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Un nuovo scambio di accuse e rimproveri è scoppiato tra Richard Gere e Matteo Salvini dopo la pubblicazione, sull’account Instagram di ActionAid, di un video in cui l’attore mette in discussione l’attuale gestione dei flussi migratori. La replica del leader della Lega è arrivata nello stesso canale sociale, con toni duri e riferimenti al passato.
Nel filmato condiviso dall’organizzazione umanitaria, Gere invita a ripensare il modo in cui si trattano le persone in movimento, sostenendo che le misure punitive o la detenzione non dovrebbero diventare la norma né trasformare i diritti umani in ostacoli alla protezione. L’attore richiama l’attenzione sui costi umani e sociali delle politiche di deterrenza e sollecita una svolta culturale e politica in grado di salvaguardare diritti e dignità.
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ActionAid, che ha pubblicato il contributo di Gere, ha accompagnato il richiamo dell’attore con dati tratti dal suo nuovo report intitolato “Espulsioni”, realizzato in collaborazione con l’Università degli Studi di Bari. Nel documento l’associazione evidenzia una discrepanza tra l’aumento delle misure detentive e i risultati concreti in termini di rimpatri: trattenere persone non equivale necessariamente a riportarle nei Paesi d’origine, osservano gli autori dello studio.
La risposta di Matteo Salvini è stata immediata e non di tono conciliatorio. Il ministro ha rilanciato il video sul proprio profilo Instagram e nella didascalia ha ricordato vecchie accuse rivolte all’attore, rispedendole al mittente. Salvini ha contestato la posizione di Gere citando un episodio del passato e invitandolo a limitarsi al suo mestiere, definendo le critiche come lezioni non richieste rivolte agli italiani.
Il recente confronto sui social non è un episodio isolato nella relazione tra i due. Il profilo dei contrasti risale all’estate del 2019, quando Gere aveva manifestato sostegno all’ong Open Arms e aveva fatto salire sulle navi dell’organizzazione per assistere i migranti. In quel periodo Salvini, allora ministro dell’Interno, era finito sotto accusa per la gestione di alcuni sbarchi e per aver impedito l’attracco di una nave con 147 persone a bordo; l’accusa nei suoi confronti includeva il sequestro di persona e l’omissione di atti d’ufficio, vicenda per cui il leader della Lega è poi stato assolto.
In quel contesto Gere si era detto disponibile a testimoniare contro Salvini, ma alla fine non ha potuto presentare la propria deposizione in aula a causa dell’impossibilità di recarsi in Italia. Quel nodo giudiziario rimane nella memoria pubblica e torna a emergere ogni volta che l’attore e il politico si scambiano frecciate.
Il fil rouge dell’attuale dibattito è il contrasto tra approcci securitari alla migrazione e richieste di maggior tutela dei diritti. ActionAid, attraverso il report con l’Università di Bari, punta il dito sulle inefficienze del sistema: il trattenimento limita la libertà personale e, se non è indispensabile né efficace, va messa in discussione la sua legittimità. L’associazione chiede infine un ripensamento che metta al centro le persone e non solo le misure di controllo.
Il confronto sui social tra una figura di richiamo internazionale e un leader politico nazionale mette in luce divisioni profonde sulla gestione dei flussi migratori e riporta al centro il tema dei diritti. Secondo i dati contenuti nello studio di ActionAid, nel 2025 sono entrate nei Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr) in Italia 6.835 persone, e di queste solo il 25,3% è stato effettivamente rimpatriato.
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