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domenica 24 Gennaio 2021

Processo del lavoro e prova per testimoni: la delicata posizione del collega-testimone

Home Diritto Del Lavoro. A Cura dell' Avv. Gianluca Teat Processo del lavoro e prova per testimoni: la delicata posizione del collega-testimone
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In questo articolo analizzeremo la delicata posizione del testimone all’interno del processo del lavoro e come tale problematica stia evolvendo alla luce della crescente precarizzazione della forza-lavoro.

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Nel rito speciale del lavoro, come più in generale nel processo civile, è ammessa la prova per testimoni. I testi, ovviamente, devono riferire specifici fatti oggetto della causa e non limitarsi a generiche osservazioni o opinioni personali.

Esempi di prova testimoniale:
Sarebbe sicuramente ammissibile un capitolo di prova così formulato:
“E’ vero che il lavoratore Tizio il giorno 2 luglio 2017 si presentava sul posto di lavoro con almeno due ore di ritardo e visibilmente ubriaco”,
mentre non sarebbe ammissibile un capitolo di prova articolato nel seguente modo:
“E’ vero che il lavoratore Tizio è molto simpatico e gioviale anche se il datore di lavoro non ha mai apprezzato questi suoi lati”.

Di conseguenza, il testimone deve essere sentito con riferimento a specifici fatti di cui è conoscenza.

Nel caso del rapporto lavorativo chi è in genere a conoscenza dei fatti di causa? Normalmente sono gli altri colleghi.

I colleghi possono essere sentiti come testimoni?
Sicuramente sì. Infatti, l’art. 246 c.p.c., rubricato «Incapacità a testimoniare», statuisce che «Non possono essere assunte come testimoni le persone aventi nella causa un interesse che potrebbe legittimare la loro partecipazione al giudizio». Tale norma è sempre stata intesa nel senso che non rileva un interesse di mero fatto come potrebbe verificarsi nel caso di un collega. Di conseguenza, il collega di lavoro può assumere l’ufficio di testimone a tutti gli effetti.

Qual è il grande dilemma del collega testimone?
Il collega, quando viene sentito come testimone e deve riportare fatti astrattamente favorevoli al lavoratore, si trova spesso tra l’incudine e il martello.

Diritto del Lavoro, a cura dell’Avv. Gianluca Teat

Da un lato vi è l’incudine del reato di falsa testimonianza di cui all’art. 372 c.p. qui di seguito riportato:
«Chiunque, deponendo come testimone innanzi all’Autorità giudiziaria o alla Corte penale internazionale, afferma il falso o nega il vero, ovvero tace, in tutto o in parte, ciò che sa intorno ai fatti sui quali è interrogato, è punito con la reclusione da due a sei anni.»

Dall’altro c’è il martello del datore di lavoro, il quale non vedrà di certo di buon occhio una deposizione contro i propri interessi, specialmente se la causa ha un notevole valore. Non dimentichiamo che tale soggetto ha anche la possibilità materiale di rendere successivamente «la vita molto difficile» sul posto di lavoro.

Indubbiamente alle volte la situazione è più sfumata e il lavoratore può sempre trincerarsi dietro risposte evasive quali «non ricordo bene questo fatto siccome è accaduto molti anni fa, non sono sicuro ecc». In altre ipotesi si tratta di eventi che per le modalità di svolgimento (luogo e tempo del fatto) sono indimostrabili altrimenti e diventa, di conseguenza, difficile provare un eventuale reato di falsa testimonianza.

Tuttavia, in certi casi si possono verificare delle vere e proprie situazioni che non esiterei a definire «fantozziane». Infatti, da un lato, il giudice rammenta al teste il giuramento appena effettuato con tono ammonitorio, mentre lo sguardo obliquo dell’amministratore delegato, spesso presente in udienza per le cause realmente importanti, ricorda al proprio dipendente che riveste l’ufficio di testimone a quali «rappresaglie» andrà in contro se deporrà contro l’Azienda. Il crollo a terra del teste-lavoratore che trascina con sé «fantozzianamente» durante la caduta anche qualche fascicolo collocato sulla scrivania del giudice è un eventualità tutt’altro che remota in ipotesi di questo tipo.

Non è un caso che moltissimi dipendenti, un tempo «amici» e «compagni di merende», «si dileguino» non appena un collega ha bisogno di una loro testimonianza (vera e oggettiva e non falsa!) contro il datore di lavoro. Il «ricatto della pagnotta» è di fatto un deterrente superiore alle Grida del Codice Penale, specialmente in un mondo in cui trovare un altro lavoro può essere paragonato a una Fatica di Ercole. Infatti, anche qualora la Procura avviasse un procedimento per il reato di falsa testimonianza contro il collega, tale soggetto, se incensurato, potrebbe «cavarsela» con pochi mesi di reclusione sospesi condizionalmente grazie a un patteggiamento. Inoltre, tale atto di indiscussa fedeltà (un falso nell’interesse dell’Azienda!) sarebbe sicuramente valutato positivamente ai fini della progressione nella carriera aziendale. Il «Dott. Ing. Gran Farabut, Figl de Put, Lup Mann, Gran Vampir, Ladr di Gran Croc» di «fantozziana memoria» che si trova ormai quasi sempre ai vertici aziendali dei grandi complessi industriali-bancari mondiali (e della classe politica moderata che rappresenta tali interessi presso i governi e i parlamenti delle «liberal-democrazie» occidentali) ben rappresenta il vertice piramidale e ideale di tale tipo umano.

