Notizia importante? Ricevila subito su WhatsApp!
Clicca qui e iscriviti subitoGratuito, veloce e affidabile. Solo le notizie importanti!
Norman Atlantic, il traghetto in cui è spiccato l’incendio ieri mattina, racchiude anche il mistero delle vittime tra gli altri.
Quanti morti ha provocato il disastro navale avvenuto (e ancora in corso) al largo dell’Albania ieri mattina? Non si può ancora dare dati certi. Notizie di questa mattina della Marina militare italiana riportano che sarebbero 265 le persone recuperate, mentre altre 213 sarebbero ancora de recuperare.
Se credi nell’informazione libera di Venezia, puoi sostenerla con il tuo 5×1000.
Scopri come fare
Nella notte sono state tratti in salvo oltre 100 naufraghi dal traghetto in fiamme, lo ha detto a SkyTg24 il caporeparto operativo della Guardia Costiera, Giovanni Pettorino, il quale ha spiegato che 34 sono state le sortite in elicottero per il salvataggio dei passeggeri. “La nostra priorità – ha spiegato l’ammiraglio Pettorino – è il soccorso alle persone. Le condizioni meteo e del mare rimangono molto complicate”. A bordo ci sono ancora alcuni focolai presenti.
I morti, secondo notizie non ancora confermate ufficialmente, sarebbero almeno quattro. “Ho visto quattro persone morte, con i miei occhi, sono sicurissimo, erano davanti a me” ha detto ai giornalisti un uomo di nazionalità turca, appena sceso dalla nave. “Molta gente – ha continuato l’uomo – è caduta in mare purtroppo. Ho visto anche una decina di persone che erano a bordo di una lancia che poi sono finite in mare e non so proprio che fine abbiano fatto”.
Il ministro della Marina mercantile greca, Miltiadis Varvisiotis, ha confermato che quattro corpi sono stati rinvenuti in acqua nelle operazioni di salvataggio.
“Ho visto morire mio marito. Eravamo sullo scivolo della nave, – ha raccontato all’ANSA la moglie della prima vittima – lui davanti, io dietro. A un certo punto lui è rimasto impigliato ad un telo di plastica e io non riuscivo a scendere, ci davano fretta e ci dicevano di scendere, ed eravamo bagnati perché raggiunti dai getti d’acqua utilizzati per spegnere le fiamme. Alla fine siamo scesi, sia io che mio marito, in acqua. C’era una nave ma era troppo lontana per poterci soccorrere. Siamo rimasti così più di quattro ore, nuotavo, per fortuna non avevo gli stivali. A mio marito usciva sangue dal naso, forse perché aveva battuto la testa alla nave. A un certo punto – continua il racconto della donna – è arrivato un soccorritore, ha tentato di tagliare il telo in plastica in cui era rimasto intrappolato mio marito e quando al secondo tentativo ci è riuscito, mio marito è morto tra le sue braccia”.
Mario nascimbeni
[29/12/2014]
Riproduzione vietata
Aggiungi La Voce di Venezia come fonte preferita su Google
