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giovedì 02 Dicembre 2021

Niente lockdown ma spinta su GP e terza dose: missione fermare i contagi

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Niente lockdown ma spingere al massimo la terza dose, insistere nel tentativo di ridurre lo zoccolo duro dei non vaccinati, essere pronti ad aggiustare in corsa i provvedimenti in atto in caso di peggioramento, attuare misure locali se i contagi dovessero esplodere e gli ospedali andare in sofferenza.

Il governo è all’alba della quarta ondata del Covid e sa bene che è necessario non abbassare la guardia: cautela, dunque, ma niente drammatizzazioni. Anche perché, affermano fonti dell’esecutivo, sono i numeri a determinare le scelte e i dati dicono che il ‘sistema Italia’ sta tenendo, anche grazie a scelte più rigide rispetto ad altri paesi europei.

Il primo dato da tener presente è che i vaccini stanno contenendo le formi gravi del virus. Se si guardano i numeri di un mese fa, si nota un aumento consistente dei contagi e degli attualmente positivi mentre è più contenuto quello delle terapie intensive e dei ricoveri.
Il 15 novembre c’erano 2.732 casi e 78.522 attualmente positivi, oggi rispettivamente 8.516 e 110.659.
Il tasso di occupazione delle rianimazioni, invece, un mese fa era al 4,1%, con 370 ricoverati, e oggi è al 4,4% con 445 ricoverati mentre nei reparti ordinari il tasso era al 4,6%, con 2.732 ricoverati, e oggi è al 6,1% con 3.525 pazienti.

Lo stesso monitoraggio conferma che la probabilità che nel prossimo mese si possa raggiungere un’occupazione del 30% delle terapie intensive e del 40% dei reparti ordinari – quella che è considerata la soglia critica – è inferiore al 5% nella quasi totalità delle regioni ad eccezione del Friuli, dove è invece la probabilità è superiore al 50%.

La crescita però c’è e per questo è fondamentale proseguire con i vaccini, su due binari paralleli: ridurre il bacino di 6,8 milioni di italiani non vaccinati e spingere sulla terza dose. “Bisogna vaccinare la platea che non ha ancora iniziato il ciclo vaccinale ed è importante effettuare la terza dose booster poiché l’efficacia del vaccino si abbassa dopo 6 mesi”, conferma il presidente dell’Istituto superiore di Sanità Silvio Brusaferro.
Se però le terze dosi stanno andando a regime (ad oggi sono 2,7 milioni quelle somministrate) con l’arrivo nei prossimi giorni dell’obbligo per sanitari e personale delle Rsa e con un’impennata delle somministrazioni che si registrerà tra dicembre e febbraio (poiché la maggioranza dei 40enni e 50enni si è vaccinata tra giugno e agosto), le prime dosi sono di fatto al palo, come conferma l’ultimo report del governo.

Anche questa settimana solo 115mila (la scorsa erano 103mila), meno di 16.500 al giorno, oltre il 60% delle quali è andata a giovani e persone sotto i 40 anni.
Se si riuscirà a contenere il rialzo dei contagi, resteranno le misure attuali.
Dunque l’obbligo di mascherina al chiuso e l’obbligo del green pass per accedere a luoghi di lavoro, eventi, ristoranti, cinema e teatri.
Così come resta in vigore il sistema dei colori: in zona gialla si va se l’incidenza è pari o superiore a 50 e inferiore a 150 casi ogni 100mila abitanti, il tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva è superiore al 10% e quello dei reparti ordinari al 15%.

Al momento non ci sono regioni in queste condizioni, ma il nord est potrebbe essere il primo ad arrivarci con il Friuli che ha già raggiunto due parametri su tre (incidenza a 233 e occupazione terapie intensive al 10,9%).

Se invece la situazione dovesse peggiorare, non si possono escludere nuove misure, a partire da quelle locali come ad esempio ha già annunciato il sindaco di Verona imponendo l’obbligo della mascherina all’aperto e del green pass per accedere ai mercatini di Natale.

Quel che è certo, poiché il governo lo ha già escluso, è che non ci saranno lockdown per i non vaccinati sulla scia di quanto stanno facendo altri paesi europei.

Un intervento ci sarà comunque prima di Natale, quando sul tavolo dell’esecutivo arriverà la proroga dello stato d’emergenza.
Si interverrà con un decreto, come già fatto a luglio, per portarlo almeno fino alla fine di marzo.
E alla stessa data dovrebbe essere prolungato anche l’obbligo del green pass.

In questo caso ci sarà però da valutare un aspetto: il pass ha validità un anno mentre il richiamo della terza dose va fatto a sei mesi dalla conclusione del ciclo vaccinale.
Significa che anche chi deciderà di non fare la terza dose avrà un green pass valido. Elemento che potrebbe contribuire a non far decollare la nuova campagna vaccinale.

Al momento, secondo quanto si apprende, non ci sarebbe intenzione di modificare la durata delle certificazioni anche se, come hanno ripetuto più volte sia il presidente del Consiglio Mario Draghi sia il ministro della Salute Roberto Speranza, saranno i dati epidemiologici e l’andamento della curva del virus a guidare le scelte della politica e non viceversa.

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