5 x 1000
HomeCinemaNouvelle Vague, siamo davanti a uno dei Linklater migliori di sempre

Nouvelle Vague, siamo davanti a uno dei Linklater migliori di sempre

Sembra Godard ma è Linklater. Nel suo ultimo film, “Nouvelle Vague” il regista americano realizza una ricostruzione della genesi e della realizzazione del film che ha diviso la storia del cinema in due parti, quella dell’”Innocenza” e quella del “disincanto”. Naturalmente sono molto tranchant ma se Godard non fu il primo regista della nuova onda […]

Notizia importante? Ricevila subito su WhatsApp!

Clicca qui e iscriviti subito

Gratuito, veloce e affidabile. Solo le notizie importanti!

Sembra Godard ma è Linklater. Nel suo ultimo film, “Nouvelle Vague” il regista americano realizza una ricostruzione della genesi e della realizzazione del film che ha diviso la storia del cinema in due parti, quella dell’”Innocenza” e quella del “disincanto”.

Naturalmente sono molto tranchant ma se Godard non fu il primo regista della nuova onda francese, di certo fu il più radicale. In “Fino all’ultimo respiro” (A bout de souffle,1960), il più cinico dei giovani turchi francesi, nati dalle pagine della rivista baziniana “Cahiers du cinema”, il meccanismo della settima arte viene smontato, messo in cortocircuito creando uno iato tra un prima e un dopo (forse) insanabile.

“Nouvelle vague”, l’omaggio di Linklater a quel preciso istante in cui il cinema divenne manifestamente cosciente di se stesso, è un quasi mockumentary. Che la sostanza dei fatti sia oggettiva non c’è dubbio; sul come tra le pieghe dei giorni, i pochissimi giorni messi a disposizione dal produttore del film di Godard, Georges de Beauregard, abbiamo invece tutta una serie di invenzioni che nulla hanno a che fare con i fatti reali.

Ma a Richard Linklater interessa una cosa sola, come in molti altri suoi film; mettere in scena il momento aureo della gioventù, quello in cui i giochi si fanno maturi e dopo di questi giunge “L’ora d’oro” per i personaggi. In “Nouvelle vague” il racconto è tonificato da una grande leggerezza e da quello spirito incosciente che è presente nei migliori lavori del regista di “Boyhood”, “Slacker”, “Tutti vogliono qualcosa”.

C’è un Godard piccato di essere l’unico critoco dei Cahiers a non aver ancora girato un film; abbiamo un Belmondo spirito libero che si divide tra la carriera pugilistica e quella artistica che ancora non sboccia. Arriva una giovane diva americana che finisce, come molti attori americani anche oggi, in un altro paese, dentro un altro cinema e deve confrontarsi con un universo sconosciuto che la attrae e respimge.

Il film è girato in un bianco e nero d’epoca che però non è mai stucchevole; addirittura abbiamo i famosi “bolli”, i cerchietti che venivano impressi sugli ultimi fotogrammi di una bobina e che anticipavano gli otto secondi precedenti la giunta della bobina seguente (io che sono un operatore cinematografico patentato li ricordo come croce e delizia).

5 x 1000

La ricostruzione delle scene del film originali è perfetta; possiamo davvero credere che siano dei making of plausibili, per via delle inquadrature e dei movimenti plausibili. Solo che questi significanti fondamentali che si vedono marciare diritti (dritti nella loro stortezza) durante “Fino all’ultimo respiro”, assumono un significato del tutto peculiare una volta estratti dal corpo d’opera.

Diventano IL film di Linklater, diventano la gioventù, diventano l’ironica e affettuosa elegia di un modo di buttarsi nel fare che se non è nostalgica sicuramente è moto cara al regista americano, anch’esso sperimentatore di generi e linguaggi. Un film che è anche dichiarazione d’amore ma che, nel ritrarre un (im)possibile “da farsi” ci parla di come deve essere il cinema migliore.

Eccellenti i protagonisti, un cast tutto francese se si esclude la fedele, per Linklater, Zoey Deutch che interpreta con mirabile somiglianza la indimenticata e sfortunata Jean Seberg. Così come perfetto è il coro di presenze illustri messe in scena nel film, da Jean Pierre Melville a Robert Bresson sino a François Truffaut, Agnes Varda, Suzanne Schiffmann che appaiono come fugaci folletti nell’incoraggiare il preoccupato ma altrettanto audace Godard, tardo ma imprescindibile frutto di una stagione culturale nel pieno rigoglio.

Sostanziosa la presenza del direttore della fotografia di Godard, Raoul Coutard (interpretato da Mathieu Pechinat), il quale, dato che era un ex reporter cinematografico di guerra, ci ricorda che “Fino all’ultimo respiro” fu anche il film figlio della perdita globale dell’innocenza post seconda guerra mondiale e che non poteva non essere fatto e messo in circolazione così com’è e cioè un film “brutto”. Insomma, siamo davanti a uno dei Linklater migliori di sempre, non perdetelo.

NOUVELLE VAGUE
2025, Francia
Regia: Richard Linklater
Con: Guillaume Marbeck, Zoey Deusch, Aubry Doullin, Mathieu Pechinat

La Voce di Venezia è seguita da 54.379 persone
Se hai gradito la lettura
👍   CLICCA "SEGUI" SU FACEBOOK
Giovanni Natoli
Giovanni Natoli
Giornalista, critico cinematografico e musicista. Puntuale testimone della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Facebook
LEGGI TUTTO
RIPRODUZIONE VIETATA
sono vietate anche le riproduzioni parziali di titoli, testi, foto, attraverso sistemi automatici (cd aggregatori)

Notizia interessante? Scrivi cosa ne pensi tu...

Scrivi qui la tua opinione
Il tuo nome o uno pseudonimo

ASCOLTA RADIO LA VOCE DI VENEZIA
Radio La Voce di Venezia

Persa qualche notizia? Le ultime:

vai alla HOME PAGE