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“Una battaglia dopo l’altra”: fusione tra immagine, cinetica e colonna sonora magistrali

Superando un iniziale impasse di incassi al botteghino, l’ultimo lavoro di Paul Thomas Anderson si spalma sugli schermi italiani nella grandeur del ritrovato sistema “VistaVision”, alternato al Super35 e sembra raggiungere un numero sempre più consistente di spettatori. “Una battaglia dopo l’altra” è stata una scommessa ad alto rischio per il regista. Pensato per un’audience […]

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Superando un iniziale impasse di incassi al botteghino, l’ultimo lavoro di Paul Thomas Anderson si spalma sugli schermi italiani nella grandeur del ritrovato sistema “VistaVision”, alternato al Super35 e sembra raggiungere un numero sempre più consistente di spettatori.

“Una battaglia dopo l’altra” è stata una scommessa ad alto rischio per il regista. Pensato per un’audience più vasta e generalizzata, se avesse incontrato un insuccesso avrebbe in buona parte minato le future possibilità di vedere i prossimi progetti finanziati. Buon per lui e per il cinema, quindi, che un autore riesca a trovare il successo senza rinunciare alla propria visione di cinema.

Ed è su questa visione e sul “sistema PTA” che partono le mie riflessioni. “Una battaglia dopo l’altra” è una riduzione del romanzo “Vineland” di Thomas Pynchon, padre della letteratura postmoderna. Il romanzo è una complessa e articolata odissea di un ex rivoluzionario degli anni ’60 calato in piena era reaganiana. Nel film tutto viene spostato dagli anni ’90 ad oggi. Un disadattato, Bob Ferguson, unico maschio del gruppo terrorista “French 75” che vede spiccare la figura di “Perfidia Beverly Hills”, col quale avrà una relazione e una figlia, Will, motore delle avventure che seguiranno nel presente. Il terzo protagonista è il colonnello Lockjaw, umiliato da Perfidia, il quale attuerà sulla stessa un piano di seduzione e di vendetta.

Altro non racconto, perché non voglio rivelare nulla e perché la vicenda è apparentemente complessa. Scrivo “apparentemente” perché a visione conclusa l’impressione è che i fatti narrati sono ben più semplici di come appaiono durante la proiezione. Diciamolo subito: “Una battaglia dopo l’altra” è un film girato benissimo, con delle vette che mandano in sollucchero gli spettatori. Basti pensare alla scena dell’inseguimento in cui oltre alla location abbiamo un mirabile uso di obbiettivi e movimenti di macchina, nonché dei tempi narrativi atti a dilatare e stringere per creare tensione. Impossibile non provare emozione se si è amanti della settima arte.

Ma c’è un ma: è che di fronte a tanta grazia di Dio per contrasto sono proprio i personaggi a non essere granché complessi. Colpa di una semplificazione che trasforma i soggetti in caricature monocromatiche. E riemerge il fantasma dei Coen, come in “Vizio di forma”; pare che Anderson aspiri a eguagliare il tratto descrittivo della coppia ma, al contrario di una perizia sbalorditiva come metteur en scene, non vada molto oltre il prevedibile per quanto riguarda i caratteri, le psicologie e persino la “morale” sottostante al racconto.

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Per un Di Caprio non certo esaltante abbiamo un Penn a tratti persino ridicolo nel proporre un militare da macchietta alla Joseph Heller o alla Altman di “M.A.S.H. E queste caratterizzazioni di tutti i personaggi, oltre a una parte centrale che non brilla certo per ritmo, ridimensionano la riuscita complessiva di “Una battaglia dopo l’altra”, film che spostando l’ambientazione al nostro presente raffigura le ultimissime generazioni come potenziali figli della nuova rivoluzione (vedi il gruppo di amici interraziali e genderfluid di Willa. Una concezione a dir poco semplicistica.

“Una battaglia dopo l’altra” a tratti è un po’ una montagna di idee che sembra però partorire un topolino e che, tutto sommato, non sembra poter aspirare ad essere metafora del presente. Ma contiene una qualità di regia e un uso della musica, del fedele Johnny Greenwood, su cui vale la pena spendere attenzione. Perché la fusione tra immagine, cinetica e colonna sonora sono magistrali.

Poco da dire, Anderson sa girare bene, a volte benissimo. Ma se vogliamo trovare cattiveria, satira, analisi al vetriolo sul Potere meglio cercare da qualche altra parte e possibilmente senza un finale alquanto accomodante.

UNA BATTAGLIA DOPO L’ALTRA
(One battle after another)
2025
U.S.A.
Con Leonardo Di Caprio, Sean Penn, Chase Infinity, Benicio Del Toro, Teyana Taylor

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Giovanni Natoli
Giovanni Natoli
Giornalista, critico cinematografico e musicista. Puntuale testimone della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Facebook
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