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Omicidio Yara: Bossetti resta detenuto. Tutto ruota attorno al Dna

Massimo Bossetti rimarrà in carcere, quindi. Fissata per il 3 luglio prossimo l’udienza per l’omicidio di Yara Gambirasio e per la calunnia a Massimo Maggioni, collega verso cui indirizzò i sospetti in un interrogatorio. L’udienza preliminare, dopo cinque tentativi di scarcerazione, ha dato lo stesso risultato. Il Dna, prova regina, è l’indizio compromettente, sebbene la […]

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Massimo Bossetti rimarrà in carcere, quindi. Fissata per il 3 luglio prossimo l’udienza per l’omicidio di Yara Gambirasio e per la calunnia a Massimo Maggioni, collega verso cui indirizzò i sospetti in un interrogatorio.
L’udienza preliminare, dopo cinque tentativi di scarcerazione, ha dato lo stesso risultato. Il Dna, prova regina, è l’indizio compromettente, sebbene la difesa di Bossetti sostenga che quel quadratino di stoffa dei leggins e degli slip di Yara, recanti un profilo genetico maschile, non possano essere considerati prova legittima perché la procedura è stata eseguita come consulenza del pm ed è quindi di parte.

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Il gup dell’udienza ha però stabilito che il pm poteva scegliere lo strumento che voleva e quindi, come avevano già deciso in precedenza altri giudici, quella consulenza non si tocca.
La difesa non si è però arresa. Gli avvocati di Bossetti, Claudio Salvagni e Silvia Gazzetti, hanno richiesto che vengano approfonditi tutta una serie di dubbi, con l’incidente probatorio, un esame a cui anche la difesa può partecipare con i suoi consulenti. Occorrerebbe quindi ripetere il test del Dna ripartendo dalle tracce sui vestiti, ma ci vorrà del tempo.

Durante l’udienza inoltre, i difensori del carpentiere di Mapello hanno elencato molte delle anomalie e verifiche, a loro giudizio trascurate. Per esempio, sugli indumenti di Yara c’è il Dna nucleare ma non quello mitocondriale di Bossetti, un secondo Dna ignoto è presente sugli slip, per il Ris non è interpretabile mentre per la consulente dei difensori si tratterebbe di tracce pilifere che non appartengono a Bossetti; il Dna sulla manica del giubbotto, attribuito all’insegnante di ginnastica della vittima non è stato approfondito, così come per quello su un guanto della bambina e su una salvietta nel campo.

«La verità fa paura. Abbiamo chiesto l’incidente probatorio senza temere che potessero emergere elementi a nostro sfavore. Siamo amareggiati perché tra i motivi per respingerlo il giudice ha indicato anche la scadenza dei termini di carcerazione» così ha dichiarato amareggiata la difesa di Bossetti.

Redazione

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29/04/2015

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