Lettere. Verona, denuncia cibo scadente in comunità: le portano via i figli

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Una donna che vive in comunità con i suoi tre figli a Verona ha commesso l’unica colpa di rivelare pubblicamente che veniva loro propinato cibo scaduto. E la punizione è stata terribile: mercoledì mattina le hanno portato via i figli, per portarli chissà dove.

Operatori dei servizi si sono presentati al mattino presto, hanno preso con la forza i bambini per caricarli su un furgone e portarli “in ambiente etero-familiare senza la madre”, senza dirle dove né quando avrebbe potuto rivederli.

La donna ha chiesto, non capiva. Hanno cercato di spiegarle, mentre caricavano i bambini nel pulmino, che questo era un intervento di aiuto. Ma quale aiuto può essere il sottrarre dei bambini a una mamma con l’accusa, falsa, di maltrattamento?

Gli ospiti anzi, erano loro ad essere maltrattati dalle operatrici della comunità, come la donna ha denunciato nei giorni scorsi. «Ha osato alzare la testa ed è arrivata la punizione, la vendetta contro di lei», dichiara l’avvocato Francesco Miraglia, cui la donna si è rivolta.

«Un “sistema Verona” esiste, ed è fatto di allontanamenti facili, anche con sfumature di cattiveria ingiustificate, e arroganza, tanta, da parte di alcuni assistenti sociali e anche di politici che amministrano la città. A Verona oltre a non poter avere bisogno di aiuto ed essere fragili, perché altrimenti ti vedi allontanato dai tuoi figli, devi pure tacere, perché appena denunci le ingiustizie di cui sei vittima, la vendetta ti cala addosso implacabile. Ora più che mai mi rivolgo alle istituzioni superiori: intervenite a Verona, perché non esiste solo Bibbiano» afferma l’avvocato Miraglia.

Questa mamma con i suoi tre figli è alloggiata da giugno in una comunità di Verona, dove le cose non vanno certo bene. Come lei stessa ha denunciato, è capitato che si fosse allontanata dalla comunità per lavoro e quando è rientrata ha scoperto che i bambini erano stati rinchiusi da soli dentro la stanza così non ”disturbavano”, senza un adulto che controllasse che non si facessero male, lasciati a piangere disperati.

Le operatrici, inoltre, non erano certo amorevoli con loro, ma li strattonavano violentemente per obbligarli a riordinare. «Ma la “colpa” più grande commessa da questa madre è stata denunciare pubblicamente che nella comunità veniva servito cibo scaduto» prosegue l’avvocato Miraglia. «E ancora una volta, invece di chiedere scusa, invece di intervenire a sistemare le cose, i “servizi” con un atto di forza si sono vendicati, punendola con quanto di peggio si possa fare a una madre: strapparle i propri figli».

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