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L'arresto dei terroristi di Venezia, il video di questa notte

Pronti a morire per Allah. A partire per raggiungere le terre in mano all’Isis passando per il Kosovo, loro terra d’origine, e l’Egitto perché “entrare ‘là’ è più facile”. A parlare tra loro di un possibile attentato al Ponte di Rialto per guadagnarsi “subito il Paradiso”.

E’ il terribile profilo che emerge dalle indagini, attraverso pedinamenti, analisi dei profili social e intercettazioni, del gruppo di kosovari – tre finiti in carcere e un minore fermato – accusati di aver dato vita a Venezia a una cellula jihadista.

“Non vedo l’ora di giurare ad Allah. Se mi fanno fare il giuramento sono già pronto a morire” dice uno di loro mentre conversa in casa con un altro del gruppetto. In un altro dialogo, intercettato, si fa il nome di Rialto: “con Venezia guadagni subito il paradiso per quanti miscredenti ci sono. Non vedo l’ora di fare una bomba”.

Esempi in una massa di frasi, dette in madrelingua, ascoltate da carabinieri e polizia che da mesi hanno messo al centro dell’attenzione dei giovani kosovari da tempo residenti regolarmente in Italia, occupati come camerieri in locali del centro storico lagunare, ma sempre più vicini al richiamo dell’Isis.

Dagli accertamenti è emerso così un quadro che lo stesso procuratore reggente Adelchi D’Ippolito ha definito “inquietante e di grande preoccupazione”. Sono conversazioni ritenute molto significative in termini di radicalizzazione religiosa e pericolosità. “E’ un grande, avendo messo una bomba dentro lo zaino” dice Arjan Babaj, uno sorta di guida spirituale e ideologo del gruppo, dopo aver visto un video jihidista in cui si parla di una persona fatta saltare in aria dopo averle messo una bomba dentro lo zaino.

Nelle mani degli investigatori con il passare dei giorni finiscono i segni di una preparazione nel gruppetto che si fa sempre più euforica dopo l’attentato davanti al parlamento britannico a Londra. C’è anche la visione di un video sull’uso del coltello con la voce narrante che, indicando un tipo di lama, dice “non è quello preferito per questo tipo di operazione. Qualcosa di più semplice. Non deve essere di quelli usati quotidianamente, non deve essere troppo piccolo e deve essere affilato. Adesso bisogna vedere i punti essenziali dove colpire il corpo umano”.

“Nel combattere voi combattete – dice ancora -, il mondo nella vostra regione, quindi uccideteli e agite perché potete cambiare la storia”. Si parla anche di morte: “Dobbiamo morire, noi perché non possiamo prendere questa terra – parlando del Sinai -, se domani abbiamo questa possibilità perché non sfruttarla” mentre un’altro replica “sì, noi comunque dobbiamo morire”.

Il video delle operazioni degli arresti di questa notte qui sotto.

► Terrorismo: blitz nella notte in centro a Venezia, sgominata cellula jihadista
► “Non vedo l’ora di fare una bomba per Venezia”. Così parlavano gli arrestati

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