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Joker, Folie a Dèux, film che – nonostante tutto – funziona

Joker, Folie a Dèux, è il film del momento, ma non per gli stessi motivi del capitolo precedente, bensì per il flop che soprattutto negli Stati Uniti si è abbattuto peggio dell’uragano Milton. Pubblico arrabbiato, critiche perlopiù negative. In difesa del film si è levata la voce di Francis Ford Coppola, in sala con “Megalopolis”; […]

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Joker, Folie a Dèux, è il film del momento, ma non per gli stessi motivi del capitolo precedente, bensì per il flop che soprattutto negli Stati Uniti si è abbattuto peggio dell’uragano Milton. Pubblico arrabbiato, critiche perlopiù negative. In difesa del film si è levata la voce di Francis Ford Coppola, in sala con “Megalopolis”; un altro film che sta raccogliendo decise critiche. Probabile che Coppola senta il nuovo capitolo su Joker come un fratello che azzarda e fallisce, come certi suoi film. Compreso il padre spirituale del film di Phillips: ”Un sogno lungo un giorno”.

Joker 2: un film stravagante, grazie anche alla prevalenza di parti cantate come in un musical. Chi ha amato il “Joker” del 2019 sembra rigettare questo sequel. Abbiamo buoni argomenti di riflessione, compresi gli attacchi social a Coppola da parte dei detrattori di “Folie a dèux”. Un fenomeno grave visto che più che legittime repliche, abbiamo una sequela di insulti nei confronti di un maestro del cinema che, senza che per forza debba avere ragione, resta più autorevole di molti leoni da tastiera.

Il mio pensiero riguardo “Joker: folie a dèux”. Parto da quelli che mi sembrano gli aspetti negativi. Primo: la dipendenza dal capitolo precedente. Il nuovo film di Phillips è troppo legato a livello narrativo al numero uno; se non lo si è visto è ben difficile che si possa seguire senza perdersi questo nuovo appuntamento con Joker. Di regola i sequel hanno comunque una autonomia che permette di seguire con una certa agevolezza le vicende raccontate. Forse siamo di fronte a un ennesimo caso di cinema che insegue la serialità televisiva. Questo per me non va affatto bene.

L’altro aspetto problematico sono i momenti in cui il film non mantiene alta la tensione, risultando a tratti noioso. E non parlo dei passaggi musicali da parte dei due protagonisti; forse perché sono rimasto uno dei pochi al mondo ad amare i musical, o forse perché l’uso di celeberrime canzoni del songbook americano sono un’ottima idea per far parlare i due protagonisti con un linguaggio al di là del bene e del male, delle dicotomie delle normali relazioni (e Phoenix è un cantante adatto alla circostanza). La canzone popolare, quella grande, racconta con precisione e concisione i moti dei sentimenti in un modo che qualsiasi altra forma, poesia esclusa, non riesce a fare senza rischio di prosaicità.

Comunque, nonostante i difetti che ho elencato sopra, a mio avviso “Joker: folie a dèux” funziona. Rischia grosso, potrebbe essere anche oggettivamente un disastro ma è un disastro di tipo particolare. Aperto da un cartoon in perfetto stile Warner Bros anni ’60, in cui si riassume non solo il film precedente ma la sostanza del conflitto interiore tra Arthur Fleck e la sua ombra-Joker e la relazione con il popolo e le autorità, questo secondo appuntamento con questo eroe malgrè lui può essere letto oltre la saga di un vilain dei fumetti.

Un momento della grandissima interpretazione di Joacquin Phoenix. Credits foto Niko Tavernise 2024 per Warner Bros Entertainment. Nel riquadro i due interpreti principali del film a Venezia dove il film è stato presentato in anteprima mondiale

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Tenendo conto degli aspetti sociologici del primo capitolo, “Folie a dèux” si può interpretare come la Passione di un di messia involontario, portatore di un rancore degli ultimi, sopraffatti dal chi detiene il potere, in testa la famiglia Wayne. In questo i due film raccolgono ed elaborano un aspetto sociale caratteristico del nostro tempo. Fleck è un essere umano usato, sia da chi lo vuole colpevole, sia da chi lo vuole incapace di intendere e quindi non responsabile dei cinque omicidi (l’avvocato della difesa) e anche da Harleen Quinzel/Harley Quinn, che vuole la libertà non dell’uomo Arthur Fleck ma del Redentore Joker.

