10.7 C
Venezia
venerdì 15 Ottobre 2021

Violenze sulle donne e femminicidio: riflessioni. Anche sulla donna che non scappa. Di Andreina Corso

HomeViolenza contro le donneViolenze sulle donne e femminicidio: riflessioni. Anche sulla donna che non scappa. Di Andreina Corso

Un’importante iniziativa, segnalata dal Corriere del Veneto riguarda la terapia psicologica cui verranno sottoposti gli uomini che stanno scontando la pena in carcere per il reato di violenza e femminicidio nelle carceri di Padova e di Belluno.
Si tratta di un significativo e necessario intervento psicologico – educativo sugli uomini che si sono macchiati di crimini sulle donne che solo da gennaio di quest’anno hanno mietuto 46 vittime.
Durante i colloqui, i terapeuti cercheranno di portare al ripensamento degli atti tremendi che gli uomini hanno esercitato sulle donne, spingendosi a individuare da quale impulso possa essere cresciuta una violenza tanto efferata.
E quindi di riuscire a entrare tra i meandri della mente che ha potuto pensare, delle mani che hanno potuto uccidere, per far sì che l’uomo che uscirà dal carcere dopo aver scontato la pena, non assomigli più a quello di prima, non si riconosca.
Il lavoro degli psicologi e dei terapisti insiste sugli strumenti capaci di risvegliare la consapevolezza e più a fondo le ragioni di quella violenza omicida sulle donne e non solo.

Da anni ci si interroga sulle ragioni della violenza, ogni ambito della scienza ha contribuito a sviluppare e sostanziare un pensiero capace di leggere un fenomeno tanto inquietante.
La psicologa Nicoletta Regonati spiega che «Quello della violenza sulle donne è un fenomeno trasversale. In carcere ci finiscono ragazzi poco più che maggiorenni e pensionati, laureati e semianalfabeti. E questo perché gli abusi hanno radici che affondano in fattori diversi. C’è chi ha avuto genitori aggressivi e chi sente di non avere scelta e vuole il controllo dell’altro, magari per un senso di superiorità del maschio sulla femmina».
Attraverso ventiquattro incontri in carcere – due ore la settimana, che possono proseguire anche all’esterno, quando il detenuto ha finito di scontare la pena – gli psicologi puntano a far sviluppare all’autore dei maltrattamenti un senso di autocritica. «Il 90 per cento di chi accetta di partecipare – assicura – continua a mantenere un comportamento non violento anche dopo la scarcerazione».

La vicenda di Saman, la ragazza pachistana sparita nel nulla e a parere del fratello uccisa e sepolta da uno zio per non aver accettato un matrimonio combinato dalla famiglia con un uomo in Pakistan, ha riacceso il dibattito sulle origini della violenza e il prof. Luigi Manconi dalle pagine de Il Manifesto non si è sottratto a un’analisi coraggiosa, nascosta sotto il tappeto, come si fa con la polvere, per non volerla, saperla, vedere. “Vanno affrontate le implicazioni profonde che la sorte toccata a Saman ci consegna. Innanzitutto, si può dire che, contrariamente a quanto sostenuto da alcuni, “l’Islam c’entra“. Insomma, quello della diciottenne pachistana non è stato l’ennesimo femminicidio. Si tratta, piuttosto, di un crimine che ha visto coinvolto un intero clan parentale, determinato a osservare ciò che rappresentano un principio e una norma. Principio e norma che sono l’esito dell’incontro tra un’idea fondamentalista dell’Islam e una tradizione patriarcale e tribale dell’ordine familiare.

Dunque, se è errato demonizzare l’Islam nel suo complesso, è altrettanto superficiale rifiutarsi di vedere il peso esercitato da un’interpretazione integralista del Corano nel condizionare i comportamenti di una parte rilevante dei fedeli.
Anche perché lo scontro tra due concezioni dell’Islam, l’una fondamentalista e l’altra progressiva, è al centro di una grande battaglia culturale, in corso in tutti i Paesi occidentali nel cuore delle stesse popolazioni musulmane (in Italia, circa 1 milione e 600 mila individui). Un conflitto intergenerazionale. Una sorta di “lotta di classe” culturale, che oppone i musulmani di seconda generazione a gran parte dei musulmani di quelle precedenti”.

sponsor

 

“È una sfida combattuta all’interno delle comunità e delle famiglie con risultati alterni; e che ha visto Saman soccombere davanti al dispotismo familiare fattosi azione criminale. Ma, grazie al cielo, decine di migliaia di sue coetanee e coetanei stanno vincendo la loro battaglia: o perché trovano in famiglia condivisione di valori e aspettative, o perché riescono, nonostante tutto, a ottenere il riconoscimento dei propri diritti. Sono i tantissimi giovani musulmani che frequentano le scuole e le università italiane, che intrecciano relazioni sociali “miste”, che si riuniscono in forme associative che ne agevolano l’emancipazione”.

