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lunedì 18 Gennaio 2021

Nuova Legge Regionale e pericolo esodo di veneziani: prof. Mozzato chiede di essere ascoltato

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Nuova Legge Regionale e pericolo esodo di veneziani: prof. Mozzato chiede di essere ascoltato

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Il prof. Mozzato, “veneziano DOC” si sta muovendo sul fronte dell’applicazione della nuova Legge Regionale 39/2017.

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La suddetta legge, secondo il professore, porterà i canoni di locazione “su valori di mercato” per chi risiede a Venezia in alloggi pubblici, o peggio dato che pare che molti inquilini degli alloggi di Comuni ed Ater del Veneto dovranno lasciare gli alloggi per il superamento del ‘parametro Isee’.

Fabio Mozzato ha deciso di chiedere audizione agli uffici regionali competenti (U.O. Edilizia) e di inoltrare una nota a Regione, Comune e Ater, con riflessioni e proposte di modifica che appaiono sensate ed auspicabili.

Nella nota, inviata Al Presidente Luca Zaia, All’ Assessore Lanzarin Manuela, Al Signor Sindaco Luigi Brugnaro, All’Assessore Colle Luciana, si legge:

“Viste le notizie di stampa relative all’oggetto, viste le preoccupazioni manifestate anche dal Presidente Raffaele Speranzon dell’Ater di Venezia, e dall’Assessore Luciana Colle del Comune di Venezia, nonché di cittadini, conoscenti ed associazioni relative ad imminenti sfratti per “eccesso di Isee” e paventata triplicazione dei canoni di affitto per gli alloggi E.R.P. in Venezia centro storico,

con la presente si chiede cortesemente di valutare seriamente le riflessioni e le proposte sotto riportate al fine di modificare la L.R. 39.2017 per quanto riguarda a Venezia centro storico, al fine di scongiurare un notevole impatto sociale della legge con ulteriore esodo da Venezia, come segnalato anche con precedenti mie note agli uffici regionali ed assessori competenti.

Si chiede inoltre di poter presenziare ed esprimere preoccupazioni, proposte, valutazioni e suggerimenti nelle prossime Commissioni Consiliari in Regione quando tratteranno l’argomento in oggetto”.

Il prof. Mozzato continua poi così:

“La funzione dell’Edilizia Residenziale Pubblica dovrebbe essere sociale e non considerare criteri di mercato, quindi, in particolare a Venezia centro storico, si dovrebbe estromettere riferimento ai valori immobiliari di mercato, dato che questi sono indubbiamente distorti dal turismo.

Senza questa influenza negativa, che ha portato ad un progressivo esodo, si ritiene che le abitazioni a Venezia, spesso pluricentenarie, umide, buie, con scale e soffitti inferiori ai minimi standard proprio grazie a deroghe dovute alla sua specificità, in calli strette e rumorose o in canali invasi da barche, smog e rumori, soggette a severissime restrizioni paesaggistiche e architettoniche, non varrebbero nemmeno 1.000 euro al metro quadrato.

Considerare le locazioni E.R.P. in base al “pregio monumentale” della zona anziché alle esigenze sociali dei cittadini veneziani, sarebbe come pretendere che chi si rivolge all’Ospedale San Giovanni e Paolo per cure mediche paghi un ticket triplo perché vicino c’è il monumento di Colleoni o perché dalle finestre del reparto può vedere la chiesa di San Giovanni e Paolo…

Senza contare che, da una rapida ricerca sul sito Agenzia delle Entrate, alcune zone di Venezia i valori O.M.I., per gli alloggi in medio stato di conservazione, non sono nemmeno riportati.

La mancanza di alternative sul mercato delle locazioni a lungo termine per residenti a Venezia, prevalentemente destinate al mercato temporaneo proprio a causa dell’impatto turistico, non consente a chi verrebbe sfrattato da Comune o Ater per “eccesso di Isee” , di trovare alternativa in città, ma è costretto all’esodo in terraferma, con tutte le implicazioni conseguenti, a cominciare dal doversi procurare patente e auto per spostarsi, magari ad una certa età come pare siano i casi prevalenti interessati.

Si ritiene sia più consono ad un servizio di stato sociale essenziale, specie in una città turistica e speciale come Venezia, quale la casa pubblica debba mirare ad incontrare le esigenze del cittadino con progressività e gradualità (così come avviene anche per la tassazione Irpef, che comprende, per chi ha davvero poco, pure una franchigia ora denominata “No Tax Area”), anziché con logiche di mercato”.

“Nascere e vivere a Venezia non deve essere una colpa…”

“Vale la pena ricordare che un canone di affitto orientato più al valore di mercato che alla sussistenza decorosa di una famiglia porti, che non alla sostenibilità del canone, porta indubbiamente ad un impoverimento della stessa, e in tale contesto, a Venezia in particolare, pesa notevolmente ancora una volta la specificità della città che ha un costo della vita praticamente doppio rispetto alla media, così come per le forniture e le manutenzioni.

