Dimenticati gli scavi dei canali a Venezia. Bettin: “Dal 2003 solo Mose”

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Commissariata Costruzioni Mose Arsenale spa (Comar)

La Serenissima conosceva bene l’importanza dello scavo dei canali della Laguna per mantenere l’equilibrio di questo delicato sistema, e moderare l’effetto della marea. Un lavoro costante che i Dogi hanno sempre effettuato, e che negli ultimi 50 anni Venezia ha svolto solo sporadicamente.

Una ‘filosofia’ di conservazione che nel tempo si è persa. A raccontarlo è il sociologo Gianfranco Bettin, presidente della municipalità di Marghera, esponente storico dell’ambientalismo veneziano, già vice sindaco della città.

“Si è puntato alla difesa delle bocche di porto, doverosa – osserva Bettin – anche se poi ne è nato il Mose, al quale sono sempre stato contrario. Si dovevano pulire contestualmente i canali per mantenere l’equilibrio della laguna, tutti elementi espressi nella Legge speciale per Venezia”.

“Invece – sottolinea Bettin – si è puntato solo sul Mose, passando da un approccio che era culturale a quello più strettamente politico: e chi stava nella ‘plancia di comando’ non ha capito ciò che andava fatto”.

Prima che si avviasse il Mose, negli anni ’90, con la prima giunta di Massimo Cacciari, era nata la società controllata Insula. “Con questa e i fondi della Legge speciale – ricorda Bettin – si sono messi progressivamente i canali a secco, quindi togliendo l’acqua, sono stati ripuliti e scavati al giusto livello. Soprattutto si sono rinforzate le rive, le fondamenta dei palazzi, in parte si è innalzato il suolo là dove si poteva”.

“Poi è arrivato nel 2003 il via al Mose – prosegue nel racconto Bettin – è tutto il denaro è finito lì, giustificando la scelta con la velocità dei lavori alle bocche di porto che avrebbero risolto tutto. Sappiamo come è andata a finire”.

Sui canali industriali, invece, si è sempre continuato a scavare là dove era necessario, ma con un sistema diverso, il dragaggio, portando i fanghi a smaltimento perché nocivi. “Ma questo – precisa – è un percorso autonomo dal resto”.

“Durante i lavori del Mose qualche canale è stato scavato anche nella città storica – conferma Bettin – ma non più a secco, procedendo al dragaggio, che certo non è la soluzione migliore”.

Un tipo di lavoro che è ripreso con l’attuale Giunta guidata da Luigi Brugnaro, sempre però ‘in umido’, cioè con il dragaggio, che porterà a fine anno all’asporto di 13.500 metri cubi fanghi e 21 canali ripuliti, con un investimento di 3,5 milioni.

Tra le iniziative, più simboliche che altro, di questi mesi, c’è l’intervento dei gondolieri-sub che, gratuitamente, in collaborazione con il Comune, si immergono nei canali di Venezia per recuperare pneumatici, motori da barca, vecchi scaldabagno, e altre immondizie finite chissà come nella principale via acque di Venezia.

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