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Villaggio Sinti addio. Ruspe abbattono ultime casette. Di Andreina Corso

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La via del Granoturco, con quel nome suggestivo che fa pensare alle spighe al sole, assisterà all’ultimo atto di un’integrazione negata.
Eppure quel Villaggio destinato ai Sinti, voluto dall’allora sindaco di Venezia Massimo Cacciari nel 2009, convinto nell’assegnare un posto, un’abitazione dignitosa e servizi al popolo dei Sinti che vivevano in condizioni pietose in via Vallenari, a Mestre, sarà definitivamente abbattuto a colpi di ruspe.
Le ultime casette bifamiliari spariranno e con esse finiranno nell’oblio le persone che le hanno abitate (ora dove vivono?), portandosi appresso una storia di difficoltà e vessazioni.
Il Comune ne ha già autorizzata la demolizione prevedendo 175mila euro per l’abbattimento di “quel che resta” di una comunità e dovrà altresì provvedere alla rimozione dei rifiuti che negli anni si sono accumulati di fronte al campo per mano di chi pensa che buttare la spazzatura davanti a un villaggio di sinti, si può, talvolta, si deve.
Il sociologo Gianfranco Bettin in un suo articolo in quegli anni, ha ricordato

i blitz dei leghisti che hanno colpito la comunità sinta composta di 169 persone, sottolineandone l’infamia e il razzismo.
“Di per sé, – scrive – il blitz ha raccolto ben poco, una ventina di persone. In compenso, a favore del villaggio, si sono schierate tutte le istituzioni della città, associazioni e gente di buona volontà, il Patriarca, la Caritas, mentre prefetto e questore hanno garantito che l’insediamento non ha mai dato problemi. I sinti sono tutti residenti, tutti regolari, tutti lavorano, tutti i loro bambini vanno a scuola. Il progetto, risalente al ’98, era nato sulla base di finanziamenti governativi. Inaffidabili, come sempre in questi casi, i vari governi hanno poi tagliato i fondi. Così il Comune, che si era impegnato con i sinti e con la città attraverso un contratto di quartiere, ha deciso di onorare l’impegno stanziando la cifra necessaria”.
Ora che siamo giunti all’ultimo atto vien da chiedersi a chi attribuire questo grigio e sinistro finale che la via del Granoturco subirà, senza aver visto crescere le spighe nel suo campo. Dove vivono ora quelle famiglie? Si spera in case comunali, poiché sono residenti e ne avrebbero diritto.

“C’è da essere fieri di essere veneziani”, scriveva Gente Veneta nel narrare la storia del villaggio Sinti di Mestre.
“Oggi i ragazzi sinti non solo vanno tutti alle scuole dell’obbligo, ma anche alle superiori. E, pian piano, lo stesso villaggio viene abbandonato: le famiglie vanno ad abitare in case “normali”, in giro per la città.
Ci sono ancora sacche di disagio e di malcostume, ma molto ridotte rispetto a un tempo. E la sfida è quasi vinta.
Ma che cosa ci è voluto per vincerla? Tanto lavoro in perdita.
Cioè grandi investimenti di soldi, tempo, intelligenza.
In un contesto di grande pazienza e determinazione.
C’è stato bisogno di amministratori che investissero soldi pubblici per passare dal campo nomadi con una sola doccia per 38 famiglie alle casette pulite, arredate e dotate di servizi igienici privati.
C’è stato bisogno di operatori professionali e educatori che hanno accompagnato con competenza, in tutti questi anni, le persone e le famiglie.
C’è stato bisogno di volontari motivati, capaci di resistere alla fatica e allo scoramento delle delusioni.

>> vedi anche: I Sinti non pagano l’affitto: Comune di Venezia alle prese con la “morosità”

Il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, l’ha più volte ribadito: il campo dei sinti di Mestre?
Un piccolo villaggio, in grado di ospitare centocinquanta persone che sono tutti cittadini italiani da almeno un paio di generazioni.
Un villaggio che avrà casette ma anche lo spazio per parcheggiare la roulotte.
Le persone contrarie insorgono. E si sprecano nei commenti da far accapponare la pelle.
Ma tant’è, il pacchetto sicurezza appena approvato dal Consiglio dei Ministri va in quella direzione.
Così sulla stampa locale si possono leggere le esternazioni del centrodestra veneziano. «Una follia, i problemi dell’integrazione non si risolvono così. Il nuovo campo che risponde alle esigenze di chi ci vive già non farà che attrarre nuovi nomadi».
“La proposta dell’amministrazione è «scandalosa, una decisione che grida vendetta. A Mestre non si fanno le opere strategiche come le fognature – dice – o non si trovano le risorse per abbassare le rette degli asili nido ma in compenso si investono quasi tre milioni di euro per strutture con acqua, luce e gas che chissà chi pagherà».

