Ricordo di Stefano Steve Soffiato di Venessia.com. Una vita di imprese all’insegna della positività

ultimo aggiornamento: 05/05/2020 ore 15:57

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Un ricordo di Stefano Steve Soffiato.

Stefano era… l’amico che tutti vorrebbero avere. Una persona di un’intelligenza straordinaria con una capacità di analisi molto profonda che lo portava a vedere “oltre” e a cogliere aspetti, nelle persone e negli eventi, che il più delle volte lasciavano davvero spiazzati.


Anche quando era contrariato per qualcosa riusciva a creare quella via di fuga che lo portava a non farsi mai travolgere dai pensieri. Ha sempre voluto essere “libero” di guardare la vita dal suo punto di vista e in questo ci è sempre riuscito. E così è stato anche quando, nel dicembre del 2017, gli è stato diagnosticato un male incurabile che, in un primo momento, pareva doverselo portare via in tempi brevissimi.

Ricorderò sempre il messaggio che mi aveva inviato con scritta la terribile diagnosi.

Stefano ha subito il colpo, ne è stato travolto ma… nel giro di poco è riuscito a crearsi una via di fuga, e a dire “No, non gliela lascio vinta così…!” e ha iniziato a lottare e, nella lotta, ha deciso di fare una cosa che, a parer mio, rivela molto sul suo modo di vedere la realtà: ha iniziato a pensare al male solo nei momenti in cui il dolore si faceva sentire. Per il resto, riusciva a mettere da parte i brutti pensieri e a vivere il suo tempo come se il male non ci fosse.


Il suo non era un mettere la testa sotto la sabbia ma un non concedere il fianco alla depressione e alla tristezza.

Amava la vita e ha deciso di amarla fino all’ultimo, cercando di cogliere in essa ogni piccolo aspetto positivo.

Ho conosciuto Stefano nel 2005 e la nostra è stata, fin da subito, un’amicizia spontanea fatta di stima e di numerose passioni in comune. Anche lui, come me, amava la fotografia, i motori, il volo, la musica dei Pink Floyd, sapeva strimpellare la chitarra e, soprattutto… amava Venezia.

Di Stefano mi ha sempre colpito l’umiltà e la sua capacità straordinaria di imparare le cose.

Mi aveva raccontato che nel 2000 si era appassionato all’informatica, aveva così comperato un computer e aveva iniziato a capire cosa poteva farci e, poco dopo, gli è balenata l’idea di creare un sito e, dal nulla… nel giro di poco tempo, aveva realizzato una pagina web destinata a diventare un vero e proprio “cult” nel panorama locale: Venessia.com, l’antesignano dei “social” che sarebbero arrivati circa sette, otto anni dopo. Un sito seguitissimo che lo portò ad essere conosciuto da migliaia di persone.

Si era poi appassionato alla fotografia ma soprattutto ai video e anche qui, nel giro di pochissimo, aveva raggiunto livelli di produzione davvero notevoli e molto apprezzati.

Personalmente, mi ha sempre stupito la velocità con cui riusciva a montare i suoi pezzi, segno evidente della sua grandissima capacità di sintesi e della sua abilità tecnologica.

Stefano era… tante cose, ma soprattutto aveva avuto la forza e il coraggio di scoprirsi dotato di capacità che non credeva di avere.

Un giorno mi fece un discorso che mi colpì moltissimo, nel quale, disse: “Da piccoli a volte, crediamo in persone che non sanno comunicare con noi e, il nostro aver cieca fiducia in loro ci porta a credere che siamo noi che non capiamo, che non siamo all’altezza degli altri e ci chiudiamo in noi stessi. Poi arriva il giorno in cui scopriamo che le cose non stanno così, che il problema non è in noi, ma in loro. Realizziamo che possiamo andare oltre ciò che pensavamo di essere, in grado di fare e compiere cose che non avremmo mai immaginato di poter mettere in piedi”.

Il suo era un invito a credere di più in sé stessi, a non farsi condizionare dal giudizio degli altri e a credere sempre nei propri sogni. E di sogni Stefano mi ha aiutato a realizzarne parecchi. Fin da subito aveva iniziato a pubblicare delle mie fotografie su Venessia.com. “La foto di Riccardo Roiter Rigoni” era diventa una sorta di rubrica, di appuntamento quotidiano durato per anni.

Stefano ha realizzato i video di molte iniziative che mi hanno riguardato ed è venuto più volte con me in elicottero. Ricorderò sempre la sua emozione durante il primo volo, ma anche durante gli altri; Stefano era un uomo che non ha mai perso quella capacità di stupirsi, autentica e pura, che hanno i bambini.

stefano soffiato aereo

Per lui vedere Venezia e la laguna dal cielo era un’autentica gioia. Lo è stata anche lo scorso giugno, in occasione del “Volo della Maria 2019”, quando Silvia Rigon, General Manager della Fly Venice, lo ha fatto salire a bordo di un elicottero che stava per compiere un volo turistico. Stefano ne era sceso raggiante, come se avesse guardato Venezia per la prima volta con gli occhi di chi non l’aveva mai vista prima di allora.

