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Un documentario che indaga le radici culturali e psicologiche della violenza di genere sarà presentato in anteprima il 3 settembre allo Spazio Regione del Veneto, all’Hotel Excelsior del Lido. Si tratta de La Trappola di Venere, progetto ideato e interpretato da Gianluca Mech che approda all’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nella sua forma più matura.
L’opera è nata come cortometraggio e videoclip musicale, e nel 2025 ha compiuto un percorso istituzionale che l’ha portata in tournée in tutta Italia, toccando luoghi come la Camera dei Deputati e il Consiglio Regionale del Piemonte. Quel cammino ha accompagnato la trasformazione del progetto: oggi il materiale si presenta come documentario, in cui linguaggio artistico e testimonianze si intrecciano.
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Scopri come fare
A Venezia verrà mostrata la sezione documentaristica del lavoro, scelta dettata da ragioni di durata dell’evento. Il film non si concentra sulle conseguenze della violenza, ma sulle sue radici: gli aspetti culturali, le dinamiche psicologiche e i meccanismi sociali che la alimentano.
Il nucleo narrativo prende ispirazione da una distinzione della tradizione greca tra due Afrodite: Pandemia, legata a un amore terreno, possessivo e geloso, e Urania, figura dell’amore puro e liberante. Questa dicotomia è stata rielaborata in chiave contemporanea per tracciare un ritratto complesso del fenomeno.
Nel documentario affiorano due figure simboliche: Venere Pandemia ed Venere Urania. Venere Pandemia è interpretata da Elisa D’Ospina e rappresenta una tentazione che non urla ma sussurra, una presenza che alimenta risentimento e controllo. Venere Urania, affidata a Valeria Marini — madrina del progetto — incarna invece l’antidoto: un messaggio che invita a riconoscere la fine di una storia come possibile salvezza e a rifiutare la logica del possesso.
Accanto alle Venere, il film costruisce figure che danno voce a istanze differenti. La Legge, interpretata da Stefano Andrea Macchi, restituisce il punto di vista del diritto e della giustizia, frutto del confronto con avvocati e giuristi. Chiedi Aiuto, ruolo interpretato dallo stesso Mech, è invece il racconto di un femminicida che dal carcere ricostruisce il proprio percorso: un percorso che non nasce alla fine di una relazione, ma si forma in età giovane, attraverso modelli distorti e i primi episodi di bullismo di genere.
Le testimonianze raccolte nel documentario provengono da professionisti della medicina, della psicologia, del diritto, dalla magistratura e dalle associazioni impegnate sul tema. A queste si aggiungono interventi di genitori, per mettere a fuoco il contesto sociale in cui si sviluppano atteggiamenti pericolosi.
Alla proiezione seguirà un talk con esperti, rappresentanti della giustizia, esponenti della società civile e genitori. Parteciperanno inoltre gli studenti della MFR IFACOM de La Ferrière (Francia), coinvolti nel confronto post‑proiezione. L’incontro sarà condotto da Elisa D’Ospina e Gianluca Mech.
La scelta di indagare il linguaggio quotidiano — dai messaggi sui telefonini ai gruppi WhatsApp, passando per le chiacchiere nei bar e per il bullismo nei banchi di scuola — costituisce il filo conduttore del documentario. L’intento dichiarato è mostrare che la violenza non è un fenomeno lontano, ma qualcosa che può essere normalizzato nelle conversazioni e nei comportamenti di tutti i giorni.
Appuntamento per la presentazione: 3 settembre 2026, ore 14:00–15:00, Spazio della Regione del Veneto, Hotel Excelsior, Lido di Venezia, 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica.
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