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Tra le 15:34 e le 18:37 del 19 settembre 2007 il profilo genetico isolato sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi cambiò improvvisamente da «parziale» e non attribuibile a un tracciato a un profilo «perfetto» corrispondente al Dna di Chiara Poggi. È su questa finestra temporale che la Procura di Pavia ha concentrato nuovi accertamenti, sollevando dubbi sulla genuinità dei campioni e sulla modalità delle analisi.
Negli interrogatori ora agli atti emergono l’ipotesi e le ragioni che hanno spinto gli inquirenti ad approfondire: secondo quanto ricostruito dall’aggiunto Stefano Civardi e riportato nei verbali, l’ex capitano del Ris Alberto Marino ha ventilato l’eventualità di uno scambio di campionamenti tra la provetta contenente il reperto prelevato dal pedale e quella relativa al cucchiaino usato dalla vittima a colazione.
I magistrati sottolineano la stranezza della scelta del cucchiaino come materiale di confronto. L’autopsia di Chiara Poggi era stata eseguita prima del prelievo del cucchiaino e, già dal 4 settembre, gli inquirenti disponevano di un profilo genetico certo ricavato dal sangue della vittima. Per i pm sarebbe stato quindi più lineare utilizzare quel campione per eventuali riscontri, anziché il cucchiaino, su cui tra l’altro – sempre secondo il verbale – il tracciato risultava di scarsa qualità.
Un ulteriore elemento che alimenta perplessità riguarda le quantificazioni: la provetta dei pedali e quella del cucchiaino recavano la stessa misura di concentrazione, espressa in centesimi di nanogrammi per microlitro. I consulenti hanno riferito di non aver trovato spiegazioni tecniche alla coincidenza, osservando inoltre che la quantificazione relativa al cucchiaino non sarebbe documentata negli atti in modo coerente.
Nel registro elettronico del laboratorio, l’esito positivo con data e ora delle 18:37 non risulta annotato dal capitano Marino, ma da un utente identificato con la sigla «Port», verosimilmente riferibile all’ex componente del Ris Portera. Questo dettaglio, unito al fatto che una annotazione successiva non è stata riprodotta dallo stesso Marino, ha indotto il pubblico ministero a richiamare il «metodo scientifico del dubbio».
I magistrati hanno preso nota anche dei ritardi nella comunicazione dei risultati. Pur essendo l’esito positivo datato 19 settembre, la notizia venne formalmente trasmessa alla magistratura soltanto cinque giorni dopo, il 24, e nel frattempo sarebbero state effettuate due «corse nulle» d’analisi non depositate agli atti né messe a disposizione delle parti. Il mancato tempestivo inserimento dei referti e l’assenza nei fascicoli di alcune prove tecniche aumentano la complessità della ricostruzione.
Davanti agli inquirenti Marino ha ammesso di aver riferito «presumibilmente» il risultato positivo del 19 settembre al proprio superiore, l’allora comandante del Ris Luciano Garofano. Ha inoltre precisato che, pur essendo stato nominato come consulente dalla pm Rosa Muscio, le sue operazioni si svolgevano nell’ambito della delega affidata all’intero reparto scientifico dell’Arma.
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