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Anora, il film che ha fatto incetta di premi

Accolto da una messe di premi (Palma d’oro a Cannes e tutti gli Oscar maggiori 2025) “Anora” sta rendendo popolare il nome del cineasta indipendente Sean Baker, che da tempo porta avanti un racconto sui marginali a cui capita al massimo di sfiorare il mondo del capitale senza raggiungerlo mai. Molti hanno individuato come fonte […]

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Accolto da una messe di premi (Palma d’oro a Cannes e tutti gli Oscar maggiori 2025) “Anora” sta rendendo popolare il nome del cineasta indipendente Sean Baker, che da tempo porta avanti un racconto sui marginali a cui capita al massimo di sfiorare il mondo del capitale senza raggiungerlo mai. Molti hanno individuato come fonte di partenza il “Pretty woman” di Gerry Marshall modificandone l’impianto da fiaba a lieto fine. Ma sarebbe davvero mortificante per l’autore definire “Anora” come remake del film che lanciò Julia Roberts.

“Anora” è un film totalmente bakeriano ma forse è anche la normalizzazione dei suoi topoi artistici. Eh sì, a mio parere con questo film e anche grazie alla messe di premi probabilmente siamo davanti a una pellicola (e il film è davvero girato in pellicola Kodak) a un Baker accettabile. Non che manchino efficaci punti di forza, come ad esempio vedere l protagonista senza trucco e parrucco tornare nella modesta casa, che divide con una sorella fannullona. Non che Baker non sappia rappresentare gli individui del nostro presente; anzi, pochi come lui sono così pertinenti nell’individuare i corpi esatti, le abitudini precise, gli atteggiamenti “filosofici” nella relazione verso il presente.

Anche qui come in “Un sogno chiamato Florida” il mondo dei sogni è dietro l’angolo e riguarda Disneyland. Ma ci sono modi di rappresentazione che fan pensare sia che Baker abbia difficoltà a superare il suo recinto poetico fatto di “ultimi”, sia che “Anora” in fondo sia una screwball comedy molto più tranquillizzante di ciò che appare a prima vista.

Naturalmente Baker, nel rappresentare questa pole dancer /sex worker che viene assoldata a intrattenere un giovane rampollo dell’oligarchia industriale russa a cui i soldi escono dalle orecchie, sa che dietro l’apparente serenità con cui la giovanissima protagonista accetta il suo mestiere nasconde un disagio sottaciuto. Sa perfettamente rappresentare la frenesia autenticamente giovane con cui i due protagonisti, ognuno con sogni diversi, si abbandonano alle loro scelte con gioia e amabile candore. Ma è a partire dall’ingresso della frattura nel sogno, cioè quando interviene la famiglia di Vanjia a riportare il ragazzino ai ranghi e al futuro di continuatore delle attività di famiglia, che il film non sorprende più di tanto e si fa anche in parte greve e prevedibile.

Siamo in piena screwball comedy, quella aggiornata alla Landis di “Tutto in una notte” o di “Fuori orario” di Scorsese. Ma, nonostante certe situazioni siano impagabilmente divertenti, Baker sembra non possedere quella mano leggera necessaria per condurre le avventure on the road di questa caccia al ragazzino. Che, ovviamente, si rivelerà un immaturo e viziato bamboccio succube di due genitori messi in scena in maniera piuttosto canonica. E, forse, forse nemmeno il finale, che non rivelo ma a cui lancio la sfida di scoprire chi non lo capisce già a un terzo di film, appare non così sorprendente e struggente come vorrebbe essere.

Resta comunque il linguaggio di un regista che, tutto sommato, ha un’idea precisa di cosa vuole e che conosce perfettamente l’universo in cui immerge le sue storie; forse già da un po’ col rischio dietro l’angolo di essere in una arcadia da cui potrebbe essere complicato uscirne. E forse “Anora” un po’ supporta questa mia idea. Per il resto mote cose funzionano, a partire dal cast, dove effettivamente Mikey Madison risulta perfetta ma anche il resto non scherza; funzionano bene le scelte estetiche di macchina, montaggio e di luci. E ci si diverte, sì; fino a un certo punto ma ci si diverte. Sul numero di premi si può invece discutere.

5 x 1000

ANORA

(2024, U.S.A.)

Regia: Sean Baker

Con Mikey Madison, Mark Ėjdel’štejn, Jurji Borisov

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Giovanni Natoli
Giovanni Natoli
Giornalista, critico cinematografico e musicista. Puntuale testimone della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Facebook
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