Joaquin Phoenix continua a convincere, con la voce e il corpo, nell’incarnazione di questo disperato, una via di mezzo tra il Travis e il Rupert di scorsesiana memoria. Attore di grande talento ma spesso sul filo dell’overacting, anche in questo film mantiene alta una qualità che nel primo Joker era stata la punta di diamante del film. Stupisce la Harley di una dimessa Lady Gaga a cui non viene risparmiata alcuna evidenziazione di difetti del volto e sciatteria nel vestiario. Tutto sommato la sua recitazione appare convincente e aderisce al ruolo richiesto. Ovviamente come musicista è impeccabile.

Che Phillips abbia in mente una rilettura dell’io diviso, un uomo del sottosuolo di dostoevskiana memoria che già era la base per Travis Bickle di “Taxi Driver”, appare chiaro nella scelta di rappresentare la scissione del personaggio tra momenti in cui indossa la maschera di Joker e altri in cui è l’emaciato Fleck. Il cerone sul volto si fa e si disfa a seconda dei momenti in cui la crisi interiore è assente o presente. E alla resa dei conti, davanti alla scelta finale, capiamo che abbiamo seguito solo un precursore, un Giovanni Battista rovesciato, una vittima delle sue stesse scelte che dovevano riguardare solo sé stesso ma a cui poi è seguita una popolarità a cui avrebbe dovuto rinunciare.

“Folie a dèux” sembrerebbe volerci ammonire sulla pretesa di trovare un messia, un uomo forte, un portabandiera per un occidente in crisi che non sa trovare una via d’uscita se non nel populismo. E sul sempiterno influsso dei media nelle vicende.

È un film strano, diviso tra furbizia e sincerità, elefantiaco; una impostazione, musical compreso, che già sulla carta sembrava una sconfitta annunciata. Come alla fin fine è successo. Resta da chiedersi se sia saggio pensare a un film di genere come se fosse un saggio di antropologia e darlo in pasto agli appassionati del primo Joker, confidando nell’idea di portare alle estreme conseguenze le caratteristiche del predecessore e anzi ingigantendole e deviandole. Eccesso di presunzione? . Ma, a rischio di essere preso a sassate virtuali sui social, per me “Folie a dèux” è un film se non riuscito perlomento stimolante.

JOKER: FOLIE A DÈUX
(2024, U.S.A.)
Regia: Todd Phillips
Con: Joaquin Phoenix, Lady Gaga, Catherine Keener, Brendan Gleeson

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Giovanni Natoli
Giovanni Natoli
Giornalista, critico cinematografico e musicista. Puntuale testimone della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Facebook
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2 persone hanno commentato. La discussione è aperta...

  1. Redazione, Natoli Autore.
    Ho letto su Joker folie à deux. Per me è un capolavoro, sotto tutti gli aspetti. Per altro già annunciato dall’easter egg contenuto del film del 2019 quando Joker, e non Il Joker, incontra Batman bambino. Pertanto data la differenza di età lui non può essere Il Joker. È praticamente un film in due parti, ma considerata l’ignoranza del pubblico si sarebbe dovuto capire che non avrebbero neppur inteso che cosa stavano guardando.
    Cordialità Maura Mari

  2. L’ho visto. Durante la proiezione mi lasciava un po’ interdetto, sempre in attesa di qualcosa che stava per accadere. Così siamo arrivati alla fine, che mi ha obbligato a giudicarlo giorni dopo. Sono d’accordo sul definirlo “interessante”. Certo se l’intento era quello di stupire, cosa non facile dopo il primo, c’è riuscito pienamente, in un modo o nell’altro. Grazie

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