Il Mose non funzionerà: trovati danni e ruggine

Acqua alta eccezionale a Venezia: il 29-10-18 i residenti hanno passato una vera e propria giornata di passione, ed ora in molti si chiedono: “E il Mose?”

Il giorno più terribile per Venezia sembra alle spalle. Nel pomeriggio, in realtà, sono continuate ad arrivare altre notizie preoccupanti dalla cintura, come una piena del Piave attesa per le 17.30 che ha consigliato le autorità di evacuare l’outlet di Noventa e ad emettere un’ordinanza per tenere chiuse tutte le scuole attorno al fiume nella giornata di domani, ma nel centro storico la vita tentava di riprendersi la normalità.

Per tutta la mattinata i negozianti hanno lavorato per spingere fuori dai locali ai piano terra l’acqua residua. Ovunque, davanti alle vetrine, scatoloni dal fondo bagnato e merce da buttare impilata.

Passata la paura, in ogni caso, nel day after di Venezia, i cittadini si sono chiesti spesso che cosa aspettarsi a questo punto dal famoso Mose.
Proviamo a farne il punto, tralasciando volontariamente in questo caso le vicende giudiziarie che lo hanno coinvolto.

Il vituperato sistema di paratie mobili che dovrà difendere Venezia dall’alta marea è un manufatto avviato nel 2003 ed ha raggiunto oggi un avanzamento pari ad oltre il 90%.
L’esecuzione dei lavori è affidata al Consorzio Venezia Nuova che opera per conto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e (dell’ex) Magistrato alle Acque di Venezia.

Il sistema concepito è relativamente semplice. In parole povere: paratie, cioè cassoni di cemento grandi come palazzi, agganciati ai fondali, si dovrebbero alzare all’occorrenza bloccando il flusso del mare con la marea.

Lo stesso Consorzio Venezia Nuova in ottobre 2012 (in occasione di un’altra alta marea “sostenuta”) dichiarava: Venezia con il sistema delle paratìe mobile del Mose non sarebbe affondata per una notte e una mattina intere. In questi giorni si è visto come i finanziamenti per il Mose siano in realtà finanziamenti per Venezia. Basta rilevare il degrado a cui è sottoposta la città quando è sommersa da maree continuative di medio alto livello. Con il Mose in funzione, giovedì 31 a fronte di una previsione di acqua alta per le ore 23.45 di 140 centimetri, di una permanenza della marea per tutta la notte sopra i 110 e di un successivo colmo alla mattina di giovedì attorno ai 140, l’innalzamento delle paratoie sarebbe avvenuto alle ore 20, quando in laguna ci sarebbe stato un livello di 65 centimetri. Le paratoie sarebbero rimaste alzate per 17 ore e abbassate intorno alle 13.30 del giorno successivo”.

Certezze in queste parole, come anche nella affermazione finale secondo la quale l’opera – che ha inghiottito tutti i denari della Legge Speciale per Venezia degli ultimi anni, come ricordava spesso in maniera accalorata l’allora sindaco Massimo Cacciari – sarebbe stata conclusa nel 2016.

Successivamente è stato comunicato che il Mose non sarebbe stato operativo fino al 2017 come dichiarava il direttore del Cvn, Hermes Redi, e la causa sembra essere stata attribuibile ai mancati finanziamenti ‘’tolti per qualche mese e poi restituiti’’ dallo Stato.

In realtà, ad oggi, fine 2018, non vi è ancora una data certa dell’operatività dell’opera. Troppe incertezze sembrano offuscare il campo per vederci con chiarezza, come la funzionalità effettiva delle dighe mobili, i materiali usati, le cerniere già esposte da anni alla salsedine, e via dicendo. Il Consorzio Venezia Nuova ha ora ipotizzato come data il 2021 per la realizzazione delle strutture che dovrebbero impedire le alte maree, ma il collaudo appare lontano ed esso richiederà almeno tre anni di esercizio controllato prima della certificazione definitiva.

Parlando, invece, di dati certi, si può dire che l’opera per la salvaguardia di Venezia è costata finora alle casse pubbliche più di 5 miliardi di euro e, al momento, mancano di essere collocate le ultime 20 paratoie della bocca di porto di Lido Sud.

Poi bisognerà costruire parallelamente la struttura che dovrà governare il Mose: impianti dell’aria, dell’acqua, l’antincendio, i condizionatori, gli ascensori.

“Ma, alla fine, il Mose funzionerà?”. Questa la domanda semplice ma più importante dell’ ‘uomo comune’.

Prima di tutto bisogna ricordare che l’opera prevede una grande organizzazione per la sua gestione e per la sua manutenzione.
Chi si assumerà l’onere di tale impegno? Un soggetto pubblico o privato? A livello locale o a livello ministeriale? Quanto costerà, sarà manutenzione ordinaria o straordinaria? E dove si reperiranno i fondi per questo continuo esercizio?

Sulla funzionalità operativa, infine, gli interrogativi più stringenti. Come hanno ricordato l’on. DA VILLA, l’on. SPESSOTTO, l’on. COZZOLINO (M5S) tempo fa: “Scopriamo dai satelliti dell’Ismar-CNR che i cassoni di calcestruzzo del MOSE stanno rapidamente sprofondando… adesso scopriamo che l’opera potrebbe essere già intaccata in una componente praticamente insostituibile che nel progetto doveva durare ben cento anni…”.
“Lo scenario adombrato dal prof. Paolucci è inquietante: rivestimenti sommari, acciai buoni adoperati nei test del progetto ma opera poi realizzata con altri, più scadenti, e soprattutto tre bocche di porto su quattro che hanno i cassoni e le ‘femmine’ delle cerniere calati in acqua ed esposti al mare, senza le paratie contenenti gli anodi di zinco demandati alla protezione elettrolitica delle cerniere”.

Quello che appare dunque certo, al momento, è solo che per almeno diversi anni ancora dovremo attendere con trepidazione il suono delle sirene sospirando, magari ripensando alle parole dell’ex sindaco Giorgio Orsoni che nel 2013 dichiarava: “Il Mose è un’opera frutto dello sforzo di tante competenze sia dell’imprenditoria che della politica. Per Venezia è certamente un momento di svolta…”.

Paolo Pradolin

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