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L’incubo è finito. Alle 14.50 di ieri pomeriggio l’ultimo uomo presente ha abbandonato la nave. Com’è giusto che sia era lui, il comandante: Argilio Giacomazzi che con il suo gesto ridona dignità alla natura italiana davanti le tragedie del mare.
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Il Norman Atlantic in fiamme, la nave traghetto in cui è divampato un incendio a bordo nel tratto di mare tra Grecia e Italia, ha richiesto oltre trentadue ore di soccorsi nel Canale d’Otranto, in mezzo ad un mare in burrasca e in mezzo al fumo che quasi non lasciava intravedere la nave di 186 metri.
Sul Norman Atlantic, però, risultavano imbarcate più persone di quelle recuperate. Nonostante le ricerche dei dispersi continuino anche di notte, di molte persone non si sa più nulla, e ciò, oltre a poter far salire il bilancio delle vittime, rende ancora non chiari i numeri delle vite salvate e da salvare.
I morti accertati, fino a tarda notte, erano dieci, secondo la Capitaneria di porto, ma all’appello mancherebbero ancora una quarantina di persone. Oltre ad eventuali clandestini.
Due dei sopravvissuti — di nazionalità afghana — non erano infatti registrati e potrebbero essercene degli altri.
Intanto si apprendono alcuni particolari terrificanti del naufragio a causa dell’incendio a bordo della nave: «I passeggeri si scavalcavano, si spingevano, urlavano», racconta uno dei soccorritori. «Appena la cesta o il verricello calavano sul ponte mille mani assalivano l’imbracatura. Per cercare di mettere in salvo prima i bambini, le donne, gli anziani e i feriti ho minacciato di andarmene e lasciarli lì».
«Tutti si pestavano l’un l’altro per salire sull’elicottero», conferma all’ Associated Press Christos Perlis, camionista greco di 32 anni «gli uomini hanno cominciato a colpirci per poter entrare per primi».
Mario Nascimbeni
[30/12/2014]
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