Per tutti questi motivi, gli operatori che si troveranno a dialogare in carcere con chi ha commesso un reato così abnorme, dovranno trovare il modo di entrare nella complessità, nelle diversificazioni dei radicamenti territoriali, ambientali, culturali e comportamentali.
Un carico terapeutico che avrà bisogno di tanti specialisti di differenti ambiti: c’è una responsabilità individuale e una collettiva da analizzare.

La scrittrice Michela Murgia s’interroga sul perché di uomini violenti ce ne siano migliaia e picchino, violentino altrettante donne ogni anno.
Sostiene che non si tratta di folli e che le cause sono culturali.
”Sono il frutto di un processo sociale, che costruisce e alimenta in tutti e in tutte noi l’idea che una donna sia una cosa (“sei mia/sono sua”) o una funzione (“la moglie/fidanzata/figlia/sorella/madre”), ma mai una persona dotata di autonomia.

sponsor

 

Quella cultura è fatta di tante cose. La prima è il rifiuto di molti ad accettare che il maschilismo esista e faccia ogni anno decine di morti. Negare che esista è un modo per continuare a pensare che quelle morti siano tutti raptus, tutti gesti inconsulti, tutte eccezioni.
Poi c’è la resistenza ai programmi scolastici di educazione contro gli stereotipi di genere: a dire uomo, donna, amore e addio si impara, ma in Europa i soli paesi che non lo insegnano sono l’Italia e la Grecia”. (da Donna Moderna).

Stando al report sul periodo pandemia dell’Istat, nel primo semestre 2020 i femminicidi sono stati quasi la metà del totale degli omicidi (il 45%): il 10% in più rispetto ai primi sei mesi del 2019, quando la percentuale era del 35%.
Inoltre, nei due mesi di confinamento più duro – quelli tra marzo e aprile -, i femminicidi hanno raggiunto un picco del 50%.

Nel 90% dei casi gli assassini erano membri della comunità familiare, e nel 61% si trattava di un partner o ex partner. Le persone, cioè, con le quali spendevano la maggior parte del loro tempo chiuse in casa.
Non che la violenza sia nata con la pandemia, certo. Ma quest’ anno è stato indubbiamente particolare ha aumentato le situazioni di pericolo per le donne già a rischio, peggiorando spesso la loro condizione.

» leggi anche: “Saman e le tradizioni fondamentaliste. Le voci del mondo. Di Andreina Corso

Spesso a farle stare male è anche la presenza dei figli in casa, costretti ad assistere alle violenze molto più di prima.
L’età media di chi chiede aiuto è tra i 39 e i 59 anni, ma la verità è che ci sono anche tantissime giovani appena maggiorenni. A peggiorare la loro condizione è la dipendenza economica: non avendo prospettive lavorative anche a causa della pandemia, molte di loro hanno desistito dallo scappare.
La donna che non scappa è la donna che si chiede dove andare, cosa fare, tanto più se ha dei bambini.
La responsabilità di questi numeri è anche di chi non fa niente per darle un’opportunità.

Andreina Corso

Copyright 2021: www.lavocedivenezia.it .
Tutti i diritti sono riservati.
Duplicazione vietata. Condivisione consentita.

Andreina Corso
Cittadina 'storica' di Venezia, si occupa della città e della sua cronaca. Cura gli approfondimenti, è giornalista, insegnante, autrice letteraria, poetessa.

Data prima pubblicazione della notizia:

La discussione è aperta (nessuna registrazione richiesta)

Please enter your comment!
Please enter your name here

NOTIZIE DELL'ARCHIVIO DEL GIORNALE COMMENTATE DAI LETTORI QUI SOTTO

pubblicità
spot
Advertisements