Mafia in Veneto, operazione “Taurus”: 33 arresti e oltre 100 indagati, sequestri per oltre 3 milioni

ultimo aggiornamento: 16/07/2020 ore 07:50

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Il Veneto non può dirsi al riparo dalle infiltrazioni mafiose. Lo dimostrano gli arresti di questa mattina dell’operazione “Taurus” con oltre cento indagati nell’ambito di un’inchiesta sulle infiltrazioni della ‘Ndrangheta in Veneto che si è conclusa oggi mattina con 33 arresti. I reati sono: associazione di tipo mafioso, traffico di stupefacenti, estorsione, rapina, usura, ricettazione, riciclaggio, turbata libertà degli incanti, furto aggravato, favoreggiamento, violazione delle leggi sulle armi. Oltre alle misure cautelari, beni sequestrati per un valore di oltre 3 milioni di euro

Il Ros, con il supporto dell’Arma territoriale in Veneto, Emilia Romagna, Lombardia e Calabria, ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Venezia su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia, nei confronti di 33 indagati per associazione di tipo mafioso, traffico di stupefacenti, estorsione, rapina, usura, ricettazione, riciclaggio, turbata libertà degli incanti, furto aggravato, favoreggiamento, violazione delle leggi sulle armi, con le aggravanti mafiose previste dall’articolo 416 bis-1 del codice penale.

Contestualmente, sono state notificate più di cento informazioni di garanzia ed effettuate numerose perquisizioni, nonché sequestrati beni mobili e immobili per un valore complessivo, si diceva, di oltre 3 milioni di euro.

I provvedimenti scaturiscono da un’attività investigativa avviata nel 2013 – anche a riscontro delle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia – per ricostruire un traffico di stupefacenti diretto verso il Veneto, successivamente ampliata per accertare l’eventuale presenza in quella regione di strutture di ‘ndrangheta.

Le indagini hanno consentito di individuare gravi elementi di responsabilità in ordine ad una strutturata consorteria ‘ndranghetistica stanziata a Sommacampagna (in provincia di Verona) almeno dal 1981, riconducibile alle famiglie “Gerace-Albanese-Napoli-Versace” originarie della piana di Gioia Tauro (Reggio Calabria) e con ramificazioni in diversi comuni della Provincia di Verona (Villafranca Veronese, Valeggio sul Mincio, Lazise e Isola della Scala).

In particolare è stato possibile fare emergere importanti elementi di responsabilità partecipativa alla struttura ndranghetista con articolata divisione dei compiti all’interno del gruppo, nonché il suo legame con il “Crimine di Polsi” in Calabria, confermando ulteriormente il carattere unitario della ‘ndrangheta.

Le indagini hanno anche evidenziato la capacità di intimidazione e conseguente assoggettamento delle vittime, realizzati attraverso la commissione, nel tempo, di un sistematico e rilevante numero di reati (in particolare estorsioni ed usura), acclarando anche la realizzazione di un vorticoso giro di false fatturazioni per operazioni inesistenti.

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Inoltre sono stati documentati diversi episodi di riciclaggio, commessi attraverso società di cui i formali titolari si servivano, avvalendosi anche della mafiosità dei loro interlocutori, per trarre un personale tornaconto.

Dal quadro emerso dalle indagini è possibile ipotizzare, sulla base dei concreti elementi acquisiti, la capacità della consorteria di acquisire, direttamente o indirettamente, la gestione e il controllo di attività economiche nei più svariati settori (in particolare costruzioni edili e movimento terra, impiantistica civile ed industriale, servizi di pulizia e di affissione della cartellonistica pubblicitaria, commercio di autovetture e materiali ferrosi, nonché trasporti su gomma) anche in collegamento con soggetti contigui alla cosca “Grande Aracri” di Cutro in Calabria, stanziali nella provincia di Verona.

Infine, gravi elementi sono emersi in ordine alla gestione, da parte dei sodali, di un traffico di stupefacenti, sviluppato nel veronese attraverso due canali di approvvigionamento: uno in Calabria e l’altro facente capo ad appartenenti a gruppi criminali albanesi e sloveni. Nel corso delle attività, sono stati sequestrati ingenti quantitativi di cocaina e marijuana.

