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Homestare beneScoperta genetica promettente sui centenari: una chiave per ringiovanire cuore e cervello

Scoperta genetica promettente sui centenari: una chiave per ringiovanire cuore e cervello

Un'importante ricerca su centenari rivela una variante genetica che potrebbe migliorare la salute nell'invecchiamento.

Un’importante scoperta scientifica è emersa dalla Aging and Longevity Conference (ALC) 2026, in corso a Roma, dove il gruppo di ricerca guidato dal professor Annibale Puca ha presentato risultati significativi riguardanti la longevità e la salute degli anziani. La ricerca si concentra su una variante genetica, nota come LAV (Longevity Associated Variant BPIFB4), che sembra giocare un ruolo cruciale nella protezione da malattie legate all’invecchiamento, aprendo nuove prospettive per il ringiovanimento di organi vitali come cuore e cervello.

Nel suo intervento, il professor Puca ha condiviso dettagli di uno studio pubblicato su Science, che ha evidenziato come la genetica possa influenzare la longevità umana per il 50%, escludendo fattori esterni come incidenti e infezioni. L’indagine ha coinvolto circa 600 centenari provenienti dal Cilento, i cui dati genetici sono stati confrontati con quelli di soggetti sani della popolazione generale. Questo approccio ha rivelato varianti geniche che conferiscono vantaggi significativi, suggerendo che i centenari possiedono caratteristiche genetiche uniche che li proteggono da malattie cardiovascolari e neurodegenerative.

“Abbiamo osservato che la presenza del gene LAV ha un’azione protettiva su cuore e cervello”, afferma Puca. Tra i risultati più promettenti dello studio, vi è la capacità di LAV di contrastare malattie come l’aterosclerosi e la Corea di Huntington, una patologia neurodegenerativa rara. Queste scoperte rappresentano un passo avanti nel trattamento di malattie legate all’invecchiamento e nel miglioramento della qualità della vita degli anziani.

Il lavoro di ricerca è iniziato su modelli animali e si è poi esteso a test in vitro su cellule umane del sistema immunitario. “Negli anni, abbiamo ottenuto risultati di alta qualità, e l’ultima scoperta riguardante LAV è particolarmente interessante poiché potrebbe contribuire a mitigare il deterioramento cardiaco anche in condizioni di invecchiamento precoce, come nella progeria”, ha aggiunto Puca. Questi risultati non solo potrebbero portare a nuove terapie, ma anche a una comprensione più profonda dei processi di invecchiamento.

Il significato di questo studio è cruciale: i centenari possono fornire indizi sul come invecchiare in modo più sano. Puca ha sottolineato che “l’assetto genetico è come il modello di una macchina, e lo stile di vita è la benzina”. Questo confronto mette in luce l’importanza di un approccio integrato, che consideri non solo la genetica ma anche l’alimentazione e lo stile di vita nella promozione di una vita longeva e sana.

Il professor Puca ha anche evidenziato come i centenari tendano a mantenere le varianti genetiche favorevoli, mentre quelle dannose vengano progressivamente eliminate. Questo fenomeno contribuisce a un miglioramento del benessere generale, rendendo possibile la scoperta di varianti protettive. A livello cardiovascolare, i benefici di LAV si traducono in una riduzione dei segni dell’invecchiamento e un significativo recupero funzionale, mentre a livello cerebrale offre protezione contro malattie neurodegenerative.

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Il professor Cesare Sirtori, farmacologo clinico all’Università di Milano, ha rimarcato l’importanza di queste scoperte, indicandole come un potenziale punto di partenza per future terapie. “La variante LAV potrebbe essere trasferita in modo mirato a popolazioni fragili e a rischio, con l’obiettivo di proteggerle dalle malattie legate all’invecchiamento”, ha affermato Sirtori.

In conclusione, la ricerca presentata alla Aging and Longevity Conference offre nuove speranze per combattere le malattie legate all’invecchiamento. Le scoperte riguardanti la variante genetica LAV aprono la strada a future terapie e a una maggiore comprensione dei meccanismi di invecchiamento, suggerendo che, attraverso lo studio dei centenari, possiamo apprendere a invecchiare meglio e, potenzialmente, ringiovanire alcuni organi vitali. La strada è ancora lunga, ma questi risultati rappresentano un passo significativo verso una vita più sana e longeva.

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Marie Jolie
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