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Il caso di Chiara Poggi attraversa quasi due decenni di udienze, perizie e nuovi risvolti investigativi. La giovane fu uccisa il 13 agosto 2007 nella casa di famiglia a Garlasco (Pavia). A dare l’allarme fu il fidanzato, Alberto Stasi, che ha una condanna definitiva a 16 anni ed è attualmente in semilibertà.
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Poco dopo il delitto, il 24 settembre 2007, Stasi fu fermato: sui pedali di una bicicletta vennero trovate tracce di Dna ritenute compatibili con Chiara, ma il gip lo rimise in libertà per assenza di prove. Il 17 dicembre 2009 fu rinviato a giudizio e venne assolto; in quel periodo la procura dispose una consulenza psichiatrica su Andrea Sempio.
Nel dicembre 2011 Stasi fu nuovamente assolto in appello. La Corte di Cassazione, il 18 aprile 2013, annullò il processo di secondo grado e rinviò gli atti alla Corte d’Assise d’Appello di Milano. Nel processo d’appello bis, il 17 dicembre 2014, Stasi fu condannato a 16 anni; la condanna fu confermata dalla Cassazione il 12 dicembre 2015 e Stasi si costituì nel carcere di Bollate.
Nel 2017 emerse un primo fascicolo su Andrea Sempio, indagato perché il suo Dna sarebbe stato compatibile con quello trovato sotto le unghie della vittima; quell’inchiesta fu archiviata il 28 marzo 2017. Le indagini sul giovane ripresero nel 2025: l’11 marzo Sempio fu di nuovo iscritto nel registro degli indagati; il 14 maggio furono eseguite perquisizioni a casa sua a Voghera, in quella dei genitori a Garlasco e di due amici, con sequestri di telefoni e computer. A Tromello venne dragato un canale dove fu recuperato un martello sottoposto ad analisi.
Il 25 settembre 2025 ci furono altre perquisizioni legate a un’inchiesta bresciana sulla gestione di archiviazioni da parte dell’allora procuratore di Pavia Mario Venditti; quella accusa venne poi archiviata. Il 27 novembre 2025 i consulenti affermarono che il Dna sotto le unghie di Chiara era compatibile con la linea genetica maschile della famiglia Sempio; il 18 dicembre 2025 si concluse l’incidente probatorio, con forti contestazioni sulla perizia di Denise Albani.
Una consulenza depositata il 22 marzo 2026 indicò che Chiara avrebbe lottato con l’assassino. Il 24 aprile 2026 il procuratore di Pavia, Fabio Napoleone, si incontrò a Milano con la pg Francesca Nanni e con la vice e avvocato generale Lucilla Tontodonati per discutere della revisione del processo che aveva portato alla condanna di Stasi.
Il 29 aprile 2026 a Sempio venne notificato un invito a comparire: per la Procura di Pavia sarebbe stato lui ad uccidere Chiara e gli investigatori si stavano preparando al rinvio a giudizio per omicidio volontario aggravato. Il giorno successivo i pm precisarono che, secondo l’atto d’accusa, Sempio avrebbe agito “per un rifiuto”, dopo un approccio sessuale, infliggendo dodici colpi; i legali di Sempio giudicarono il movente “fantasmagorico”. L’avvocato della famiglia Poggi replicò che “non si cambia realtà con suggestioni mediatiche”.
Nei primi giorni di maggio 2026 proseguirono gli approfondimenti: il 5 maggio le gemelle Stefania e Paola Cappa furono ascoltate come testimoni; il 6 maggio Marco Poggi, fratello della vittima, venne sentito dalla Procura di Pavia. In quella udienza Sempio si presentò e si avvalse della facoltà di non rispondere. Al fratello di Chiara furono fatte ascoltare intercettazioni nelle quali un amico ammetteva da solo, in auto, di aver tentato un approccio e di essere stato respinto; l’avvocato di quella persona, Liborio Cataliotti, dichiarò che il suo assistito “è in grado di spiegarle” una volta contestualizzate le intercettazioni.
Tra gli elementi tecnici raccolti dagli inquirenti figura anche l’impronta di una scarpa con i pallini taglia 42 che, secondo i consulenti dei pm, risulterebbe compatibile con le misure del piede di Sempio. Inoltre fu chiarito che il Dna rinvenuto sui pedali della bicicletta non era di Chiara, dato che però non emerse nel processo contro Stasi.
Nonostante i diversi passaggi giudiziari e le nuove analisi, il caso ha continuato a registrare alternanze processuali e investigative: il 28 settembre 2026 la Procura di Pavia ha nuovamente archiviato il nuovo filone d’indagine a carico di Andrea Sempio, chiudendo così un capitolo ulteriore di una vicenda rimasta al centro dell’attenzione pubblica per 19 anni.
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