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giovedì 21 Ottobre 2021

Intensive cardiologiche convertite in Covid, medici: “Più morti di infarto che non di SarCov2”

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coronavirus primo morto chioggia morti in veneto

Intensive cardiologiche convertite in Covid, Federazione dei medici Foce: “Rischio a breve più morti di infarto che non di SarsCov2”.
La posizione dei medici è estremamente chiara: “Denunciamo la gravissima situazione che si sta determinando negli ospedali a danno dei pazienti cardiologici. Dalla Lombardia alla Sicilia vengono ridotti i posti letto cardiologici per fare posto ai pazienti Covid, addirittura vengono chiuse intere unità di terapia intensiva cardiologica e convertite in terapie intensive Covid. Il rischio concreto è di avere nelle prossime settimane più morti per infarto che per Covid”.
Sono le parole di questa mattina della Federazione degli oncologi, cardiologi e ematologi (Foce).
L’infarto, spiegano gli specialisti,

è “tempo-dipendente e va garantita l’operatività delle strutture”.
Ciò vuol dire, chiariscono il vicepresidente Foce Ciro Indolfi e il segretario Francesco Romeo, che la “tempestività dell’intervento fa la differenza fra la vita e la morte. Non possiamo permettere il depotenziamento dei centri”.
Ogni 10 minuti di ritardo nella diagnosi e nel trattamento di un infarto miocardico grave, infatti, la mortalità aumenta del 3% e un intervento successivo ai 90 minuti dall’esordio dei sintomi può addirittura quadruplicare la mortalità.
“Non possiamo permettere – rileva Indolfi, anche presidente della Società italiana di cardiologia Sic – il depotenziamento delle cardiologie ed è necessario riorganizzare negli ospedali percorsi ad hoc per i pazienti cardiopatici acuti che dal territorio si ricoverano in urgenza”.
“Mi risulta che, anche nel Lazio, si stiano penalizzando le strutture cardiologiche

e si stiano chiudendo anche alcuni dei centri che eseguono elevati numeri di angioplastiche primarie – spiega Romeo, anche presidente della Fondazione Italiana Cuore e Circolazione Onlus -. Più in generale, il numero di ricoveri per patologie cardiovascolari è crollato. Invece, va preservata la rete dell’emergenza cardiologica. Chiediamo a tutti di segnalarci situazioni di disagio per i pazienti”.
Il presidente Foce Francesco Cognetti lancia dunque un allerta: “Assistiamo con grande preoccupazione alla sottrazione di chance di cura, che rischia di vanificare vent’anni di progressi nella riduzione della mortalità per questi pazienti. Chiediamo al Governo di stilare atti formali di indirizzo e coordinamento, per porre un argine a questa situazione. Uno dei punti irrinunciabili per la tutela delle persone con malattie oncologiche e cardiologiche, alla cui realizzazione è chiamato a lavorare il Tavolo Tecnico fra il Governo e Foce da poco istituito, riguarda proprio la garanzia della piena operatività di tutte le strutture di oncologia medica, cardiologia e ematologia, anche a livello ambulatoriale”.

(foto da archivio – articolo: Intensive cardiologiche convertite in Covid, medici: “Più morti di infarto che non di SarCov2” – covid/coronavirus – 23/11/2020)

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Redazione
A cura della Redazione di www.lavocedivenezia.it

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  1. È tempo di finirla con le restrizioni SANITARIE. Se è vero che in Veneto abbiamo un eccellenza riaprite i CUP. Oggi ho chiamato un centro convenzionato di Mestre per prenotare un Rx e mi hanno risposto che il CUP è chiuso e non accettano prenotazioni convenzionate ma solo a regine privato. La Regione del Veneto sta’ cronicizzando le nostre patologie, e sta’ esasperando la nostra situazione economica. Mi dovrò vendere un rene per curarmi qualche altra patologia? Sembra un paradosso ma non è da sottovalutare.

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