"Non vedo l'ora di fare una bomba per Venezia". Così parlavano gli arrestati

“Non vedo l’ora di giurare ad Allah. Se mi fanno fare il giuramento sono già pronto a morire”. Lo dice, in una conversazione intercettata dagli investigatori, uno dei tre cittadini kosovari arrestati oggi a Venezia. Il procuratore reggente Adelchi d’ippolito oggi in conferenza stampa ha anche riferito altri passaggi delle comunicazioni tra gli arrestati: “con Venezia guadagni subito il paradiso per quanti miscredenti ci sono, non vedo l’ora di fare una bomba”.

Un altro degli indagati, invece, definisce “un grande” un terrorista che in uno dei video di propaganda del Califfato prepara una bomba e la mette in uno zaino, per poi andare a farsi esplodere. Nei dialoghi, infine, gli indagati magnificano anche l’ultimo attentato compiuto a Londra.

Tutta l’indagine e l’attività di intelligence sulla cellula jihadista scoperta a Venezia è imperniata in abitazioni nel pieno centro della città lagunare, nella zona di San Marco, dove – ha spiegato il procuratore Adelchi d’Ippolito – gli arrestati incontravano simpatizzanti e pregavano. Inneggiavano all’Isis, parlando di ideologia rivoluzionaria, e ipotizzando una serie di attentati.

Per i tre arrestati c’è già il provvedimento del Gip, mentre a carico del minorenne c’è un’ordinanza della Procura della Repubblica per i minori ora attesa della convalida del giudice.

L’indagine è partita nel 2016 quando uno degli indagati è rientrato da un viaggio in Siria. Polizia e Carabinieri, è stato sottolineato nel corso della conferenza stampa in Procura, hanno svolto un’attività serrata, e grazie all’intuito della Digos e hanno passato sotto la lente d’ingrandimento non solo tutti i contatti fisici degli appartenenti alla cellula, ma soprattutto quelli telematici.

Ogni aspetto è stato seguito passo-passo dai reparti interforze, con il contributo determinante dei Gis e dei Nocs che, data l’alta percentuale di rischio, hanno portato ad arresti fulminei, chiusi in manciate di secondi.

Le persone indagate, ha spiegato ancora Adelchi d’Ippolito, erano solite guardare video con i tutorial dell’Isis sull’uso delle armi, tra questi ad esempio quello sull’uso più efficace dei coltelli, e si preparavano con esercizio fisico paramilitare. Tra le ‘materie’ studiate e simulate anche la fabbricazione di bombe.

I tre kosovari arrestati sono Fisnik Bekaj, Dake Haziraj e Arjan Babaj. Il gruppo, hanno spiegato gli investigatori, era particolarmente ispirato nell’ultimo periodo dall’attentato terroristico avvenuto all’esterno del Parlamento britannico a Londra.

Quanto ai rischi corsi da Venezia, hanno invece sottolineato che la cellula jihadista non sarebbe stata in grado di colpire, proprio perchè “attenzionata”.

L’ipotesi di reato contestata è di terrorismo in associazione, confermata dall’attività digitale con contatti in tutto il mondo e dal materiale trovato nelle due abitazioni a disposizione degli indagati.

Durante le perquisizioni sono state trovate alcune pistole, di cui si sta ora valutando l’effettiva efficienza. Il procuratore Adelchi D’Ippolito ha puntualizzato che, comunque, l’elemento delle armi per gli jihadisti è “del tutto secondario”, in quanto il modus operandi è quello di procurarsi armi o esplosivo alla vigilia dell’azione programmata.

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A cura della Redazione di www.lavocedivenezia.it

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