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Non so cosa possano pensarne altri di “Emilia Perez”, l’ultimo film di Jacques Audiard ma a mio parere non trovo tutti quei significati a favore del cambiamento che taluni hanno ravvisato. Cambiamenti relativi alla transizione di sesso, di scelte di vita, di relazioni con gli altri. Anzi, a mio parere, “Emilia Perez” sembra denunciare il fallimento dei desideri e l’impossibilità di cambiare davvero. E qui, se c’è un limite questo sta proprio nella non sempre controllata capacità di gestire la complessità del carattere umano da parte dello script.
Ambientato in Messico, il racconto si svolge anche in forma di musical, avvicinandosi a tratti all’opera lirica. Chissà se questa scelta è dovuta a una necessità derivata dallo stile narrativo o se Audiard si è affiancato a una moda sotterranea in cui assistiamo al ritorno di parti cantate nei film (ricordo il “Joker: folie a deux come ultimo esempio). Ma suppongo che il regista abbia voluto conferire toni di melodramma in quello che appare un feuilleton in cui la cornice pop si innesta in un racconto tragico. C’è da dire che le canzoni non sono memorabili.
Trama: Rita è un’avvocatessa che lavora nell’ombra: dotata di talento ma subordinata a un capo che si prende tutti i suoi meriti. Un giorno viene contattata da una misteriosa telefonata che le chiede un appuntamento. Durante l’attesa nel luogo prefissato Rita viene incappucciata e portata davanti al temibile narcotrafficante Manitas, che le promette di essere ricoperta di denaro se troverà il miglior chirurgo per operare la tanto desiderata riassegnazione di genere. Manitas, che è marito e padre di due figli, capisce che è giunto il tempo di sparire…
Il film segue le vicende della nuova Emilia, di Rita e della moglie dell’ex narcos di Jessica, ignara della scelta di Manitas; questa viene spedita con i due figli in Svizzera, dopo che le viene comunicato che Manitas è morto. Se, nella scena con il chirurgo di Tel Aviv che opererà il cambio di sesso, Rita dichiara cantando che il cambiamento del corpo di Manitas è il segnale di un cambiamento universale, in realtà nel corso del film troviamo i personaggi perennemente intrappolati nel loro ruolo. Emilia che ricontatta Rita quasi mettendola in trappola ripresentandosi donna a Londra perché vuole riavere la moglie e i figli con sé, spacciandosi per una zia lontana.
Rita che resta sempre nell’ombra della personalità prepotente di Emila, la quale apre una ong per la ricerca delle vittime incolpevoli delle guerre dei narcos (forse per sensi di colpa). L’unica a cambiare è l’ignara Jessica, il cui destino di vedova la vede trovare un nuovo amore, cosa che a Emilia non garba affatto, nonostante essa stessa intrecci una storia d’amore con una madre di un giovane scomparso. Ecco, questi elementi mi fan pensare che nonostante tutti gli sforzi e i cambi di destino, Emilia e Rita sono al punto di prima: una ottiene sempre ciò che vuole, la seconda è incapace di uscire dal ruolo di gregario nell’ombra. Cosa che la porterà a una vita di fatiche e di insoddisfazioni emotive.
Il film ha suscitato polemiche in ogni ambiente che va a toccare. Non è stato perdonato ad Audiard di aver girato il film a Parigi, senza collaborare con il Messico; c’è chi ha accusato il regista di usare la tragedia delle guerre dei cartelli messicani per raccontare una storia d’intrattenimento (sic)- Infine le comunità lgbtqia+ che non han gradito il personaggio di Emilia (interpretato da una transgender, Karla Sofia Gascòn). Alla fine “Emilia Perez” sembra soddisfare pochi spettatori.
Ma il film è molto ben messo in scena, non senza qualche ovvietà; se non facciamo caso alla qualità delle canzoni possiamo accettarne la loro presenza. Io ho apprezzato ma ho dovuto leggerlo in chiave beffarda, come la parodia di una santità, la costruzione di un idolo di cui solo i pochi intimi conoscono le reali facce che, sia che si manifestino con umanità sia che invece appaiano sgradevoli e non mantengano la promessa di un cambiamento integrale, sono sempre dettate dalla legge dell’egoismo. Per cui il film di Audiard, regista che in tutti i suoi film che conosco non mi ha mai completamente convinto, resta un bel po’ ambiguo nonostante la forza di certe scene e una convincente riproposizione di Selena Gomez come attrice impegnata.
E alla fine, nonostante per molti la stella del film sia la Gascòn, è difficile non accorgersi che il peso del racconto gravi su una eccellente Saldana. La quale, al contrario di Emilia vede il suo corpo decadere e la sua vita privata diventare sempre più vuota di affetti, annullata com’è dalla onnipresente ombra della protagonista. Karla Sofia Gascòn per la cronaca è doppiata da Vladimir Luxuria, che però funziona solo a tratti. In definitiva un film con motivi di interesse e il cui racconto appassiona ma che non si capisce sempre cosa voglia dire.
EMILIA PEREZ
(Francia 2024)
Regia: Jacques Audiard
Con Karla Sofia Gascòn, Zoe Saldana, Selena Gomez
Giovanni Natoli
Agg. 03/02/2025 , 18:16
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