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Giallo della ricina: il medico del Cardarelli indagato e le ricerche sul web sono le piste

Due donne morte per ricina a Campobasso: indagato il medico che le visitò. Gli investigatori seguono le ricerche online

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Il fatto: due donne sono morte a fine dicembre dopo essere state avvelenate con la ricina. La Procura indaga sul doppio decesso mentre emergono nuovi elementi: il medico del pronto soccorso che le aveva visitate è tra gli iscritti nel registro degli indagati e gli investigatori stanno analizzando ricerche online e oggetti sequestrati in casa.


P.V., 58 anni, è il medico del pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli di Campobasso che aveva visitato la famiglia Di Vita il 26 dicembre. Con lui in quelle visite erano coinvolti anche altri colleghi: per lui, insieme ad altri quattro medici, è scattata un’iscrizione per omicidio colposo. L’iscrizione è arrivata prima che la Procura di Larino aprisse un fascicolo per duplice omicidio premeditato contro ignoti.

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Secondo la ricostruzione fornita dal medico in un’intervista al Corriere della Sera, il primo accesso al pronto soccorso era stato caratterizzato da sintomi riconducibili a un quadro gastroenterico. Antonella e la figlia quindicenne Sara lamentavano vomito, diarrea e dolori addominali, mentre il marito Gianni accusava crampi, stanchezza, cefalea e nausea senza vomito.


A metà mattinata Antonella aveva mostrato un miglioramento tale da poter parlare con il medico per una decina di minuti; sulla base del quadro clinico iniziale e della valutazione di più medici, la diagnosi ipotizzata fu di natura infettiva e la coppia venne dimessa. Sara, invece, rimase in osservazione perché alcuni esami richiedevano il parere di un infettivologo; dopo la consulenza specialistica la ragazza fu dimessa nel pomeriggio.


La normalità apparente si spezzò il giorno successivo. Il 27 dicembre Sara tornò in ospedale con un codice rosso: ipotesi di pressione bassa, linguaggio rallentato e tendenza al sonno. La sorella accanto a lei riferì che «diceva cose strane», particolari che indussero il personale a trattenerla e a iniziare la terapia. Per un periodo parve migliorare e chiese di tornare a casa, ma in serata si alzò per andare in bagno e crollò. Gli esami ematochimici e l’emogasanalisi evidenziarono un peggioramento rapido e fu chiamata la Rianimazione.


Sara morì quella stessa sera; Antonella il giorno seguente. Il medico legale che ha eseguito le autopsie ha ritenuto che entrambe avrebbero dovuto rimanere sotto osservazione più a lungo e che Sara avrebbe dovuto essere trasferita prima in terapia intensiva. Il medico ha replicato che le decisioni sono state prese sul quadro clinico presentato al momento del primo accesso e che, in quell’occasione, più specialisti avevano condiviso l’ipotesi di una gastroenterite. «La ricina si traveste così», ha osservato il medico, spiegando che il rianimatore è stato allertato non appena il quadro è precipitato.

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Il dottore non esclude che le due esposizioni al tossico possano essere avvenute in momenti diversi. Ha indicato tre possibili scenari: una doppia somministrazione, l’evoluzione clinica di una singola esposizione o una malattia virale cui si sia aggiunto un veleno in un secondo momento. Ha tuttavia sottolineato che saranno i periti a stabilire la dinamica precisa.


Le analisi del centro antiveleni di Pavia, concluse dopo circa tre mesi, hanno confermato la presenza di ricina nel sangue di Antonella e Sara a livelli stimati 250 volte superiori alla soglia letale. All’ingresso in ospedale, però, nessuno aveva sospettato un avvelenamento: all’inizio si era ipotizzata un’intossicazione alimentare legata a una cena del 23 dicembre, alla quale non aveva partecipato la figlia maggiore, Alice.


Negli ultimi giorni gli investigatori hanno concentrato le attenzioni su alcuni riscontri. La squadra mobile di Campobasso ha perquisito l’abitazione e due studi professionali del marito e padre delle defunte, commercialista, sequestrando tra l’altro una borsa appartenente ad Antonella e una copia del romanzo “Tiro al piccione” di Giose Rimanelli.


Lo Sco sta inoltre analizzando una serie di ricerche su internet relative alla parola «ricina» effettuate prima dei decessi, con l’obiettivo di risalire agli indirizzi IP e ai dispositivi utilizzati. In passato testate locali avevano raccontato di utenti anonimi che su forum e social avevano posto domande sui rischi legati all’acquisto di ricina, sostenendo come pretesto la necessità di informazioni per la scrittura di un romanzo. Gli investigatori ora lavorano per individuare l’origine di quelle ricerche.

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Mario Nascimbeni
Mario Nascimbeni
Giornalista professionista, collabora con testate nazionali. Ha base operativa a Roma, ma la sua professione lo porta in ogni parte del mondo.
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