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Commenti ripetuti e si rinnovano sempre in litanie che contrappongono i bisogni e che sempre i contrari all’integrazione sociale esternano per rivolgersi alla ‘loro’ gente, più che alla società civile.
Gente che condivide un cieco livore e che pensa che uno zingaro sia sempre e comunque un delinquente e che quel popolo, quel gruppo “cencioso e così disuguale”, come scriveva nella sua canzone parabola ‘Quando gli zingari arrivarono al mare’, Enzo Jannacci, negli occhi, non l’ha mai saputo guardare.

Andreina Corso
[29/09/21]

*I sinti sono una etnia di origine nomade dell’Europa, tra quelle tradizionalmente dette degli zingari. L’origine del nome sinti è nella parola indo-persiana Sindh, a indicare la regione nella Valle dell’Indo e lo stesso fiume Indo, nell’attuale Pakistan e India nord-occidentale, e per estensione tutta l’India” (Wikipedia).

– O –

Dello stesso argomento:
Consiglio Comunale boccia richiesta di referendum: il villaggio Sinti si farà
campo sinti via matteotti cadoneghe roulotte accampamento rom up 600
Il Consiglio comunale non ha approvato l’ammissibilità del referendum popolare, quindi non ci sono più ostacoli all’ allestimento del nuovo villaggio per la popolazione nomade in Via Vallenari.
La discussione era all’ordine del giorno ieri con il titolo: “Ritieni che la realizzazione del campo nomadi che costa milioni di euro rientri nelle priorità del tuo Comune di Venezia?” con mozione presentata dai consiglieri Raffaele Speranzon, Alfonso Saetta, Alberto Mazzonetto, Antonio Cavaliere.
Vano anche il tentativo dei consiglieri che avevano consegnato alla segreteria generale del Comune 12.506 firme di cittadini favorevoli all’indizione del referendum.

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La seduta, che ha avuto diversi momenti di tensione tra le opposte fazioni e tra il pubblico presente, è stata molto seguita all’interno della sala consiliare e all’esterno, davanti al mega schermo appositamente allestito.
Fuori dal Municipio anche alcune decine di esponenti dei centri sociali che hanno contestato con lancio di uova alcuni consiglieri comunali che entravano in Municipio per partecipare alla seduta.

Redazione
[17/03/2009]

– O –

Dello stesso argomento:
Campo Sinti, le casette fatte dal Comune ora si abbattono: “Per prevenire la marginalità”
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Campo Sinti in via del Granoturco: abbattuti stamattina altri sette moduli abitativi. Colle e Venturini: “Un atto necessario per evitare l’arrivo di altre situazioni di marginalità sociale”.
Ruspe in azione questa mattina al campo Sinti in via del Granoturco a Favaro Veneto, inaugurato nel novembre del 2009.
Dopo i cinque moduli abitativi già rasi al suolo lo scorso anno sono state abbattute oggi altre sette casette, alla presenza della vicesindaco di Venezia, Luciana Colle, e dell’assessore alla Coesione sociale, Simone Venturini.


“Lo scopo – ha spiegato Venturini – è di evitare che le casette rimaste vuote, in stato estremamente degradato e quindi irrecuperabili e inutilizzabili per altri scopi di natura sociale, possano essere occupate da altre persone, magari provenienti da campi nomadi di altre città, creando ulteriori situazioni di tensione e di marginalità sociale. In questi ultimi anni il Comune ha voluto accendere i riflettori sulla situazione del campo, con una particolare attenzione ai diritti dei bambini e all’assolvimento dell’obbligo scolastico”.

venturini colle abbattimento casette sinti up 680
Vicesindaco di Venezia, Luciana Colle, a destra, e l’assessore alla Coesione sociale, Simone Venturini.

“La nostra volontà – ha ribadito Colle – è di evitare situazioni di marginalità, come quelle che si erano venute a creare in questi anni. L’obiettivo è ridare dignità alle persone e ai luoghi, nel rispetto anche di chi abita in questa zona.

Il nuovo campo Rom nel 2009 era stato voluto dalla Giunta Cacciari e il costo delle casette (e relativi allacciamenti) era stato attorno ai 4 milioni di euro.
L’iniziativa, per dare una sistemazione decorosa alla popolazione Rom demolendo l’accampamento di via Vallenari, aveva provocato vivaci proteste di privati e comitati che evidenziavano come molti cittadini “regolari” fossero senza casa.

Redazione
[14/07/20]

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