L’Uomo Vitruviano al Louvre, Italia Nostra: prestare il capolavoro è pericoloso

ultimo aggiornamento: 04/04/2019 ore 08:35

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L'Uomo Vitruviano di Leonardo al Louvre: prestare il capolavoro è pericoloso

Per celebrare i cinquecento anni dalla morte di Leonardo, le Gallerie dell’Accademia organizzano la mostra “Leonardo da Vinci. L’uomo modello del mondo”, dal 17 aprile al 14 luglio 2019.
Al centro dell’esposizione, ovviamente, il prezioso Uomo Vitruviano.

Qualche mese dopo il Louvre realizzerà un’analoga mostra, con prestiti anche dalle stesse Gallerie, e vorrebbe anche l’Uomo.

Non occorre entrare nel merito della polemica sui prestiti, che temiamo aumentati nel numero. La questione dell’Uomo è comunque senza possibilità di interpretazioni capziose essendo la legge stessa a vietare quel prestito, ex art. 66, comma b del Codice dei Beni Culturali, che regola l’uscita temporanea per manifestazioni.

L’uscita è vietata per «i beni che costituiscono il fondo principale di una determinata ed organica sezione di un museo, pinacoteca, galleria, archivio o biblioteca o di una collezione artistica o bibliografica».

È ovvio che tra le opere che costituiscono fondo principale delle Gallerie dell’Accademia, secondo la lista redatta dal Comitato scientifico delle stesse Gallerie, ci sia l’Uomo Vitruviano, al pari de La tempesta di Giorgione e del Ciclo di Sant’Orsola di Carpaccio.

Ma c’è un altro motivo, non bastasse il rispetto della legge, ed è lo stato di conservazione del capolavoro: da Roma sappiamo dell’esistenza di una relazione dei tecnici delle Gallerie che dichiarano l’estrema fragilità dell’opera e la necessità che dopo l’esposizione prolungata di Venezia torni al buio del caveau per non essere ulteriormente danneggiata.

E sempre il Codice dei Beni Culturali, art. 66, comma a, decreta che non possono uscire «i beni suscettibili di subire danni nel trasporto o nella permanenza in condizioni ambientali sfavorevoli».

La direttrice uscente, di conseguenza e in ottemperanza alle prescrizioni dell’Istituto Centrale de Restauro, ha affermato l’impossibilità di prestare l’Uomo Vitruviano, se non altro in quanto già in mostra a Venezia da aprile a luglio.

Potrebbe essere assicurato per 200 milioni di euro, ma se lo perdessimo si cancellerebbe una parte fondamentale della nostra storia.

Si teme tuttavia che per ragioni di opportunità politica e di mantenimento di buone relazioni con la Francia vinca ancora una volta un malinteso concetto di ‘valorizzazione’ piuttosto che la corretta tutela prescritta dalla legge.

Italia Nostra, preannunciando una richiesta di accesso agli atti per poter leggere la relazione dei restauratori, chiede dunque che il Ministro dei Beni culturali e il Segretario Generale Panebianco, nonché Direttore per avocazione delle stesse Gallerie, senz’altro in linea con le stringenti norme di tutela, si oppongano con fermezza a qualunque eventuale pressione politica contraria alla corretta tutela del capolavoro leonardesco e neghino il prestito, come loro dovere, al potente Louvre.

Lidia Fersuoch
presidente della Sezione di Venezia di Italia Nostra

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