Migranti, hotel requisito a Ficarolo. Malore del proprietario

L’accoglienza dei migranti continua a fare discutere. Il caso di oggi è raccontato puntualmente da un articolo de La Nuova Venezia in edicola dove il giornalista ha raccolto lo “sfogo” del sindaco di Santa Maria di Sala. Il primo cittadino riferisce di aver fatto visita ad un gruppo di profughi ospitati chiedendo che si rendessero disponibili per piccoli lavori di pubblica utilità “in cambio” dell’ospitalità, ricevendo rifiuti in cambio. E’ pur vero che altri profughi, in altre situazioni, non si sono visti rivolgere medesima richiesta, e tra loro parlano, sono in contatto, e si scambiano esperienze. Così, è capitato pure di sentir dire che non è giusto discriminare questi ospiti – chiedendo loro di lavorare – rispetto agli altri a cui “non è stato chiesto…” .

Santa Maria di Sala. Il sindaco propone ai profughi attività socialmente utili: «Mi hanno risposto no».

SANTA MARIA DI SALA. Scoppia il caso profughi a Santa Maria di Sala. Nicola Fragomeni non ci sta e va a trovare i migranti appena arrivati chiedendo di mettersi a disposizione per lavori di pubblica utilità.
Uscito dalla casa alloggio però il sindaco sbotta: «Non ne vogliono sapere, chiedono solo il telefonino».
La replica del centrosinistra non si fa attendere: «Solo propaganda».

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Il primo cittadino ha sollevato la questione nei giorni scorsi: «Se l’integrazione passa attraverso il lavoro e questo non c’è o se c’è i profughi non lo vogliono fare, qualcuno mi spiega come facciamo a integrarli?».
Il sindaco, da sempre contrario al “parcheggio” dei profughi nel Salese, ma possibilista in un loro impiego, seppur a numeri ridotti, in lavori di pubblica utilità, era appena andato in sopralluogo nella casa di Tre Ponti dove sono alloggiati 25 africani.

In totale oggi a Santa Maria di Sala sono 32, con gli altri sette sono ospiti nelle case popolari a Caltana. «Ma almeno questi ultimi sono integrati», dice Fragomeni, «quelli a Tre Ponti non intendono lavorare e a me così non sta più bene. Ce ne fosse stato uno che mi abbia detto: sì ok voglio lavorare, mettendosi a disposizione. Uno mi ha chiesto le scarpe da ginnastica, un altro l’Iphone, un altro ancora il telefonino e uno l’Ipod. Continuo a ribadire che questo non è un problema di accoglienza, ma di integrazione. L’accoglienza non si nega, è l’integrazione che non possiamo garantire. E se l’integrazione passa attraverso il lavoro e questi non vogliono lavorare, come facciamo a integrarli?».

Fragomeni afferma di avere le mani legate: «Mi trovo in difficoltà perché anche per dei semplici lavoretti socialmente utili ho in coda famiglie italiane fuori dalla mia porta ogni giovedì. Prima devo cercare lavoro per loro, residenti del mio Comune che non arrivano a fine mese e hanno i bambini da mandare all’asilo e dopo che mi prodigo per i profughi. Salvo scoprire che è tutto inutile. Allora dico: prima i nostri e poi gli altri e non mi si venga a parlare di accoglienza».

Dalle opposizioni, ci pensa Giuseppe Rodighiero, Civica Insieme, a commentare lo sfogo del sindaco: «Ho fatto visita anch’io ai richiedenti asilo alloggiati a Tre Ponti e nella chiacchierata che ho avuto con loro non ho avuto la sua stessa impressione. Ho… (l’articolo completo su La Nuova Venezia).

(foto di repertorio)

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