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Il naufragio della Concordia, ecco com'e' andata

Venerdi' 13 gennaio verso le 20.15 il comandante Schettino si reca al 'Club Concordia', il ristorante più esclusivo della nave. Assieme a lui ci sono altri ufficiali e la misteriosa ragazza moldava, Domnica Cemortan. Il comandante nega di aver bevuto vino quella sera, ma ci sono crocieristi dei tavoli vicini che dicono l'opposto, confermando che […]

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Venerdi' 13 gennaio verso le 20.15 il comandante Schettino si reca al 'Club Concordia', il ristorante più esclusivo della nave. Assieme a lui ci sono altri ufficiali e la misteriosa ragazza moldava, Domnica Cemortan. Il comandante nega di aver bevuto vino quella sera, ma ci sono crocieristi dei tavoli vicini che dicono l'opposto, confermando che la bella 25enne moldava era conosciuta e in confidenza con tutti al tavolo e che il clima era molto amichevole. Su Domnica Cemortan ci saranno ancora cose che andranno chiarite, ad esempio: se la sua presenza era 'regolare' perchè Schettino mente dicendo che e' salpata con il marito?

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Resta, inoltre, in sospeso l'interrogativo sulla lucidità  del comandante quella sera finche' non arriveranno i risultati degli esami tossicologici disposti dalla Procura per vedere se il comandante potesse aver assunto alcol o stupefacenti. Va detto, comunque, che Schettino si e' offerto liberamente di sottoporsi ai test affermando che non aveva nulla da nascondere.

Verso le 21.30 Schettino con i suoi ospiti risale in plancia. E' vero che Domnica Cemortan non si trova tuttavia in plancia al momento del disastro, perchè si è accomodata nel salottino annesso. Al posto di comando Schettino, altri ufficiali e il maitre Tievoli perchè il comandante voleva fargli vedere il famoso 'saluto'.

Tievoli telefona all'ex comandante Mario Palombo, nome ritenuto eroico e storico dell'isola, preannunciando con Schettino che avrebbero fatto il famoso 'inchino'. Il comandante ora in pensione raccomanda prudenza e Schettino lo rassicura dichiarando di 'avere acqua', perchè ritiene di avere circa 200 metri di distanza dagli scogli.

Si tratta invece di un'errata valutazione. Schettino si accorge improvvisamente che l'acqua davanti a lui 'schiumava', segno inconfondibile della presenza di uno scoglio. A quel punto tenta la manovra della disperazione: vira tutto a dritta ordinando 'macchine indietro'.

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La Costa Concordia è un 'bestione' di oltre 150.000 tonnellate di stazza, non può rispondere repentinamente ai comandi e uno scoglio, quello piu' esterno, entra di fianco sinistro proprio all'altezza della sala macchine che si allaga immediatamente.
E' il primo boato con urto forte che sconquassa i piani superiori dei passeggeri. Immediatamente l'aqua raggiunge i quadri elettrici e va via la luce nella nave. Restano illuminati solo i corridoi e altri percorsi che attingono l'energia da un altro circuito.

L'inerzia della forza motori spinge ancora la nave che 'sfila' costeggiando l'Isola del Giglio, pur avendo ripreso leggermente il largo. Poi, appena l'inerzia scema diventa attiva l'ultima manovra impartita da Schettino con le 'macchine indietro tutta' e la nave compie una brusca ' inversione a U' sul suo lato destro. E' l'ultima operazione attiva che riesce della governabilita' della nave. Da quel momento la Costa Concordia, come un gigantesco animale senza vita, segue inerte la corrente che la spinge dolcemente di nuovo verso gli scogli dell'isola. Il mare sospinge la Concordia fino a farla appoggiare inclinata sugli scogli con il lato che ha urtato, cioè il sinistro, che resta esposto a vista nel suo lato esterno ancora in superficie. La nave senza vita, da quel momento a tutt'oggi, per un atroce scherzo beffardo del destino, si appoggia di lato mostrando al mondo proprio la ferita che l'ha abbattuta.

Schettino al momento dell'urto mandà  giù, nei locali allagati, il comandante in seconda a controllare i danni. L'ufficiale deve invece riguadagnare immediatamente l'altezza dell'ultimo piano dove si trova il comando perchè sotto è tutto compromesso e controllare ulteriormente vuol dire mettere a repentaglio la sua stessa vita. Quindi risale e riferisce a Schettino che fa partire la prima telefonata.

Il comandante chiama allora il responsabile dell' Unità  di Crisi Costa dicendo: “Ho fatto un guaio, siamo passati sotto il Giglio e abbiamo toccato, ti dico tutta la verità …”. Al momento, non si sa bene da parte di chi, c'è ancora una sottovalutazione del danno, tanto che vengono chiesti rimorchiatori per trainare la nave e la compagnia cerca nell'isola una ditta con carpentieri subacquei convinta di poter riparare la falla.
E' il momento in cui ai passeggeri viene detto che si tratta un guasto all'impianto elettrico, di tornare nelle cabine, che non c'è nulla da preoccuparsi.

Il comandante in pensione Mario Palombo che ha seguito da terra il disastro in tempo reale telefona ai vertici della compagnia dando l'allarme. In quel momento, sono circa le 22, alla Costa sanno che non c'è più nulla di 'riparabile'. La Capitaneria di Porto interviene e si mette in contatto via radio con la nave. Non si sa chi parli ma le risposte dalla Concordia sono fuorvianti: “Non abbiamo bisogno di intervento, abbiamo solo un guasto al sistema elettrico”.
E' il momento in cui una passeggera telefona ai carabinieri: “Veniteci a salvare. Siamo al buio, in pericolo e non ci vogliono dire”.

Alla prima telefonata di Schettino ne seguono un'altra decina con aggiornamenti sulla situazione ed eventuali ipotesi di risoluzione ma mai, finora, nessuno ha dato ordine di abbandonare la nave. Schettino racconta di non aver voluto diffondere il panico. Ai passeggeri viene ancora ripetuto che non c'è nessun problema.

L'ordine di abbandonare la nave viene dato solo un'ora e un quarto dopo, sembra da un altro ufficiale. Il comandante Schettino scende sugli scogli per “..meglio dirigere le operazioni da lì..”.

[21/01/2012]

paolo pradolin
[redazione@lavocedivenezia.it]

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