Chiude il negozio di scarpe Marinello in Strada Nuova: in arrivo ristorante
Dispiace ai veneziani che chiuda un negozio familiare come quello dei fratelli Roberto e Paolo Marinello, vicino all’ex Cinema Italia, che hanno venduto scarpe per tanti anni ad adulti e bambini, a una clientela affezionata, di riferimento per le radici residue alle quali era rimasta attaccata e forse pensava non dovessero essere recise.

Al suo posto, un progettato ristorante con terrazza a riproporre il senso e nonsenso di una strategia invincibile che privilegia l’apertura continua di bar e ristoranti, senza limite alcuno, visto che non esistono regole che potrebbero disciplinarne l’abuso.

Nella zona, si vive un sentimento di riconoscenza verso questi due commercianti che nel tempo avevano attrezzato il negozio di articoli sportivi, scarponi, sci, tute invernali e altre specifiche attività, non ultimo la nascita di uno Sci Club, trasferte e soddisfazioni, gruppi amici appassionati di sport.

Del resto, i veneziani non ci sono quasi più e i fratelli Marinello non ce l’hanno più fatta a sopravvivere e nello stesso tempo ad assistere a una città in svendita; accanto al loro negozio l’ex cinema Italia è diventato un supermercato Despar, di fronte la Coop.

ASSOCIAZIONE LA VOCE DI VENEZIA 5X1000

La loro è una resa che induce al rimpianto, ma forse non è più tempo neppure per questo ‘sentire, provare nostalgia’.

Rimane un ‘conta’ sgradevole da registrare che allunga le file di luoghi come le isole, di edifici, come la Camera di Commercio, di palazzi antichi destinati a diventare alberghi, sapendo che la città ogni giorno perde il valore della sua identità e si smarrisce altrove.

Andreina Corso

► La Venezia che cambia: addio barbieri. Attività che spariscono dopo decenni
► Venezia sempre più bar, bancarelle, souvenir, ma la città dov’è?

3 persone hanno commentato questa notizia

  1. purtroppo è una notizia che non fa notizia, tanto ormai noi veneziani siamo abituati a questi “eventi”. Succede anche in altri centri storici ma questa è una ben magra consolazione perché qui generi di prima necessità se ne trovano sempre meno. Evidentemente i ristoranti rendono e l’importante è guadagnare! Ma fino a quando?

  2. Dispiace molto. Ma è vero anche che in quel negozio, come in tantissimi altri a Venezia, il prezzo delle scarpe era esorbitante. E lo dico a malincuore da residente. Perché se è un’amara realtà quella che siamo invasi, soffocati, violentati da bar/ristoranti/negozi “per turisti”, è pur vero che le attività dedicate alla residenza scelgono di avere dei prezzi fuori mercato (intendendo per mercato anche Mestre, e il resto della regione o d’Italia). E questo non solo quando i titolari sono in affitto — e quindi vittime a loro volta dell’avidità di altri — ma anche quando sono proprietari dei muri! Quindi cari concittadini di cosa ci dovremmo lamentare, ancora, se non della schifosa avidità senza fine che ci ha portato fin qui? Un’avidità che dagli anni ’60 piano piano ha portato a vendere tutto?
    E intanto chi decide (assessori, dirigenti, funzionari, gondolieri, commercianti) è andato a vivere a Mogliano, Mestre, Treviso, Favaro, Spinea… e via discorrendo.

Lascia un commento alla notizia che hai appena letto (nessuna registrazione necessaria)

Please enter your comment!
Please enter your name here