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sabato 27 Novembre 2021

Venezia sempre più bar, bancarelle, souvenir, ma la città dov’è?

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In una Venezia asfissiata di turismo bar, souvenir e fast food prolificano

Un turista ignaro potrebbe chiedersi, ma la città, dov’è? Per scoprirla dovrebbe scavalcare un’orda di turisti come lui, che si accingono ad esplorarla, gente di ogni dove, di ogni lingua e cultura che la cerca, questa città che tutti, ma proprio tutti hanno diritto di visitare.

Invece no, per poterla “godere” il nostro fiducioso turista se la deve vedere con gli sguardi accusatori dei veneziani che non ne possono più, ma anche con lo slalom fra bancarelle, plateatici che arrivano giusti alle sue gambe, carrelli, valigie, bar e osterie con la gente in coda, negozi e banchi di souvenir, pizza al taglio, panini e bibite, da acquistare ‘a spintoni.’

In fondo tutti possono vendere quel che loro aggrada, basta mettere in bella mostra la merce e voilà il gioco è fatto. Del resto, se lo permette la legge (Bersani), che male c’è? Il nostro turista non può sapere che sono spariti i negozi di alimentari, le botteghe artigianali, che le case sono diventate alberghi, che i veneziani residenti sono ridotti all’osso, che qui non si applicano norme, che per esempio a Firenze vengono rispettate.

Quali? Il limite di vendita nel centro storico di articoli che non rappresentano l’artigianato tipico della città, nella sua storia e tradizione. Non dovrebbe capitare al nostro amico turista di credere di comperare un oggetto in vetro di Murano che invece è stato fatto in Cina, non è bello essere ingannati e non è giusto.
E non è solo colpa della politica, evidentemente, ma da un criterio introiettato di dubbio diritto a fare quel che più conviene.

Un altro aspetto inquietante riguarda l’offerta al mondo di aperitivi notturni in tanti bar che sponsorizzano l’iniziativa. L’offerta passa via internet e a Venezia arrivano tanti giovani da tutto il Veneto, per vivere la notte ‘brava’.

I residenti sopportano, lamentano comportamenti incivili provocati dall’abuso di alcol, chiudono porte e balconi, si bevono una camomilla e il mattino dopo scrivono al Sindaco, ma nei giorni successivi, nulla cambia.

Succede così che ‘lui’, il turista immaginario di questa cronaca, al quale va tutta la nostra solidarietà, non conoscendo tutto lo stupore veneziano che la notte gli riserva, si fermi in un affollato bar per bere un caffè, e lui, povero uomo astemio osservato con diffidenza dagli estimatori di Bacco, si chieda, ma la città, dov’è?

Andreina Corso

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Andreina Corso
Cittadina 'storica' di Venezia, si occupa della città e della sua cronaca. Cura gli approfondimenti, è giornalista, insegnante, autrice letteraria, poetessa.

5 persone hanno commentato. La discussione è aperta...

  1. Gentili Patrizia e Pasquino, mi piace parlare con voi, perché siete persone appassionate e attente alla vita della città e dei veneziani. E’ vero che molti hanno approfittato malamente del turista, è vero che è stato violato il marchio made in Murano, è vero che quelle fabbriche davano lavoro, è vero che si doveva salvaguardare l’ambiente, la salute e lo sviluppo. Non so, non si sa perché è diventato tutto così incompatibile, impossibile.
    Eì vero che non è stato rispettato il diritto di vivere in questa città e che l’esodo è stata la risposta forzata a questo limite che ha ridotto a 54mila i residenti. E’ vero che la politica della Casa ha fatto acqua da tutte le parti e che abbiamo ragione ad indignarci.

    Sì, è bello che la città sia abitata, vissuta e che tutti indistintamente ne possano godere gli spazi e e la comunicazione, che una volta era solo per pochi eletti. Però, non lo so, non saprei spiegarmi: è proprio necessario stordirsi, star male e far star male gli altri, disturbando di notte ed impedendo agli altri di riposare, di dormire? Non giudico i ragazzi, mi preoccupa il bisogno di evasione che di notte esprime un modo di vivere e sentire la vita disarmonico, mi fa male pensarli e vederli in situazioni critiche mentre potrebbero vivere la città in altro modo, più sereno e quieto, anche di notte.
    Ma non è colpa loro, questo è il mondo che siamo riusciti ad offrire. Ed è triste.
    Vi saluto caramente e nel ringraziarvi per la fiduciosa attenzione che rivolgete a me e al giornale, vi auguro una notte serena.
    Andreina

  2. Gentilissima Signora Andreina.
    Si doveva cominciare dopo il 1966 a salvaguardare Venezia ed i suoi abitanti. Chi ha voluto tutto questo ha saputo aspettare, la strategia economico-politica ha bisogno di tempo. Ora siamo in un punto di non ritorno. Per quanto di Murano mi lasci dire, quando non c’era la Cina ad esportare, si vendevano i bicchieri di industrie italiane, i servizi tre fuochi, ecc. spacciandoli per “Made in Murano”. La fabbriche di Murano avevano bisogno di depuratori e di altro, meglio chiudere ed aprire dove più conviene. Il Male di Murano è stato Murano stesso, ha spremuto la mucca all’inverosimile in un giro di corda vizioso che l’ha portata a suicidarsi. Il peccato è che dava lavoro, un lavoro tanto duro, a tanta brava gente onesta, che poi è quella che ha subito.

  3. La città non è mai stata così allegra e vivace,mi sembra che non vi vada mai bene niente,ma vi ricordate quando la città di sera era deserta,e non parlo di prima della seconda guerra mondiale,mi riferisco alla fine degli anni 60.
    Di sera si poteva andare solo in due locali Antico Pignolo o Martini ,e poi per le strade la morte civile.

    • Gentilissima Signora Andreina.
      Si doveva cominciare dopo il 1966 a salvaguardare Venezia ed i suoi abitanti. Chi ha voluto tutto questo ha saputo aspettare, la strategia economico-politica ha bisogno di tempo. Ora siamo in un punto di non ritorno. Per quanto di Murano mi lasci dire, quando non c’era la Cina ad esportare, si vendevano i bicchieri di industrie italiane, i servizi tre fuochi, ecc. spacciandoli per “Made in Murano”. La fabbriche di Murano avevano bisogno di depuratori e di altro, meglio chiudere ed aprire dove più conviene. Il Male di Murano è stato Murano stesso, ha spremuto la mucca all’inverosimile in un giro di corda vizioso che l’ha portata a suicidarsi. Il peccato è che dava lavoro, un lavoro tanto duro, a tanta brava gente onesta, che poi è quella che ha subito.

    • C’è differenza tra vivacità ed allegria, a chiasso notturno, schiamazzi di gente ubriaca ed altro proprio sotto le finestre di chi deve dormire ed andare a lavorare di giorno, il tutto accompagnato da musica assordante.

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