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Mestre, insulti via social e gli incendia il garage: è un suo parente

La Polizia di Stato di Venezia ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare: l’uomo è accusato di stalking, minacce e incendio

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La Polizia di Stato ha arrestato un uomo di 40 anni, destinandolo al carcere con un provvedimento del giudice per le indagini preliminari. L’accusa è di atti persecutori nei confronti di un parente, con episodi che comprendono minacce sui social e l’incendio del garage della vittima.

Secondo gli accertamenti del Commissariato di P.S. di Mestre, l’uomo avrebbe perseguitato il congiunto per un lungo periodo. Le condotte contestate includono appostamenti ripetuti, insulti e messaggi minacciosi pubblicati attraverso piattaforme social. In un episodio culminante, è stato attribuito all’indagato l’incendio del box auto della vittima.

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La persona offesa, legata all’indagato da un vincolo familiare per quanto remoto, ha detto agli investigatori di aver vissuto assieme ai familiari in uno stato di paura costante. Per difendersi avrebbe addirittura cambiato abitudini quotidiane: nascosto il veicolo e trascorso alcune notti fuori casa per evitare contatti.

L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Venezia, ha ricostruito un quadro indiziario ritenuto grave dagli inquirenti e un profilo di particolare pericolosità sociale dell’arrestato. Sulla base di questi elementi il G.I.P. ha disposto la misura cautelare in carcere, eseguita dal personale del Commissariato di Mestre.

Nel corso delle attività investigative è emerso inoltre che il 40enne vantava precedenti di polizia per reati quali furto, ricettazione, resistenza e minaccia. In passato era stato sottoposto alla Sorveglianza Speciale per la durata di tre anni, misura di prevenzione disposta su proposta del Questore di Venezia che comporta specifiche prescrizioni e limitazioni comportamentali.

Oggi il reato principale contestato, gli atti persecutori, è disciplinato dall’articolo 612‑bis del codice penale, norma introdotta nel 2009 per contrastare comportamenti ripetuti che cagionano nella vittima stato d’ansia, timore per la propria incolumità o alterazione delle abitudini di vita.

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La custodia cautelare in carcere per questo tipo di reati rappresenta una misura estrema, adottata quando il giudice ritiene sussistere esigenze cautelari legate alla reale gravità delle condotte contestate o al pericolo di reiterazione del reato. Nel caso in esame il G.I.P. ha ritenuto sussistenti tali esigenze, secondo quanto riportato dalla Questura.

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Paolo Pradolin
Paolo Pradolin
Vice Direttore di questo giornale. Laurea in Psicologia, giornalista e conduttore radiofonico. Una lunga carriera trascorsa tra giornali e radio. Facebook
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