Rapimento volontarie in Siria, si indaga un amico pizzaiolo siriano che sapeva tutto

ultimo aggiornamento: 22/01/2015 ore 10:31

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Rapimento volontarie in Siria, si indaga un amico pizzaiolo siriano

Nella vicenda del rapimento di Greta e Vanessa, le due ragazze volontarie rapite in Siria, ci sarebbe anche un indagato. Si tratta di M.Y.T., 47 anni, siriano, da molti anni in Italia, a cui le due ragazze rapite avevano anticipato tutte le mete del loro viaggio in Siria.
I pubblici ministeri del pool antiterrorismo stanno indagando sul caso.

L’amico di Greta e Vanessa, un pizzaiolo siriano in Italia da 25 anni, potrebbe aver svolto una parte nel sequestro delle due volontarie. Proprio Greta, lo scorso aprile, gli aveva affidato dettagli e coordinate del suo viaggio in Siria, spiegandogli, telefonicamente, anche il progetto formativo di pronto soccorso per i miliziani anti-Assad che avevano previsto di portare avanti ad Aleppo. I vari post in Facebook con dettagli e foto di tutte le varie tappe potrebbero poi aver fornito il monitoraggio degli spostamenti delle due ragazze.


Intanto ieri il presidente del Copasir, Giacomo Stucchi, ha parlato a SkyTg24 di «giovani avventate e sprovvedute». Stucchi ha sottolineato l’improvvisazione nell’azione delle due ragazze: «Anche Amnesty ha ricordato che sulla cooperazione non si scherza e non si improvvisa, è un messaggio importante anche perché le conseguenze quando si tratta di affrontare un sequestro non sono solo, seppure importanti, di tipo economico: occorre impiegare risorse e uomini in territori delicatissimi, che mettono a repentaglio la loro stessa sicurezza».

E comunque un riscatto sarebbe stato certamente pagato: « Contropartite ci sono sempre quando uno riesce a liberare ostaggi, ma non sempre sono di tipo economico. Dalle informazioni in mio possesso posso dire che la contropartita di cui si è parlato (12 milioni di dollari, ndr) appare francamente esagerata, il che non vuol dire che non ci sia stata».

E ancora: «A prescindere dall’importo, pagare dei soldi è un errore, meglio individuare altre soluzioni, meno dannose anche per il futuro perché se io faccio vedere che sono disponibile a pagare poi tutte le persone che si recano in certe zone diventano un bancomat per i terroristi».


Mario Nascimbeni

[20/01/2015]

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