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Il fuoco che abbiamo sepolto: il nuovo romanzo di Alfonso Fanella tra memoria, violenza e ritorni

Alfonso Fanella torna con Il fuoco che abbiamo sepolto, romanzo su memoria, violenza e identità tra colline pisane e un'estate

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Dopo quindici anni di assenza, Alberto Gastaldi rientra a Rambàgo, il paese sulle colline pisane che lo ha visto crescere e ferirsi. Il ritorno riapre una ferita: un’estate, quando aveva vent’anni, lo mise faccia a faccia con due presenze che avrebbero segnato la sua esistenza. Questo è il punto di partenza di Il fuoco che abbiamo sepolto, il nuovo romanzo di Alfonso Fanella pubblicato da Graphofeel Edizioni.


Nella ricostruzione narrativa, due personaggi dominano quella stagione fatale. Milan Juric è un ex combattente jugoslavo, in fuga dal trauma della guerra in Bosnia Erzegovina. La sua storia porta a Rambàgo un passato carico di ombre e una concezione della forza che affascina e spaventa.


Allo stesso tempo rientra Elisa, reduce dall’Inghilterra dopo la perdita del figlio. Per lei il paese natale è anche un luogo dove tentare di ricomporre un’esistenza spezzata. Il rapporto che si inaugura tra Elisa e Alberto prende le forme di una corrispondenza: una relazione privata, ambigua, capace di offrire al protagonista una fragile possibilità di riscatto.


La presenza di Juric e il legame con Elisa attivano in Alberto due traiettorie opposte. L’ex combattente mostra il lato seducente e contorto della violenza; Elisa propone una vicinanza che è insieme conforto e rischio. Quei mesi estivi sono costellati da eventi drammatici che sconvolgono la quotidianità del paese e lasciano la comunità in bilico. Al centro resta un mistero: Elisa scompare senza lasciare tracce. La domanda su cosa sia realmente accaduto rimane il motore della narrazione.

Fanella costruisce il romanzo attorno a un’immagine ricorrente: una linea sottilissima che separa il fuoco che illumina da quello che distrugge. È una metafora delle pulsioni che abitano ogni individuo, e diventa il filo rosso con cui il protagonista dovrà fare i conti per ricostruire la propria identità.


Il libro affronta temi delicati: memoria, conflitto interiore, i modi in cui il passato plasma il presente. L’autore richiama spunti della letteratura e della psicanalisi per inquadrare questo stato d’animo collettivo e individuale. La memoria viene descritta come uno strumento capace di plasmare la personalità, ma anche come qualcosa che, se usata male, può ferire profondamente.

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Nel corso della vicenda emergono reazioni diverse al peso dei ricordi: rancore, depressione, immobilismo. Il romanzo non propone soluzioni nette, ma esplora le modalità con cui le persone cercano una misura in grado di governare pulsioni spesso laceranti, in un’epoca segnata da conflitti e prese di posizione nette.


Dal punto di vista narrativo, Fanella costruisce un clima di tensione psicologica più che di intrigo poliziesco. Le colline pisane diventano lo sfondo silenzioso di una storia di incomprensioni e ferite interiori, dove gli effetti della violenza e della perdita si riverberano oltre i fatti visibili.


L’autore è nato in Sicilia nel 1989 e vive a Genova dal 2004. Ha studiato Storia, laureandosi nel 2013 con una tesi sul conflitto serbo‑croato degli anni Novanta e sul modo in cui il giornalismo italiano dell’epoca ne ha raccontato gli eventi. Il fuoco che abbiamo sepolto segue il suo romanzo d’esordio, Storia di un fiume in piena, pubblicato da De Ferrari Editore nel 2024.

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Mirko R.
Mirko R.
Sono universitario, appassionato di fantascienza e tecnologie. Mi trovate in giro a Mestre e Venezia, ma non solo. Mirko_R@lavocedivenezia.it
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