Tuttavia, va evidenziato che oggi il crescente precariato sta in qualche modo modificando questi schemi. Infatti, l’ex dipendente, precedentemente assunto con contratto a tempo determinato e che successivamente ha trovato un altro impiego presso una diversa impresa o che è disoccupato, non teme di certo le rappresaglie di un ex datore di lavoro di cui non ha più notizia da mesi/anni, ed è, di conseguenza, molto più disponibile a deporre contro tale soggetto.

Anche in questo aspetto si inizia a intravedere il progressivo cedimento del sistema socio-economico di tutto l’Occidente. Un tempo il capitale riusciva a «comprare» il consenso e la fedeltà della forza-lavoro, attraverso la creazione di posti di lavoro stabili, dignitosamente retribuiti e con la prospettiva di pensioni eque in un contesto tendente alla piena occupazione. Man mano che le vecchie generazioni di pensionati e dipendenti verranno sostituite da quelle nuove (caratterizzate da lavori precari e a livelli di mera sussistenza materiale del lavoratore in un contesto di disoccupazione/sottoccupazione dilagante e di pensioni «simboliche»), l’attuale mercato del lavoro e l’intera società, sempre «più liquidi», verranno progressivamente «giù» come un edificio di pietra che lentamente si liquefà. Avete mai visto un palazzo di acqua reggersi in piedi? Così la società che ci attende…

Avv. Gianluca Teat
(Autore del Breve manuale operativo in materia di licenziamenti, 2016, Key Editore
Coautore di Corte Costituzionale, Retribuzioni e Pensioni nella Crisi. La sentenza 30 aprile 2015, n. 70, 2015, Key Editore)

Potete contattarmi via e-mail all’indirizzo avv.gianluca.teat@gmail.com oppure attraverso il mio profilo Facebook Avv. Gianluca Teat o visitare il mio sito internet
http://licenziamentodimissioni.it/index.html

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8 persone hanno commentato

  1. avvocato ho perso una causa di lavoro perche il giudice non non ha ritenuto saustivi i testimoni se faccio il ricorso posso portare altri testimoni

  2. Spett Avv Test
    Molto probabilmente sarò costretto a portare la mia azienda in tribunale per impugnare un provvedimento disciplinare, al momento della notifica di tale provvedimento, si sono presentati in tre, capo turno, capo reparto e responsabile della produzione, volevo sapere gentilmente, se queste persone che lavorano per l’azienda possono testimoniare in tribunale, oppure sono da considerarsi testimoni non attendibili in quanto di parte?
    Grazie per la risposta, in fede Giovanni

  3. buobgiorno avvocato io sono una dipendente che sta avviando una causa di lavro…sono tenuta a far sapere ai miei colleghi che forse quale ce nne fosse bisogno verranno chiamati a testimoniare…… ovviamente loro hanno storto il muso,,,la ringrazio qualora mi vorra chiarire questo mio messaggio

  4. Buongiorno Avvocato, le chiedo gentilmente di dissipare un dubbio che mi assilla particolarmente. Questa mattina ho prestato testimonianza per un collega in un procedimento del lavoro, contro un datore di lavoro con cui io pure ho una causa aperta. Preso dall’emozione, alla domanda del giudice se avessi o meno cause aperte con la controparte ho ERRONEAMENTE risposto di no, accorgendomi dell’errore solo in un secondo momento. Nessuno dei due avvocati ha eccepito nulla, ben sapendo entrambi che ero in errore. Tutto il resto della testimonianza è sata assolutamente veritiera.
    Ora però ho il terrore di incorrere in una denuncia per falsa testimonianza, benchè il mio avvocato mi abbia rassicurato in proposito. LEi che ne pensa? Posso fare qualcosa? Spero in una sua gentile risposta. Grazie mille.
    Daniele Armaroli

  5. Io ho appena perso una causa di lavoro e dovrò pagare anche le spese legali in questa epoca il lavoratore viene condannato severamente e ingiustamente se ero una delinquente che spacciavo droga rischiavo meno… questa si chiama Italia delle ingiustizie se hai bisogno mi contatti così possiamo avere uno scambio di opinioni a riguardo al lavoratore cornuto e mazziato.

  6. BUONGIORNO AVV. GANLUCA TEAT. GENTILMENTE VORREI UNA RISPOSTA ALLA MIA DOMANDA. A SEGUITO DI UN LICENZIAMENTO PER SUPERAMENTO COMPORTO , HO IMPUGNATO TALE LICENZIAMENTO , MA’ PUTROPPO NON SONO STATO INFORMATO A RIGUARDO IMPUGNAZIONE SOCIO LAVORATORE TERMINE 60GG. CONSIDERANDO CHE UNA BUONA PARTE DEL COMPORTO E’ DOVUTA PER DEPRESSIONE MAGGIORE RICORRENTE , E IN CURA PRESSO CENTRO SALUTE MENTALE E SERT. VOLEVO SAPERE IN CONCLUSIONE TALI PERIODI SONO ESCLUSI DAL COMPORTO? IN PIU’ SONO STATO RICONOSCUTO INVALIDO CON CAPACITA’ LAVORATIVA RIDOTTA DEL 75X100. E LEGGE 104\92 ART.3COMMA1. GRAZIE E SPERO IN UNA SUA CORTESE RISPOSTA . IN FEDE GALLO CARLO

    • Le indico una sentenza che potrebbe avere rilievo nel Suo caso. Tuttavia, è
      impossibile rispondere in modo più specifico siccome dovrei porLe prima
      alcune domande.

      *Suprema Corte di Cassazione 21 maggio 2018, n. 12437 secondo la quale,
      sussiste comunque il diritto alla reintegra del dipendente se il periodo di
      comporto è stato superato a causa di crisi depressiva generata della
      condotta mobbizzante del datore di lavoro.*

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