Avere dei risparmi per sicurezza (che non possono essere, per una famiglia, 10.000 euro), viste le incertezze dell’attuale situazione economica, occupazionale, di servizi agli anziani sempre più a pagamento e di rischio sempre maggiore di perdere il lavoro, con uno stato sociale ed assistenziale sempre più ridotto e tagliato, non dovrebbe essere considerato motivo di penalizzazione tale da far perdere un alloggio pubblico, tantopiù che il risparmio è tutelato dalla Costituzione, ma solo oggetto di considerazione al fine di applicare un canone adeguato e progressivo , fino al punto in cui, (e non può essere certo un Isee di 18/20.000 ero!) il cittadino può procurarsi autonomamente un alloggio a Venezia, ovvero vedersi applicato, in caos di consistente situazione economica, un canone sconveniente che lo induce spontaneamente a trovarsi alternativa abitazione.

Si condivide ovviamente il concetto che chi ha una situazione economica Isee elevata (non certo modesta) possa provvedere con mezzi propri all’acquisto di un alloggio in città senza ricorrere all’esodo.

Nascere e vivere a Venezia non dev’essere una colpa da punire, né un privilegio dovuto al presunto vantaggio di avere i monumenti vicini o che sia la città più amata dai turisti, ma un dato di fatto da tutelare, per conservare abitanti, tradizioni e cultura sempre più a rischio a causa del devastante impatto turistico – commerciale – speculativo.

Il mittente veneziano conclude così:

“In seguito a tali considerazioni di chiede contestualmente di approvare una deroga in virtù alla specificità di Venezia che preveda:

– l’eliminazione del concetto di algoritmo in base ai valori di mercato (essendo questi alterati dalla presenza turistica e dalla considerazione del centro storico come zona monumentale di pregio),

– l’applicazione di canoni in considerazione del valore dell’alloggio derivante da valutazioni su data di costruzione, materiale impiegato, salubrità, fattura, stato e presenza di anomalie rispetto agli standard dovute a deroghe per la città di Venezia (esempio soffitti, bagni, finestre, porte, scale inferiori agli standard comuni), nonché in base all’Isee con canoni progressivi

-l’eliminazione dello sfratto in Venezia centro storico, per i motivi ben descritti, quantomeno raddoppiando l’attuale limite dei 20.000 euro di ISEE (che, da quanto mi risulta, con le nuove norme sula DSU abbinate anche al Reddito di Cittadinanza da subito dallo scorso anno ulteriore penalizzazione non potendo detrarre come prima alcune spese quali quelle mediche) che andrebbe quantomeno raddoppiato se non triplicato, consentendo, in contropartita, maggiori entrate derivanti da locazioni più cospicue di quelle che gli utenti pagherebbero con un Isee anche massimo pari a 19.999 euro, e che che consentirebbero il recupero o l’acquisizione di ben molte più unità abitative.

-considerato che alcuni inquilini (es. pensionati al minimo, anziani, disabili) potrebbero disporre di redditi bassissimi, così come chi ha notevoli disponibilità di reddito e risparmio, senza cadere nella decadenza pagherà una locazione progressivamente più sostenuta, contrariamente chi ha redditi (ed Isee, ovviamente) molto bassi (es. pensioni minime) dovrebbe pagare una somma piuttosto simbolica (rientrando già sotto la soglia di povertà) che non dovrebbe avere quel minimo di 40 euro che pare siano previsti dalla nuova L.R. 39/2017

-prevalentemente, gli alloggi di edilizia popolare, considerati alloggi economici, fatti spesso in economia, si ritiene non possano essere paragonati con ordinari alloggi privati, sicuramente di migliore qualità, pregio e fattezza, e quindi ogni confronto o riferimento ai “valori di mercato”, al fine della determinazione dei nuovi canoni, risulterebbe inappropriato ed oggetto di contestazioni.

Considerato che l’esempio di rispetto delle autonomie dovrebbe partire dal riconoscimento della identità e della specificità di Venezia, certo di aver esposto esaustivamente le ragioni della richiesta di revisione/deroga/moratoria nell’ambito dell’applicazione della citata L.R. 39/2017 quantomeno per il centro storico di Venezia, con preghiera di illustrare i contenuti della presente e di farne pervenire copia a tutti i componenti dell’apposito tavolo tecnico previsto per il 17 luglio c.a., e in occasione della prossima Commissione Regionale sull’argomento, in attesa di Vostre considerazioni e provvedimenti come richiesto, e di cortese riscontro, porgo distinti saluti”.

Sono migliaia gli inquilini veneziani che attendono sviluppi in merito a questa nuova legge regionale (già approvata). Tutti preoccupati per un dispositivo che potrebbe obbligarli a lasciare l’abitazione dopo tanti anni, attendono un riscontro dei membri della Giunta Regionale del Veneto. Che, a ben vedere, sono quelli che intendevano declassare ulteriormente l’ospedale cittadino.

Ce l’avessero con i veneziani?

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