“Venezia ha perso 1000 abitanti in un anno”, era novembre 2018. Che cosa è cambiato?

ultimo aggiornamento: 23/11/2019 ore 21:59

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"Mi sono trovata visitatori alle spalle in casa mia! Io grido e loro: 'Ma non è tutto Biennale?' "

Venezia si sta svuotando: una lenta e inesorabile emorragia. La città perde altri mille residenti. Se ne vanno mediamente tre abitanti al giorno.

Iniziava così un nostro articolo di metà novembre 2018. Che cosa si può dire che sia cambiato da allora?


I temi si ripropongono negli stessi termini, se non peggiori.

Venezia si sta svuotando, neanche lentamente, di abitanti. Sono gli allarmi che più ci impensieriscono come residenti: sono quelli che originano dai numeri, non da teorie o da pareri. E i numeri non fanno più riflettere, fanno preoccupare.

Venezia sta vivendo una situazione perversa alimentata in qualche caso anche da residenti stessi: cambi di destinazione d’uso con case che perdono il requisito della residenzialità per acquisire quello di attività ricettive, case che alimentano il mercato turistico sfuggendo agli inquadramenti esercitando in ‘nero’ (risultando vuote), alberghi che acquisiscono edifici vicini per poi renderli – di fatto – ‘dependance’ o, più pittorescamente “Alloggi per il personale”.


Gli affitti turistici stanno estromettendo i residenti a velocità di esodo. I movimenti per la casa riferiscono che gli sfratti da seguire sono, in media, tre al giorno. Quasi sempre persone anziane che hanno sempre pagato l’affitto a cui i proprietari (o i nuovi proprietari) non rinnovano il contratto. I veneziani che mettono a rendita la casa dei genitori sono però una minuta minoranza, nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di società imprenditoriali che gestiscono decine se non centinaia di appartamenti.

Sugli sfratti per finita locazione che mettono sulla strada soprattutto anziani dopo decenni in affitto praticamente nessun ammortizzatore sociale: centinaia di alloggi pubblici chiusi, bandi per la politica Erp soppiantati dai più remunerativi ‘social housing’ che però non sono abbordabili dal ceto medio-basso.

Infine, se vogliamo, la depauperazione di servizi e di uffici pubblici che disincentivano l’ipotesi di abitare nella città storica. E gli edifici pubblici che rimangono svuotati dalla loro mission originale vengono ineluttabilmente posti in vendita per essere trasformati in alberghi.

Ciò porta in maniera incontrollata ancora più turisti a soffocare la vivibilità (vedi, ad esempio, trasporti pubblici) disincentivando ulteriormente una possibile equilibrata convivenza.

I ‘negozi di vicinato’ sono spariti, così come quelli di artigianato e attività produttive. Botteghe e negozi chiudono e vengono convertiti in bazar di chincaglierie. inoltre la liberalizzazione del mercato delle licenze porta ad aprire praticamente solo bar e ristoranti.

I nuovi bar e ristoranti che aprono contestualmente chiedono i plateatici per i tavolini che l’amministrazione è stata ben felice di concedere per le entrate tutt’altro che trascurabili. Le strade per camminare si restringono, gli spazi dei bambini per giocare spariscono in favore di locali pubblici che poi si rivolgono quasi esclusivamente al mercato turistico, che spesso organizzano occasioni, eventi, quando non feste ‘simil discoteca’ nelle zone residenziali, con serena noncuranza per i vicini da parte di tutti.
Vuoi non offrire un po’ di convivialità e intrattenimento dopo una faticosa giornata a visitare la città e/o la Biennale?

E il cerchio si chiude.

Anche gli appelli, le manifestazioni ‘a difesa di…’, pare si stiano affievolendo, inascoltate, accompagnando con rassegnazione il nostro destino in modo cosciente.

Scriveva la Nuova Venezia un anno fa:
“Anche quest’anno ci avviamo a perdere almeno un altro migliaio di abitanti.
Le proiezioni aggiornate al 9 novembre dell’associazione Venessia.com sui dati statistici del Comune, caricate sul proprio profilo Facebook, dicono infatti che tra Venezia e isole si sono già persi 897 residenti. E, al ritmo medio di circa tre al giorno, si dovrebbe andare anche oltre i 1.002 «persi» nel 2017.

Ma un altro studio sull’andamento demografico degli ultimi dodici anni a Venezia, che verrà presentato oggi a cura del Gruppo 25Aprile, alle 17 nella Scoletta di San Giovanni in Bragora, metterà in evidenza un altro aspetto preoccupante e meno noto di questo esodo costante: il peso del saldo migratorio, cioè della differenza tra chi sceglie di venire a vivere a Venezia e chi invece di lasciarla “.

Il sindaco indica il saldo negativo come provocato dai tassi di natalità/mortalità pesantemente a vantaggio dei secondi. Ma sono i motivi sopraesposti che non invogliano giovani ad investire in questa città per invertire il trend.

Sono passati 12 mesi, che cosa si può dire che sia cambiato da allora?

(nella foto: la via Garibaldi attuale, fino ad un paio di anni fa popolosa di residenti, oggi centro commerciale rivolto al turismo)

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