Con Stefano ho condiviso un sacco di bei momenti, ricordo un Redentore sulla terrazza di casa sua con Gianna e tante altre persone, delle passeggiate in spiaggia a riprendere il mare e a registrare il suono delle onde per un mio progetto, una camminata lungo il Murazzo di Ca’ Roman sotto un sole cocente per un suo progetto sulla laguna, un pranzo in remiera a Pellestrina invitati dal grande Sergio Tagliapietra “Ciaci”, il regatante più forte di tutti i tempi.

Tanti momenti, tra cui lo scorso ultimo dell’anno, mio compleanno, quando in mattinata è voluto venire personalmente al Lido a farmi gli auguri e a portarmi un regalo. Quel giorno mi aveva detto che il suo futuro era sempre più legato a un filo e che le speranze erano sempre più flebili. Ma, anche quel giorno, eravamo riusciti a sdrammatizzare e mi piace ricordarlo in salotto mentre esegue alcuni accordi con la mia chitarra acustica.

Stefano non ha mai smesso di rincorrere qualche sogno, di fare dei progetti. Lui era così, per lui la routine non esisteva e ogni incontro era un’occasione di arricchimento e di crescita.

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Non voglio correre il rischio di sembrare eccessivo ma… la sua simpatia e le sue trovate geniali erano qualcosa di unico: dalla festa per la “non inaugurazione” del Ponte di Calatrava, all’alberello di Natale da 80 cm portato nella Piazzetta dei Leoncini con tanto di luci funzionanti a batteria: un’autentica presa per i fondelli dell’allora amministrazione comunale Cacciari che, per ragioni di bilancio, non aveva messo nessun albero di Natale in Piazza San Marco. Ammetto che c’ero anch’io tra i presenti che, mano nella mano, ci siamo mesi in cerchio attorno all’albero a intonare canti della tradizione natalizia.

Il giorno successivo i vigili urbani avevano protestato perché l’albero di plastica era stato lasciato lì (con tanto di cartello di Auguri alla cittadinanza e ai turisti) e ciò era chiaramente vietato.
L’anno dopo, allora, Stefano ha replicato la cosa vestendo l’attore Cesare Colonnese da albero di Natale.

Tra le varie c’è sicuramente da ricordare la performance per l’ovovia del ponte di Calatrava: ero lì anche quel giorno a fotografare un gruppo di amici vestiti da sciatori (alcuni con gli sci in spalla, altri con gli sci calzati) sul quarto ponte sul Canal Grande. Non dimenticherò mai le facce stralunate dei turisti che non capivano cosa stava avvenendo.

Un’altra performance che va sicuramente ricordata è quando la mattina del 6 gennaio 2008 o 2009, sul cancello di Ca’ Farsetti è comparsa una mega calza della Befana con scritto “Carbone”. L’avevano piazzata nottetempo lui e i suoi fidi amici. Goliardate sì ma… sempre con un richiamo a una specifica problematica: dalle politiche residenziali, al sovraffollamento turistico, alla mercificazione di Venezia.

La manifestazione più eclatante però è stata sicuramente “Il funerale di Venezia” nel 2009, una performance incredibile con tanto di bara finta, pianista su una barca del corteo al seguito e figuranti vari per denunciare lo spopolamento di Venezia. La performance, alla fine, si è conclusa con la bara distrutta dalla quale è sbucata una bandiera raffigurante la Fenice: segno universale di rinascita.

Ecco, Stefano era dissacrante ma mai negativo, non è mai stato legato ad alcun partito politico e non ha mai cavalcato l’onda di proteste già avviate. Ha scoperchiato più volte dei “vasi di Pandora” trovandovi però sempre dentro il fazzoletto della speranza. Ed è stato così anche con il suo male. Vi ha sempre cercato dentro la speranza di una guarigione clinica o di un miracolo, non si è mai dato per vinto e se ne è andato, amorevolmente assistito da Gianna, la sua compagna, amando la vita fino all’ultimo istante.

Stefano se n’è andato ieri ma non è certo destinato a morire. Stefano continuerà a vivere in tutti quelli che lo hanno conosciuto, nel suo sito, nei video che sono in rete e sarà ancora fonte di ispirazione per chi vorrà cercarlo col pensiero. D’altronde, ci ha fatto capire più volte che alla fine segue sempre un inizio e son convinto che anche lui, in un’altra dimensione è già rinato o, come l’araba fenice, è pronto a rinascere.

Riccardo Roiter Rigoni

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