Verso il referendum. Acceso dibattito al Goldoni: “I veneziani non sono mestrini e viceversa”

ultimo aggiornamento: 20/11/2019 ore 19:39

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L’apertura è affidata ad Antonio Scurati (secondo da destra nella foto in alto) che legge un passo quasi profetico del suo libro “La seconda Mezzanotte”. Lo scenario è post-apocalittico. Il testo, del 2011 ma emotivamente attuale, parla della Laguna che affoga.

VENEZIA E MESTRE
Il dibattito è da subito vivace, esprime un’alternanza equilibrata con perfetta moderazione di Luigi Bacialli, giornalista-conduttore tv ed ex direttore del Gazzettino (primo a destra nella foto in alto) , ma gli spettatori sono schierati e il punto è chiaro: i veneziani non sono mestrini e i mestrini non si sentono ( o non si sentono più ) veneziani.


Questo quanto sperimenta di persona Roberto Marangio (Segretario Federale del PCI Venezia – Treviso, fronte per il ‘NO’, terzo da destra nella foto in alto) quando, all’interno di un’analisi lucida ma forse poco ‘popolare’, ha provocato una bordata di fischi dalla platea con la semplice frase: “In fin dei conti, io non vedo queste gran differenze tra veneziani e mestrini”.

DIBATTITI SUL REFERENDUM
Le differenze tra veneziani e mestrini invece si sono viste anche in questo preciso contesto: Teatro Goldoni colmo per ogni ordine di posti con 150-200 persone rimaste all’esterno perché non c’era più posto a Venezia, mentre a Mestre una manciata di persone presenziava all’incontro pubblico di S. Maria delle Grazie moderato dal direttore dell’edizione Venezia-Mestre del Gazzettino Tiziano Graziottin sullo stesso tema.
Il Goldoni, nelle stesse ore, aveva esaurito la platea con gente dirottata nelle gallerie dei piani superiori già mezz’ora prima dell’inizio.

Numeri incredibili per un dibattito politico (il Teatro Goldoni, esaurito come ieri fino al terzo anello alto, compresi i palchetti, ospita circa 750 spettatori). Basti pensare che il teatro veneziano ha deciso di diffondere l’audio nell’atrio, affollato anch’esso da persone in piedi, per permettere loro di seguirlo.


I PARERI
Il prof. Zecchi, consueto acuto esegeta degli approfondimenti, dalla platea ha spiegato ancora una volta perché il ‘SI’ all’autonomia amministrativa potrà portare solo benefici ad entrambe le realtà, concludendo in modo da strappare un sorriso e un applauso quando ha ‘rivelato’ che Giorgio Dodi (Segretario comunale Partito Democratico Venezia), autore dal palco di una precisa analisi socio-economica per il ‘NO’, in fondo in fondo, se potesse, voterebbe ‘SI‘.

Lo stesso Giorgio Dodi (primo a sinistra nella foto) deve aver visto autonomamente crollare le sue argomentazioni quando ha concluso dicendo “Bisogna restare uniti per ‘fare squadra’…”, affermazione che è andata dritta dritta contro un frontale dalla platea: “E cosa ci ha portato l’aver ‘fatto squadra’ negli ultimi decenni? Venezia è allo sfacelo e neanche Mestre se la passa bene…”.

Deborah Esposti (Comitato MuoVerSI, per il ‘SI’, seconda da sinistra nella foto) ha offerto una interessante disanima sui costi di tasse e servizi. Particolarmente acuto il riferimento alla TARI che i mestrini devono oggi pagare: più del 50% in più di Spinea che dista soli 5 minuti di macchina, perché rientranti passivamente nella tariffazione “Venezia-Mestre”. Solo che turisti a Mestre ne girano pochini, mentre i costi della TARI nel Comune sono alti per l’impatto dei famosi 28 milioni di turisti l’anno di cui solo Venezia “beneficia”.

STATI D’ANIMO
Momenti caldi dalla platea. Ad esempio quando è stato respinta al mittente l’espressione “Mestre vi ha accolti…” riferita ai veneziani che dagli anni ’70 in poi si sono trasferiti (o sono stati obbligati a trasferirsi) in terraferma. Un moto di orgoglio fa dire spesso agli ex lagunari “Non tornerei mai a Venezia…”, ma il sentimento è spesso quello del tradimento, come ricorda una vivace signora dalla platea: “Venezia mi ha mandata via…”.

Coinvolgenti gli interventi della storica veneziana Nelly Vanzan Marchini e di Giovanni Andrea Martini, presidente della Municipalità Venezia-Murano-Burano dell’epoca Brugnaro.

CONCLUSIONI
Alla fine la platea era tutta per Marco Sitran (Presidente Venezia e Mestre due grandi città, terzo da sinistra nella foto in alto): applausi scroscianti per lui e non solo per gratitudine, dato che alla sua iniziativa si deve l’iniziale raccolta delle firme per questo referendum che risale al 2011.

La sua visione è talmente idealmente perfetta da risultare elementare nella sua semplicità: con un’amministrazione locale si potranno risolvere i problemi del sovraffollamento turistico e della residenzialità. “Venezia tornerà a ripopolarsi di giovani, di veneziani. Ci sono i contenitori e anche le case…”.
Le certezze di Sitran fanno leva sulle speranze degli ultimi residenti.

LA PREVISIONE
La sensazione è che la maggior parte dei veneziani sia schierato per il ‘SI’, mentre la maggioranza dei ‘mestrini’ lo sia per il ‘NO’, tanto che buona parte di loro starebbe snobbando l’appuntamento disinteressandosene. Un lavoro di sensibilizzazione sarebbe per questo in corso da parte dello schieramento del ‘SI’ nella reale convinzione che con l’autonomia Mestre possa proliferare trasformandosi da cittadina a città.

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