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Immigrato blocca la strada alle auto, imprenditore lo picchia: il primo caso di “giustizia fai da te”? (il video)

Giuseppe Barboni, coinvolto in un'aggressione, sostiene di aver agito per difendere ciò che è giusto, mentre la Procura indaga.

L’episodio di aggressione avvenuto sul lungomare di San Benedetto del Tronto sta sollevando un acceso dibattito pubblico. Giuseppe Barboni, imprenditore noto per la sua attività nel settore del lusso, è stato ripreso in un video mentre “usava la forza” con un immigrato iracheno che bloccava il traffico impedendo il passaggio delle auto.

Dopo la diffusione delle immagini, Barboni ha rilasciato dichiarazioni in cui spiega il suo comportamento, affermando di aver solo fatto ciò che era necessario per proteggere la sicurezza pubblica.

Il video, che ha rapidamente fatto il giro dei social, mostra Barboni che interviene e successivamente ha espresso la sua opinione sull’incidente. In un’intervista al Corriere della Sera, ha dichiarato: «Mi sarei aspettato una medaglia invece delle critiche». La sua posizione è quella di un uomo che si considera un difensore delle regole e della sicurezza, nonostante le accuse di violenza che lo hanno coinvolto.

Barboni è al vertice di Luxury Private Group, una società che offre viaggi esclusivi a clienti facoltosi. Questa sua posizione di privilegio e il suo background familiare hanno attirato ulteriormente l’attenzione dei media. È stato soprannominato «Briatore 3.0», un’etichetta che gioca sul parallelismo con il noto imprenditore Flavio Briatore, suggerendo una certa ostentazione e un approccio controverso al business e alla vita pubblica.

In un altro video postato sui suoi canali social, Barboni ha chiarito la sua posizione: «Io non picchio mai. Se uno mi guarda male sorrido e vado. Ma darei la vita per la difesa di ciò che è giusto». Secondo la sua versione dei fatti, l’aggressione sarebbe stata una reazione a un comportamento minaccioso da parte dell’immigrato, che a suo dire sembrava potesse essere armato. Ha dichiarato: «L’ho messo in condizioni di non nuocere», giustificando così le sue azioni violente.

Nel frattempo, l’episodio ha attirato l’attenzione della Procura di Ascoli Piceno, che ha avviato un’inchiesta per valutare la legittimità delle azioni di Barboni. La questione ha suscitato reazioni anche da parte delle autorità locali, inclusa la risposta del sindaco di San Benedetto del Tronto, Nicola Mozzoni, e della CGIL di Ascoli Piceno, che hanno definito le immagini dell’aggressione come «intollerabili». La CGIL ha ribadito l’importanza del rispetto dello stato di diritto, affermando che «farsi giustizia da soli non è mai una soluzione accettabile».

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In un contesto più ampio, alcuni evidenziano che Barboni è iscritto al partito Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, e anche questo aspetto viene usato a pretesto per ulteriori discussioni sulla sua figura e sul significato delle sue azioni. Mentre la Procura continua a indagare, la vicenda di Barboni pone interrogativi sul tema della giustizia privata e su un sentimento comune di “indifendibilità” contro gli immigrati.

Certo è che il fatto avvenuto a San Benedetto del Tronto e le successive dichiarazioni di Giuseppe Barboni hanno acceso il dibattito pubblico.

Nel video qui sotto del Corriere della Sera si può vedere la parte finale del fatto con una scritta in sovraimpressione da cui si può leggere: “Questo iracheno è da mesi che tormenta la città e in sole 24 ore ha fatto il delirio più totale in città… era da 10 minuti che per l’ennesima volta bloccava il traffico senza motivo”.

Il video: 

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Mirko R.
Mirko R.
Sono universitario, appassionato di fantascienza e tecnologie. Mi trovate in giro a Mestre e Venezia, ma non solo. Mirko_R@lavocedivenezia.it
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4 persone hanno commentato. La discussione è aperta...

  1. Purtroppo questo è il risultato delle decisione della giustizia italiana.
    Ormai i cittadini si sentono soli e non tutelati da soggetti che non vogliono applicare le leggi oppure le applicano con molta interpretazione fantasiosa

    • e sì, la colpa, implicitamente, è sempre dei giudici e mai di parlamento e governi che da decenni non fanno leggi più chiare in merito, per nonparlare dell’ampliare i numeri di magistrati, forze di polizia e del sovraffollamento delle carceri. D’altronde i soldi servono per contrastare la prossima invasione russa che visto che fa fatica a conquistare l’Ucraina, vuole invece conquistare l’intera Europa…

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