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Il Mose non funzionerà: trovati danni e ruggine

“Il MoVimento 5 Stelle ha sempre sostenuto che era impossibile separare la corruzione dei partiti famelici dalla realizzazione tecnica del MOSE, e i fatti ci danno nuovamente ragione”: così i portavoce M5S veneti alla Camera dei Deputati Marco Da Villa, Emanuele Cozzolino e Arianna Spessotto annunciano il deposito di una interrogazione sul nuovo sconcertante episodio che riguarda la maxiopera di ingegneria idraulica della Laguna , costata finora 5,5 miliardi.

La divulgazione del rapporto commissionato dal Provveditorato alle Opere Pubbliche veneto a Gian Mario Paolucci, già docente di Metallurgia all’università di Padova, ha fatto saltare tutti sulla sedia e rischia di compromettere anche il programmato completamento dell’opera entro il 2018. Le cerniere che uniscono in modo flessibile le paratie destinate ad alzarsi in caso di acqua alta e gli enormi blocchi di cemento sul fondale, per lo specialista padovano sono a rischio di corrosione elettrochimica con conseguente possibile cedimento della paratoia.

“Lo scenario adombrato dal prof. Paolucci, di cui abbiamo chiesto e ottenuto la relazione, è inquietante: rivestimenti sommari, acciai buoni adoperati nei test del progetto ma opera poi realizzata con altri, più scadenti, e soprattutto tre bocche di porto su quattro che hanno i cassoni e le ‘femmine’ delle cerniere calati in acqua ed esposti al mare, senza le paratie contenenti gli anodi di zinco demandati alla protezione elettrolitica delle cerniere”: la situazione è quella divulgata da periodici e quotidiani negli ultimi giorni, con la conferma da parte del provveditore alle opere pubbliche in carica che nessuna verifica empirica sulla struttura sommersa è stata finora effettuata, e che non si esclude la necessità di una manutenzione straordinaria che potrebbe avere portata e costi al momento difficili da delimitare.

Il rischio che in molti punti il MOSE possa cedere in tempi brevi, è concreto.
Ma il chiodo su cui battono i pentastellati non punta sull’emergenza del momento: “La cortina di opacità che dall’inizio circonda un progetto di per sé molto complesso, non solo ha favorito scambi illeciti, ma aumenta di molto le probabilità che le cose siano progettate a compartimenti stagni, realizzate male e controllate peggio. La soluzione – proseguono Da Villa, Cozzolino e Spessotto – non è dare pieni poteri al super-commissario di turno, ma che d’ora in avanti si renda pubblica l’intera documentazione del progetto, per permettere alla cittadinanza e alla comunità scientifica mondiale di valutare l’opera e fornire eventuali contributi. Così magari eviteremo il paradosso che l’esperto del Ministero non sappia nulla dei progetti realizzati dal Consorzio Venezia Nuova sugli oggetti della sua perizia”, ironizza Da Villa, facendo riferimento al bizzarro rimpallo di precisazioni e “non sapevo” tra la ditta che ha realizzato l’opera, il Consorzio e il perito del provveditorato, circa l’installazione di protezioni catodiche provvisorie sulle cerniere ancora sprovviste di paratie.

Ed è proprio trasparenza e tempestività che i tre chiedono in una interrogazione parlamentare al ministro Delrio: pubblicità del progetto, immediato monitoraggio della struttura, e chiarezza su chi dovrà pagare il conto e sul fatto che chi dovesse dimostrarsi responsabile dei problemi, non avrà affidate le soluzioni.
“A giugno 2016 scopriamo dai satelliti dell’Ismar-CNR che i cassoni di calcestruzzo del MOSE stanno rapidamente sprofondando; il prossimo settembre, se i partiti non intervengono con una legge che noi e altri gruppi abbiamo proposto, la mannaia della prescrizione azzererà il processo sullo scandalo emerso nel 2014; adesso scopriamo che l’opera potrebbe essere già intaccata in una componente praticamente insostituibile che nel progetto doveva durare ben cento anni: la stagione del segreto e dell’insabbiamento, sia metaforico che materiale, deve chiudersi senza esitazioni”, concludono i pentastellati.

on. DA VILLA
on. SPESSOTTO
on. COZZOLINO

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