La Venezia che cambia: addio barbieri. Attività che spariscono dopo decenni

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La Venezia che cambia: addio barbieri. Attività che spariscono dopo decenni

La crisi. La mancanza di “vocazioni” delle nuove generazioni. Gli affitti “impossibili” di Venezia. Ognuno troverà la sua spiegazione all’ennesimo fenomeno di cui siamo testimoni. Per anni, lustri, decenni, alcuni di loro hanno accompagnato la vita fin da quando si era bambini. Loro erano “complici”, amici, anche se si entrava accompagnati dalla mamma.

Barba, taglio e capelli, così si andava dal barbiere vicino a casa, si scambiavano quattro chiacchiere, qualche innocente pettegolezzo, si commentavano le notizie del giorno. Magari due barzellette che ti predisponevano al buon umore.

Un posto, una bottega odor di sapone e un tempo di brillantina, caratterizzava la bottega del barbiere, che oggi in centro storico è sempre più difficile scovare.

Se ne contano oggi solo 7 e quarant’anni fa erano oltre trenta, in una Venezia abitata e vissuta. Molti anziani ricordano la bottega del barbiere con nostalgia, c’era chi raccontava barzellette, chi addirittura intonava brani di opere liriche.

Nemmeno i barbieri sono usciti indenni dallo spopolamento della città. Di questo calo ne hanno risentito anche i negozi di parrucchiere “per signora”, che dal 1976 sono scesi da 186 a 112.

Preoccupazione per questo settore la esprime la Confartigianato con Enrico Vettore, pur riscontrando una tenuta dei centri d’estetica, che sembrano rispondere alle esigenze di una clientela più giovane.

Le ragioni della crisi, la Confartigianato le coglie nella crisi economica, per cui per molte persone andare dal parrucchiere diventa un lusso che non si possono permettere. E poi c’è la concorrenza, definita “sleale”, delle catene di negozi stranieri (soprattutto cinesi), che offrono un servizio coiffeur a pochi euro, alle botteghe nei centri commerciali, a “taglio e barba” a domicilio.

Addio quindi ai barbieri, a quel posto di svago e ritrovo, se non verrà rivista la normativa europea che ha sancito il blocco delle licenze e se non si prevederanno affitti possibili in difesa “del mestiere”, che è anche arte e testimonianza.

E addio anche a quella socialità che negli anni ha segnato la quotidianità, ispirato scrittori e registi, che attraverso la bottega del barbiere, hanno offerto uno spaccato illuminante della società.

Andreina Corso

(foto: negozio di “Bepi e Claudio”, barbieri per oltre 40 anni in Campo SS. Giovanni e Paolo)

Riproduzione Riservata.

 

2 persone hanno commentato questa notizia

  1. Adesso c’è un acconciatore,forse anche questo è un segno dei tempi.oggi dal barbiere ci vanno i vecchi quelli che non si radono a casa o a zero.risultato?chiudono perché non conviene.Fra un po’ andremo dai frati per i capelli e per mangiare.Chissà forse non sarà poi tanto male,almeno ci ritroveremo fra persone che hanno voglia di stare insieme

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