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Tra autoaffermazione e autodistruzione: un equilibrio instabile

Tra autoaffermazione e autodistruzione: un equilibrio instabile. Generalmente si dà per scontato che un individuo sano di mente faccia sempre il proprio bene mentre i comportamenti autolesionistici vengono considerati espressione di stupidità, debolezza di carattere o follia. A me sembra invece palese che in tutti noi vi sia la compresenza di azioni auto affermative e […]

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Tra autoaffermazione e autodistruzione: un equilibrio instabile.

Generalmente si dà per scontato che un individuo sano di mente faccia sempre il proprio bene mentre i comportamenti autolesionistici vengono considerati espressione di stupidità, debolezza di carattere o follia.

A me sembra invece palese che in tutti noi vi sia la compresenza di azioni auto affermative e autodistruttive in proporzione continuamente variabile e in relazione al valore personale del momento.

Successo, altruismo, buon funzionamento biologico (inteso come salute e procreazione) conducono ad un atteggiamento auto collaborativo mentre l’inutilità individuale porta all’autocritica e all’autolesionismo in modo spesso inconsapevole. L’uomo che si stima è d’accordo con se stesso, risoluto e determinato, in grado di realizzare ciò che desidera mentre l’uomo che si mette in discussione è vittima di un contrasto interno, si ripiega su se stesso e diventa improduttivo.

Il movimento di oscillazione tra la condotta di vita auto-affermativa e quella auto-distruttiva è lento ma continuo, involontario, subdolo, è presente in ogni istante della vita come se un sensore rilevasse, momento per momento, la nostra posizione sulla scala dell’utilità biologico-sociale: ad una buona posizione corrispondono autostima e gioia mentre disprezzo di sé e depressione ci avvisano d’un contrasto con gli interessi del gruppo d’appartenenza; lo scivolamento verso il polo dell’autodistruzione è spesso inavvertito e insidioso.

Gli interessi della collettività vengono prima di quelli individuali e questo schema gerarchico si dispiega inesorabile e puntuale come una legge biologica scritta nei geni che può spingere un individuo ad autoescludersi dal gruppo qualora diventi inutile o dannoso; l’auto emarginazione è spesso inconsapevole, incomprensibile, avversata dall’individuo ma incontrastabile.

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Il comportamento altruistico assume i connotati di una legge biologica fondamentale considerando che perfino le singole cellule degli organismi pluricellulari, qualora diventino inutili o dannose, vanno incontro ad un suicidio geneticamente programmato chiamato apoptosi; non mancano inoltre esempi eclatanti di estremo altruismo tra gli animali sociali dove, dagli insetti alle scimmie, si osserva che l’istinto di far sopravvivere il proprio gruppo può superare quello di autoconservazione.

Nell’essere umano vale lo stesso principio di base che si esplica tuttavia con maggiore complessità.

Una delle espressioni più interessanti che l’autocontrollo dell’individuo a vantaggio della collettività assume nella specie umana è il rimorso per un’azione socialmente riprovevole: esso porta con se l’autopunizione, sotto forma di depressione e di uno schiacciante senso di colpa; l’individuo va alla deriva, si estromette, si emargina, si mette nell’impossibilità di nuocere ulteriormente giungendo fino al masochismo e all’annientamento di sé: un uomo intelligente e sano di mente perde le forze di fronte alla schiacciante mancanza di senso insita nella disonestà.

Temiamo il doloroso rimorso perché lo conosciamo fin da piccoli e cerchiamo di evitarlo quindi ha funzione deterrente, preventiva sulle azioni antisociali: qualora si manifesti genera un bisogno di espiazione che spinge l’individuo a maturare una condotta di vita biologicamente o socialmente più utile.

Per capire quanto importanti siano senso di colpa e rimorso per il buon funzionamento di una collettività, proviamo ad immaginare una società umana i cui individui ne siano privi: ognuno perseguirebbe i propri interessi commettendo reati con l’unica preoccupazione di non essere scoperto; l’apparato di contenimento esterno del crimine collasserebbe e tale gruppo umano, precipitando nell’anarchia non sopravvivrebbe a lungo.

Si capisce quindi l’importanza di essere diventati nel corso della nostra storia evolutiva, i primi, infallibili giudici e giustizieri di noi stessi: possiamo sfuggire ai rigori della legge ma non a quelli della nostra coscienza.

Il valore di un individuo all’interno di un gruppo dipende dunque dall’entità del suo altruismo e tutti noi abbiamo esperienza di come le persone più ricercate e amate siano quelle più disponibili ad aiutare: il valore di un uomo non è proporzionale alla sua potenza, ricchezza, intelligenza o cultura ma alla quantità totale di felicità che è stato in grado di distribuire nella propria vita.

La disistima di sé può derivare dall’impossibilità di procreare, da fallimenti, malattie croniche, insuccesso nel proprio lavoro, disoccupazione, difficoltà nei rapporti sociali o sentimentali: sono tutti fattori che portano a disarmonia e contrasto con se stessi.

Se l’inutilità biologico-sociale diventa cronica, alcune persone sensibili, fortemente morali ed autoriflessive sviluppano un processo nevrotico, schiacciati tra il desiderio cosciente di sopravvivere e l’obbligo biologico di subordinarsi al gruppo di appartenenza cui non riescono però ad essere utili: é evidente che nell’essere umano la coscienza di sé ed il timore della morte abbiano generato una resistenza all’estinzione individuale e il bisogno di affermarsi nel mondo, esigenze personali che spesso contrastano con quelle del gruppo d’appartenenza. Tale dissidio, se si cronicizza, assume i connotati della nevrosi: il denominatore comune delle nevrosi è dunque la lotta dell’ individuo contro se stesso e tipico del nevrotico è il masochismo cioè la perversione di appetire ciò che lo distrugge.

Angelo Mercuri

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Dott. Angelo Mercuri
Dott. Angelo Mercuri
Angelo Mercuri, medico e psicoterapeuta, si è laureato e specializzato a Padova; vive e lavora tra Venezia e Mestre. Medico, psicoterapeuta e scrittore, si occupa principalmente di psicofarmacologia e del rapporto tra stile di vita, ambiente e disagio psico-emotivo. Sito internet:  www.angelomercuri.it      mail: info@angelomercuri.it
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