COMMISSIONE ANTIMAFIA

“Un’altra brillante operazione antindrangheta della Dda di Venezia – commenta il deputato del Pd Nicola Pellicani, componente della Commissione Antimafia che conferma come il fenomeno sia esteso e radicato anche nel Veneto. 33 arresti, oltre 100 indagati e il sequestro di beni per oltre 3 milioni di euro tra Veneto, Emilia Romagna, Lombardia e Calabria. Un ulteriore elemento che porta a ribadire il massimo impegno di tutti per contrastare la criminalità organizzata e diffondere la cultura della legalità”.

“Intervenga subito la Commissione Antimafia – aggiunge Pellicani – con un programma di audizioni che da troppo tempo stiamo aspettando. È urgente calendarizzare in tempi strettissimi le audizioni con il Procuratore di Venezia Bruno Cherchi, il Prefetto di Venezia Vittorio Zappalorto e la Guardia di Finanza. L’emergenza Covid-19 sta aggravando il quadro delle infiltrazioni mafiose. Non più tardi della settimana scorsa era stato il Procuratore Nazionale Federico Cafiero De Raho a mettere in guardia sulla presenza e il radicamento delle mafie in Veneto”.

“Lo dimostrano anche gli ultimissimi dati della Guardia di Finanza: su 2.700 nuove imprese nate in Veneto durante il lockdown, dai controlli emerge che 900 sono gestite da persone con precedenti penali – prosegue il deputato – e 200 di queste da soggetti con precedenti per mafia, usura, riciclaggio e frode fiscale. Anche per questo la DDA di Venezia e la Guardia di Finanza stanno conducendo un progetto di indagine e monitoraggio delle attività economico-finanziarie, per individuare quelle più esposte alle infiltrazioni mafiose, soprattutto a causa della crisi economica, e prevenire questi fenomeni”.

I COMMENTI

“Esprimo la gratitudine di tutti i veneti per bene alla Dda di Venezia, al Procuratore della Repubblica Bruno Cherchi, al Comandante del Ros Pasquale Angelosanto e a tutti i suoi uomini per averci regalato una giornata radiosa nella lotta quotidiana alla criminalità organizzata che cerca spietatamente di infiltrarsi nella nostra regione”.

Con queste parole, il presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, si complimenta con inquirenti e carabinieri per la maxi operazione contro la ‘Ndrangheta. “Abbiamo – aggiunge Zaia – l’ennesima conferma dell’ottimo lavoro quotidiano della DDA veneziana e della Procura nel contrasto a un fenomeno criminale che semina morte con la droga e che, con molti altri gravi reati, mette a rischio l’economia e il lavoro della gente per bene. Questa, come altre in precedenza, è un’operazione a difesa delle persone e, al contempo, dell’economia reale, per garantire la libera concorrenza in un ambiente pulito e non drogato da attività illecite”.

“Siamo in ottime mani – conclude Zaia – perché con questa professionalità e tenacia, altri successi arriveranno. La malavita tutta sappia che, in Veneto, c’è tanta gente che le renderà la vita sempre più dura”.

A fargli eco è l’assessore regionale allo Sviluppo Economico ed Energia, Roberto Marcato: “Mi congratulo con la Direzione distrettuale antimafia di Venezia per questa straordinaria operazione che ha portato all’arresto di 33 persone e a oltre 100 indagati con l’accusa di gravi reati. Un plauso a tutte le donne e gli uomini che hanno lavorato a quest’operazione e alle Forze dell’Ordine, impegnate quotidianamente al contrasto di questi fenomeni criminali, soprattutto nell’attuale periodo di crisi dove, purtroppo, si stanno intensificando situazioni di questo tipo sfruttando la fragilità di alcuni imprenditori”.

“Esorto tutti gli imprenditori a non farsi abbagliare da occasioni facili e scorciatoie, perché non esistono – continua l’assessore regionale -. Non fatevi conquistare da offerte allettanti, perché purtroppo possono trasformarsi in veri e propri cappi al collo, che prima o poi vi strozzeranno”.

“Non esistono scappatoie – conclude l’assessore Marcato – e, prima di cadere in queste facili trappole, abbiate la forza ed il coraggio di denunciare. Le istituzioni sono al vostro fianco ed il sistema Veneto è un sistema sano, che non abbasserà mai la guardia sulle infiltrazioni malavitose nel nostro territorio”.

(foto d’archivio)

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