’era lei. Miriam.
Solo un piccolo riferimento alle origini della terribile tragedia che ha portato via una giovane di 25 anni e ai molti interrogativi che sono rimasti sospesi. Lo pronuncia il papà del fidanzato Filippo: “Ci si deve prendere 5 minuti in più – sottolinea l’uomo – per fare una diagnosi…”. Parole che confermano la volontà di avere risposte su quanto successo.

Augusto Palese e Niccolò Bullo sono gli avvocati che per questo hanno avuto incarico nei giorni scorsi dalla famiglia. Fare completa chiarezza sulle cause della morte e capire se i sanitari avrebbero potuto fare di più per scongiurare la tragedia. Ieri, intanto, dai legali sarebbe partita una prima richiesta di risarcimento per l’Ulss 3 Serenissima.

All’Ospedale Civile di Venezia, intanto, si può respirare, ancora a distanza di giorni, l’atmosfera del dramma. Ognuno cerca di dare la propria spiegazione per la tragedia in un clima di sommesso rispetto e dolore che non accenna a sfumare. E il clima forse interagisce anche sulle azioni pratiche.

Al Pronto Soccorso dell’Ospedale Civile di Venezia starebbero ricoverando tutti per sospetti analoghi. Un effetto dovuto alla tragedia che il personale (medici, infermieri, portantini, personale dei reparti), costretti in questi giorni ad un superlavoro, starebbe osservando.

Sono indiscrezioni (per averne una conferma occorrerebbe una rilevazione statistica per apprezzare le valutazioni del prima e del dopo) ma secondo le voci in questi giorni il personale medico, quello che decide sull’esito di un accesso in pronto soccorso, disporrebbe il ricovero per chiunque si presenti al pronto soccorso con sintomi in qualche modo riconducibili alla polmonite o alle patologie sospettate della disgrazia della settimana scorsa. E i ricoveri sarebbero aumentati così tanto da esaurire la disponibilità di posti letto, tanto che l’ospedale sarebbe ricorso agli “appoggi”.

L’ “appoggio” interdivisionale è una pratica per cui, in situazione di emergenza per mancanza di posti letto, una malattia viene ricoverata in un altro reparto, una divisione che con quella patologia non ha niente a che fare.

I ricoveri nei giorni successivi la disgrazia sarebbero aumentati così tanto da occupare tutti i posti letto disponibili, come ci raccontano, tanto che si sarebbe stabilito un nuovo record: un “appoggio” per mancanza posti letto in Sala Parto.
A memoria della persona con cui intratteniamo questa conversazione, sarebbe la prima volta che accade.

Se la notizia dovesse essere confermata si potrebbe forse parlare di un effetto psicologico che avvolge chi ha la responsabilità dell’esito degli accertamenti in pronto soccorso. Oppure, forse, si potrebbe ipotizzare un ‘ordine superiore’ per cautela massima in quanto il ripetersi di un episodio doloroso come quello appena avvenuto porterebbe un troppo grave detrimento all’immagine della struttura e dell’azienda stessa.

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