Miriam De Giovanni, perché è morta? L’operato dei medici alla luce dell’autopsia

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Miriam De Giovanni come morta colpa medici

Miriam De Giovanni era una ragazza sana. Giovane. Sportiva. Priva di “vizi” che possano pregiudicare lo stato di salute di una ragazza di quella età, come quelli legati a stili di vita deleteri.

La morte di Miriam è una tragedia avvolta da un velo di mistero che nell’opinione pubblica ha provocato facilmente rabbia. Rabbia per una giovane vita spezzata senza colpe, e rabbia per gli interrogativi che spontaneamente emergono sull’operato dei medici dell’Ospedale Civile di Venezia.

Ma ora che si è svolta l’autopsia sul corpo della giovane, è possibile fare il punto della vicenda?
Vogliamo provarci, rimarcando che eventuali informazioni rivelate non infrangono alcun segreto istruttorio in quanto non risulta, al momento, che vi sia un’indagine in corso né tantomeno che vi siano indagati.

L’autopsia.

L’autopsia non è stata di “marca” giudiziaria. Non è uno di quei casi in cui la Procura nomina un medico legale con incarico tecnico perché il decesso è sospettato contenere implicazioni in cui si configura un reato. L’accertamento autoptico è stato svolto con incarico e con medici della Ulss al fine di determinare l’esatta causa di morte, come sempre avviene nei casi di decesso improvviso di persona giovane.

Miriam è deceduta per arresto cardiaco. Secondo indiscrezioni raccolte, il meccanismo meccanico del decesso è stato effettivamente dovuto ad un evento cardiaco, ma l’autopsia avrebbe rivelato che esso sarebbe stato originato da un quadro gravemente compromesso da embolia polmonare.

Una embolia polmonare (dove si formano coaguli di sangue che provocano ostruzioni alle arterie) avrebbe portato a tromboembolia, ed infine, quello che è conosciuto banalmente come un trombo si sarebbe staccato arrivando ad occludere un ventricolo del cuore. Da qui la grave situazione cardiaca.

Dovendo ribadire che quanto qui riportato deriva da indiscrezioni raccolte, non ufficialmente confermate ancora da alcun soggetto coinvolto nella vicenda, occorre ricordare anche che per avere riscontri definitivi dagli esami di laboratorio – che sono quelli che sgombrano il campo definitivamente – sono necessari diversi giorni in un esame autoptico.

La morte si poteva prevedere?

L’embolia polmonare potrebbe essere o diventare l’incubo per qualsiasi medico. Recita il ‘Manuale di MSD’: “I sintomi e i segni dell’embolia polmonare sono aspecifici, la malattia può essere sovrastimata o sottostimata, in particolare negli anziani. Nei pazienti affetti da malattie cardiache e respiratorie, il rischio di misconoscere questa condizione è particolarmente elevato”.
La malattia non ha sintomi specifici e spesso si nasconde dietro a manifestazioni tipiche di altre patologie: affaticamento e spossatezza, difficoltà respiratorie, febbre, ad esempio, come in una polmonite.

Il Pronto Soccorso: gli accertamenti di tre giorni prima.

Molte reazioni si sono orientate incautamente verso ipotetiche responsabilità di negligenze mediche che, obiettivamente, non paiono esserci state.

Miriam è morta mercoledì scorso quando improvvisamente le sue condizioni sono precipitate, ma quando si è recata al pronto soccorso tre giorni prima i sanitari avrebbero dovuto o potuto prevederlo?

Il medico che ha preso in cura la giovane è noto per essere scrupoloso e diligente. Ha alle spalle un percorso di grande esperienza ed ha lavorato in sale di pronto soccorso ben più impegnative di quelle di Venezia. Non è mai stato coinvolto in casi di malasanità. E’ fuori da ogni dubbio che se avesse avuto un qualsiasi sospetto diverso da quanto diagnosticato non avrebbe fatto uscire la ragazza dall’ospedale.

L’embolia polmonare, in un quadro di sintomi appena descritti, è frequentemente associabile alle persone da 60-65 anni in su, ma si tratterebbe di un evento significativamente raro in giovane età.

Il medico in servizio al pronto soccorso di Venezia, secondo quanto trapelato, avrebbe seguito scrupolosamente tutto l’iter degli accertamenti previsti dal protocollo medico per la situazione che si trovava davanti. Non bastasse, ha anche chiesto la consulenza di uno specialista infettivologo per escludere eventuali altre patologie legate a malattie infettive. Uno scrupolo ulteriore, se vogliamo.

Infine, avrebbe trattenuto in osservazione la giovane per il periodo massimo consentito dai piani istituiti dalla Regione (non oltre quattro ore per osservazione, non oltre le ventiquattro per l’O.B.I., Osservazione Breve Intensiva).

Semmai, quindi, se qualcosa andrebbe messo in discussione, si potrebbe parlare proprio di questi protocolli predisposti e applicati della Regione del Veneto che obbligano il medico a dimettere per non superare le ore di osservazione previste in pronto soccorso, anche se in presenza di quadri clinici che potrebbero essere o diventare complicati. E magari prevedere il ricovero, avendo posti letto sufficienti.

Mercoledì alle ore 11 nella Sala Laica del Cimitero di San Michele di Venezia si terrà l’estremo saluto a Miriam.
Dalle ore 9 alle ore 10.30 sarà invece possibile salutarla presso l’Ospedale Civile di Venezia.

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