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Tragedia asilo di Pile: l’auto ha sfondato il reticolato prima di entrare e investire i bimbi

La tragedia ha contorni purtroppo già ben definiti. Un’auto senza nessuno alla guida arriva in discesa, gettando a terra il reticolato di ferro della scuola dell’infanzia a Pile, frazione dell’Aquila, e in pochi istanti il cortile dell’asilo si è trasformato nel luogo più insicuro per un bambino. L’auto ha sorpreso i piccoli, inermi e senza […]

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La tragedia ha contorni purtroppo già ben definiti. Un’auto senza nessuno alla guida arriva in discesa, gettando a terra il reticolato di ferro della scuola dell’infanzia a Pile, frazione dell’Aquila, e in pochi istanti il cortile dell’asilo si è trasformato nel luogo più insicuro per un bambino. L’auto ha sorpreso i piccoli, inermi e senza cognizione di quanto stava per accadere, mentre giocavano tra gli scivoli e le giostrine di plastica. Alcuni sono scappati ma altri sono stati travolti, alcuni incastrati. Tra i sei caricati subito in barella uno non ce l’ha fatta, nonostante i tentativi di rianimazione verso l’ospedale: il bilancio è di un bimbo di 4 anni morto e altri sei feriti, di cui uno in prognosi riservata.

A piombare nel giardino è stata un Passat dove all’interno c’era un ragazzino che non ha più di 10 anni. La mamma lo aveva lasciato da solo nella macchina, parcheggiata in strada mentre andava a prendere il fratellino all’asilo, ma l’auto in discesa ha preso subito velocità, forse accidentalmente sfrenata dallo stesso ragazzino o forse con il freno a mano mai attivato. Ipotesi, queste, che dovranno essere valutate dagli inquirenti.

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Nel giro di pochi secondi il cuore di una comunità già segnata da profonde ferite torna a fermarsi in quello che doveva essere un pomeriggio come tanti alla scuola dell’Infanzia “Pile – Primo maggio”. E invece, per una tragica fatalità, sei bambini sono rimasti incastrati tra il motore dell’auto e la cancellata. Uno di loro, Tommaso, è morto subito dopo nel tragitto verso l’ospedale. “Ho visto alcuni bambini sotto le ruote – spiega una maestra della scuola – questa immagine non la scorderò tanto facilmente”.

Ma per il personale della scuola non c’è tempo per fermarsi a riflettere. Il loro lavoro di conforto nei confronti dei bambini e dei genitori accorsi deve essere tempestivo quanto quello dei soccorritori, affinché chi ha assistito alla scena non ne resti traumatizzato. Mentre parla, una barella con una bimba sfila tra la gente. “Con alcuni bambini – sottolinea – abbiamo cercato di far finta che si sia trattato di un gioco, o quantomeno di minimizzare, spiegando che oggi i genitori sono venuti a riprenderli in anticipo”. Difficile, tuttavia, fingere anche con bambini così piccoli (dai 3 ai 5 anni). Una di loro, come spiega la madre, riesce addirittura a ricostruire la dinamica con lucidità inattesa. “Mia figlia – racconta una madre – mi ha detto di essersi salvata perché in quel momento stava dentro la casetta del giardino.

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“Proprio ieri avevano festeggiato il compleanno di uno degli amichetti. Tutti felici, tutti spensierati. Oggi, come ogni mattina, ho mandato la mia principessa a scuola. Una scuola meravigliosa, con delle maestre e delle collaboratrici pazzesche per quanto sono brave”. A lato della scena, seduto su una sediolina, un bambino un po’ più grande in maglietta e pantaloncini, 8 o 10 anni non di più. Le sue lacrime non si fermano, sembra non darsi pace. Secondo le testimonianze raccolte sul posto, si sarebbe trovato lui nella Passat al momento dello schianto. Sua madre lo avrebbe lasciato da solo in auto per andare a prendere il fratellino. In qualche modo, secondo le ipotesi, sarebbe riuscito a togliere il freno.

Sul posto, a coordinare le indagini, il procuratore Stefano Gallo e il dirigente scolastico Monia Lai. La notizia si sparge rapidamente in città e sui social, dove qualcuno scrive: “Asilo significa ‘tempio in cui non c’è diritto di cattura’. È sicurezza, è inviolabilità. È qualcosa di sacro. I nostri figli meritano scuole sicure”.

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A cura della redazione di www.lavocedivenezia.it .
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