Veronica Panarello confessa: ho gettato io il corpo di Loris

ultimo aggiornamento: 19/11/2015 ore 07:23

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Veronica Panarello confessa: ho gettato io il corpo di Loris

Veronica Panarello crolla e, pur continuando a negare di avere ucciso il suo piccolo Loris, ammette di averne buttato il corpicino nel canalone di Santa Croce Camerina dove fu poi trovato dal cacciatore Orazio Fidone.

È la svolta di una giornata che ieri ha visto tornare per le strade del paesino della provincia di Ragusa questa madre con la faccia smunta, nascosta all’interno di una Volante, per confessare come si è liberata del corpo, ma giurando di non avere ucciso il bambino: «L’ho trovato a casa strangolato dalle fascette elettriche con cui giocava… Ho provato a soccorrerlo. Non c’era niente da fare. Nessuno mi avrebbe creduta e allora l’ho portato nel canalone…».


Veronica Panarello confessa che Loris Stival sarebbe morto mentre giocava con le fascette elettriche che lo hanno strangolato. E’ questa la più recente versione della madre a investigatori e magistrati di Ragusa.

Secondo la madre di Loris sarebbe stato un “incidente” avvenuto quando lei era tornata a casa, dopo avere accompagnato a scuola il figlio più piccolo, in una stanza dove il bambino di 8 anni era rimasto da solo. L’ha trovato a terra, strangolato dalle fascette di plastica, vittima probabilmente di un gioco, e ha tentato di salvarlo. Ma senza riuscirci.

Veronica, presa dal panico, pensando che nessuno le avrebbe creduto ha sollevato il corpicino del piccolo e lo ha portato in contrada Mulino Vecchio adagiandolo nel canalone. Facendo tutto da sola. Poi, andando verso il castello di Donnafugata, ha gettato lo zaino di Loris, in una campagna abbandonata, vicino a vecchi casolari.


E’ un passo avanti nella ricostruzione della tragica morte di Loris, rispetto alle versioni
fornite sul quel maledetto 29 novembre del 2014 a Santa Croce Camerina.

Veronica Panarello ribadisce di “non avere ucciso Loris”, ma parla di un “incidente avvenuto a casa”. Dalla negazione della ricostruzione delle immagini riprese dalle telecamere dislocate in paese e delle indagini di polizia di Stato, squadra mobile e carabinieri, quale quali emergeva che lei non era stata a scuola quel giorno, alla conferma che Loris era rientrato a casa e che era stata lei a dargli le chiavi.

E dai ricordi, che, come aveva detto al marito, Davide Stival, “erano confusi” emerge la nuova verità: è stata lei a portare il cadavere del bambino nel canalone di contrada Mulino Vecchio dopo che “Loris è morto per un incidente a casa”.

Una ricostruzione che fonti impegnate nell’inchiesta definiscono “quanto meno bizzarra”. La linea dell’accusa, infatti, non è cambiata. Per il procuratore capo Carmelo Petralia e il sostituto Marco Rota è stata lei ad uccidere Loris.

Ci sarebbero, inoltre, alcune incongruenze nel racconto: i polsi legati di Loris, i pantaloni abbassati nel tentativo di depistare e l’ auto che la donna ha posteggiato dentro il garage, cosa che abitualmente non fa, quando torna a casa.
Lei spiegherà che doveva dare un passeggino, rimasto nel locale, a un’amica, che, sentita dagli investigatori ha detto di non saperne alcunché.

In base alla nuova ricostruzione di Veronica Panarello la Procura ha disposto dei sopralluoghi nei posti interessati dall’inchiesta. Per una verifica sul campo delle sue dichiarazioni lei ha partecipato, lasciando il carcere di Agrigento, accompagnata dal suo legale, l’avvocato Francesco Villardita.
Poi una nuova deposizione negli uffici giudiziari, dove lei fa mettere nero su bianco la sua ricostruzione.

Il verbale, assieme a una nuova informativa di squadra mobile e carabinieri di Ragusa, confluirà nel fascicolo del Gup Andrea Reale, che dovrà decidere sul rinvio a giudizio della donna per omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere.
L’udienza è fissata per giovedì e venerdì prossimi.

Intanto sul caso Loris Stival la Cassazione ha depositato le motivazioni con cui ha convalidato l’arrestato di Veronica Panarello scrivendo che c’è un “elevato grado di probabilità della responsabilità dell’indagata per l’omicidio” e conferma che la donna “ha una personalità contorta”.
Una linea che il suo legale, l’avvocato Villardita, potrebbe utilizzare chiedendo delle consulenze psicologiche e psichiatriche, anche a partire dall’udienza preliminare, quando il penalista potrà presentare l’accesso a processi alternativi, come il rito abbreviato.

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