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lunedì 01 Marzo 2021
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Traffico migranti, per la prima volta trovati collegamenti tra estremismo e trasporto dei profughi

Traffico di migranti, per la prima volta trovati collegamenti tra estremismo e trasporto dei profughi

Traffico di migranti, ora scendono in campo le Procure. Mohamed Khemiri, tunisino di 41 anni che la Procura di Napoli e i carabinieri del Ros ritengono radicalizzato al punto da essere pronto «in linea concettuale a colpire in Italia» è indagato da ieri per associazione con finalità di terrorismo e apologia del terrorismo, ed ora si trova in carcere.
Ma non per terrorismo. È accusato solo di associazione per delinquere finalizzata al falso e al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, perché insieme ad altri sette nordafricani, anch’essi raggiunti da provvedimenti cautelari, avrebbe fornito a immigrati irregolari falsi documenti e contratti di lavoro fittizi presso aziende tessili del Casertano, in modo da accelerare le procedure per il rilascio dei permessi di soggiorno.

Un personaggio, quindi, in cui si intrecciano le figure dell’estremista islamico e del trafficante di migranti, a confermare lo scenario illustrato dal Guardasigilli Orlando nell’intervista rilasciata due giorni fa al Corriere.
Mohamed Khemiri è un personaggio che si pensa potesse essere fosse pronto ad agire in nome del Jihad. Sui social scrive: «Sono isissiano finché avrò vita. E se morirò vi esorto a farne parte». E aveva scritto, all’epoca dell’accoltellamento di nove pendolari su un autobus a Tel Aviv: «Allah è grande! La migliore mattinata della Terra Santa». Sempre lui, nel settembre del 2014, pubblica il fotomontaggio su Facebook di Barack Obama con la tuta arancione che viene tenuto per il collo dal tagliatore di teste Jihadi John. Il commento: «i giovani del mondo arabo e islamico devono ucciderti e gettare a terra i tuoi resti per i cani».

Ed ora, per la prima volta, si pensa alla connessione tra estremismo e trasporto dei profughi.
Mohamed Khemiri era riuscito a mettere in piedi un’organizzazione che gestiva in toto il traffico di migranti, favorendo addirittura il rilascio di permessi di soggiorno sulla base di assunzioni fittizie in aziende tessili.

In tutto ieri sono state otto le misure cautelari (5 ordinanze di custodia in carcere e 3 obblighi di dimora) eseguite dai carabinieri del Ros nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) che ruota attorno alla figura del quarantunenne tunisino Mohamed Kamel Edine Khemiri.

L’uomo, finito in carcere con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e al falso, è anche indagato per terrorismo internazionale e ritenuto un affiliato dell’Isis.

Era pronto “in linea concettuale a colpire in Italia”, ha spiegato il comandante del Ros, il generale Giuseppe Governale.
Khemiri, che viveva da tempo a San Marcellino, in provincia di Caserta, e aveva preso alloggio in un locale adiacente alla moschea, è considerato dunque un potenziale terrorista: per due volte il pm di Napoli Luigi Cannavale, del pool antiterrorismo, ne aveva sollecitato l’arresto vedendosi respingere la richiesta dal gip.

Gli inquirenti hanno preferito eludere le domande su una questione centrale sollevata dall’inchiesta, cioè l’esistenza di un rischio di infiltrazioni jihadiste nella gestione del traffico di migranti, ma il tunisino è uno, come si legge nelle carte della procura, che avrebbe svolto azione di proselitismo pro-Isis tra i migranti.

Il pm Cannavale ha emesso nei suoi confronti un avviso di conclusione delle indagini preliminari per le ipotesi di reato di associazione con finalità di terrorismo internazionale e apologia del terrorismo. Per i magistrati del pool antiterrorismo avrebbe incoraggiato “sentimenti di acceso anti semitismo ed antioccidentalismo attraverso pubblicazioni di scritti, filmati e fotografie sui profili di Facebook e twitter”. La sua sarebbe stata un’attività di propaganda a favore dell’Isis che si sostanziava “nell’incitamento alla commissione di azioni armate attraverso l’esaltazione di atti terroristici, l’enfatizzazione di scritti coranici strumentalmente distorti al fine di legittimare le stesse azioni”. E soprattutto, come detto, avrebbe svolto un’attività di “proselitismo in favore delle organizzazioni islamiste inducendo alla radicalizzazione religiosa alcuni immigrati di fede musulmana”.

Gli altri destinatari delle misure cautelari sono marocchini, tunisini, bengalesi e algerini.

I carabinieri, guidati dal generale Governale e dal colonnello Gianluca Piasentin, si sono imbattuti in Khemiri attraverso un altro straniero indagato in Puglia, che era in contatto con il tunisino residente nel Casertano.
Il fascicolo, dopo il diniego all’arresto di Kamel da parte del gip di Napoli, fu trasmesso alla Procura di Santa Maria Capua Vetere, guidata dal procuratore Maria Antonietta Troncone e dall’aggiunto Antonio D’Amato.

Gli inquirenti hanno svolto accertamenti sul giro di permessi di soggiorno che coinvolgeva il tunisino. Ad essere raggirati gli uffici della questura di Caserta, cui il tunisino e i complici hanno presentato fatture false per provare le prestazioni lavorative rilasciate agli immigrati da aziende tessili di proprietà degli indagati, nonché falsi contratti di assunzione, firmati anche da imprenditori compiacenti, qualcuno italiano.

I beneficiari dei permessi avrebbero pagato alla banda in media 600 euro a testa. Tra le vicende emerse, quella relativa all’indagato Mohammed Modouakh, domiciliato in Francia, residente in modo fittizio in Italia presso l’abitazione dell’altro indagato Mohammed Charraki e risultato titolare di un’impresa fantasma di commercio al dettaglio, che gli ha consentito di ottenere il rinnovo del permesso.

Mario Nascimbeni | 06/08/2016 | (Photo cc) | [cod trammi]

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