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La lotta al Covid non è finita, basta guardare all’altro emisfero per rendersene conto. Sbagliato pensare che la pandemia si sia esaurita: l’Australia oggi è in crisi.
E’ vero che in Italia i numeri dell’epidemia continuano a scendere ma la “partita non è finita”. Nello stesso momento in cui da noi si scrive che la fase emergenziale si è esaurita, nell’altro emisfero, in Australia, i pronto soccorso sono di nuovo in crisi per eccessivo afflusso di persone affette dal Covid. Un segnale che deve tenere in allerta anche il nostro Paese poiché, solitamente, quello che sarà il successivo andamento autunnale dei virus influenzali e pandemici in Europa è ‘anticipato’ proprio dai segnali del continente australiano.
Alcune misure anti-Covid da noi sono ancora in vigore, sebbene in scadenza, a partire dalle mascherine sui trasporti pubblici o nei cinema, e il ministro della Salute Roberto Speranza continua ad invitare alla cautela e rinnova l’appello ai soggetti più fragili affinché completino il ciclo vaccinale. In Italia la curva del Covid “migliora però dobbiamo comunque essere preparati e tutte le discussioni fatte a livello internazionale – spiega Speranza – ci dicono che la partita non è finita: guarderemo con attenzione particolare quello che avviene nell’altro emisfero. Sono numeri – avverte – che dobbiamo seguire con grande attenzione perché possono darci delle indicazione su ciò che può avvenire da noi a partire dall’autunno”. Ciò anche se “l’altissima protezione vaccinale, con oltre il 90% egli italiani over12 che ha completato il ciclo primario, è il punto di forza del Paese che ci fa guardare con fiducia alle prossime settimane”.
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Anche Walter Ricciardi, consigliere scientifico del ministro, mette in guardia: “In questo momento dall’altra parte del mondo ci arrivano dei segnali di quello che potrebbe essere il nostro autunno, e in questo momento in Australia sono in crisi i pronto soccorso nonostante sia un Paese che ha affrontato molto seriamente la pandemia”. Da qui, l’invito alla prudenza ed il consiglio di continuare ad usare la mascherina al chiuso, ovvero sui trasporti, in ospedale e nei luoghi in cui ci si affolla.
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Del fatto che la pandemia non sia finita è convinto anche Peter Piot, direttore della Scuola di igiene e medicina tropicale di Londra intervenuto al G7 della scienza al via oggi a Berlino, secondo il quale è altamente improbabile che ci libereremo mai del virus, con il quale “dobbiamo accettare l’idea di convivere”. I dati giornalieri confermano il trend in diminuzione dell’epidemia, anche se i numeri sono in crescita rispetto a quelli in calo del week-end e del lunedì per effetto del minor numero di tamponi effettuati. Sono 24.267 i nuovi contagi registrati nelle ultime 24 ore (il giorno prima 7.537) e le vittime sono 66, in aumento di 4 rispetto a ieri. Inoltre, con 242.060 tamponi molecolari e antigenici effettuati nelle ultime 24 ore (ieri erano stati 80.177), il tasso di positività è al 10,03%, in aumento. Sono invece 248 i pazienti in terapia intensiva, sette in meno rispetto al giorno precedente, ed i ricoverati nei reparti ordinari sono 5.121 (-160).
In questo quadro, l’auspicio di Speranza è che ci possa essere un nuovo vaccino anti Covid adattato alle varianti in autunno, per poi valutare con la comunità scientifica a quali fasce generazionali offrirlo. Intanto, il 15 giugno scadranno alcune misure anti-Covid ancora in vigore, come l’obbligo vaccinale per gli over 50 e l’utilizzo delle mascherine sui mezzi di trasporto e cinema. Ma rispetto all’utilizzo delle mascherine dopo questa data, “sono tutte valutazioni ancora da compiere e non c’è alcuna decisione già assunta”, ha precisato il ministro della Salute. A livello internazionale, si spinge avanti nello stop alle misure Israele. Dalla fine di giugno nel Paese potrebbe non essere più obbligatorio l’isolamento per i positivi al Covid ma la decisione sarà presa solo se il numero delle infezioni e quello dei casi gravi rimarranno bassi come accade attualmente.
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